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Aria inquinata, l'Ue punta l'Italia. E ora anche la Sicilia rischia grosso
di Rosario Battiato

La Commissione ha inviato parere motivato per sforamento limiti Pm10. Passo successivo Corte di giustizia. Sicilia nel mirino pure per l’azoto. Il Piano di tutela proverà ad evitare le sanzioni

Tags: Inquinamento, Sicilia, Ue, Pm10



PALERMO – C’è anche la Sicilia nel secondo stadio della procedura d’infrazione comunitaria che riguarda l’Italia in relazione al superamento dei limiti giornalieri delle emissioni nocive di particolato Pm10. 

Soltanto un paio di giorni fa, la Commissione europea ha inviato all’Italia un “parere motivato” per il superamento dei limiti giornalieri delle emissioni nocive di particolato in ben 30 zone di rilevamento. Coinvolte le aree urbane delle regioni Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. Superati, inoltre, anche i limiti annuali nelle aree di Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, Torino, Valle del Sacco (Lazio) e due altre zone nella pianura lombarda.


Per l’Italia c’è la necessità di agire in tempi brevissimi (due mesi) per convincere l’Ue che si sta lavorando nella giusta direzione, cioè nell’ottica di un contenimento delle emissioni tramite i piani di miglioramento della qualità dell’aria, altrimenti si potrebbe  passare al ricorso alla Corte europea di Giustizia e quindi intravedere l’ombra delle sanzioni. La nota della Commissione sottolinea che “le misure legislative e amministrative prese dall’Italia finora si sono dimostrate insufficienti ad affrontare il problema”.

Il ministro Galletti ha sottolineato che si illustrerà alla Commissione Europea “tutto ciò che il nostro Paese sta facendo” e che ci sono “in atto interventi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici privati e pubblici e quindi per ridurre le emissioni civili, interventi per la mobilità sostenibile pubblica e privata, in particolare elettrica e ciclabile”.

Per trovare delle soluzioni e arginare la pressione dell’Ue, anche la Regione si è recentemente occupata del suo piano regionale di tutela della qualità dell’aria. Una storia tormentata, durata diversi anni, che proprio alla fine di febbraio ha visto la deliberazione dell’apprezzamento della giunta per il prezioso strumento, considerato necessario proprio per convincere Bruxelles a rivedere la procedura nella porzione isolana. Il piano, strutturato nell’ottica dell’attuazione della direttiva 2008/50/CE, ha avuto una netta spinta in seguito alla nota dell’assessore Croce nella quale si precisava “la perdurante inerzia del dipartimento regionale dell’Ambiente” e che per questo motivo con la nota prot. n. 780/Gab. Del 12/2/2015 aveva “provveduto alla nomina di commissario ad acta”. Nel corso di questi due anni è stata l’Arpa a condurre in porto la redazione lo scorso 8 febbraio.

Nel percorso di avvicinamento al rischio sanzione, l’ultimo atto della Commissione è un passaggio importante. Facendo riferimento al Tfue (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), si rileva che l’articolo 258 fissa il primo atto della procedura con una “lettera di messa in mora” inviata dalla Commissione allo Stato membro. Successivamente, la Commissione può emettere un parere motivato e diffida lo Stato a porre rimedio entro un dato termine. Oltrepassata anche questa data (una statistica della Commissione spiega che, nel 95% dei casi, gli Stati si adeguano dopo questo passaggio) la Commissione può presentare ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia Ue, chiudendo di fatto la fase di pre-contenzioso. È quest’ultimo passaggio che rischia la Sicilia.

Il caso risale a circa un anno fa (la lettera di “messa in mora” era stata inviata nel giugno del 2016) e fa riferimento alla “cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente” in relazione al superamento dei valori limite di pm10. Sulla Sicilia incombe anche un’altra procedura in merito all’applicazione della “direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria ambiente ed in particolare obbligo di rispettare i livelli di biossido di azoto (NO2)”.

Articolo pubblicato il 29 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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