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Quotidiano di Sicilia

Avviso 8 fatto "senza criterio", enti in rivolta contro la Regione
di Michele Giuliano

Il bando emanato non tiene conto della distribuzione geografica equa: alcune province scoperte. Presa di posizione di Federformazione: dubbi per la premialità delle aree interne

Tags: Formazione, Avviso 8, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Ormai, quando si parla dell’Avviso 8, la polemica non può non esplodere. Il bando che dovrebbe finalmente permettere lo svolgimento dei corsi di formazione professionale su tutto il territorio siciliano, fermi ormai da parecchi mesi, è continuamente nell’occhio del ciclone.

Ultimi, ma non lo resteranno probabilmente per molto, i rappresentanti di Federformazione Sicilia (associazione che riunisce numerosi enti di formazione siciliani, ndr) che, dopo aver seguito negli ultimi mesi con grande attenzione gli sviluppi della procedura di selezione degli enti ammessi a finanziamento, ne hanno rilevato le diverse criticità.

Un bando importante, vitale per l’intero comparto della formazione professionale, che conta al momento oltre 8 mila operatori, in attesa di poter rientrare a lavoro. Il primo problema rilevato da Federformazione è la mancanza di un criterio che tenga conto del reale fabbisogno formativo delle singole province, in relazione al reale tasso di disoccupazione localmente rilevato. La mancanza di tale elemento di discrimine degli ambiti territoriali potrebbe, ad esempio, concentrare le risorse solo su alcuni ambiti provinciali e lasciandone scoperte altre. “L’avere peraltro attribuito una premialità in termini di punteggio per i corsi realizzati nelle aree interne – scrive Fabio Virdì, rappresentante di Federformazione - in assenza di una predeterminazione del limite massimo dei corsi da potere realizzare nei suddetti territori, ha di fatto indotto alcuni tra gli enti concorrenti a dichiarare tale requisito all’ovvio fine di acquisire un maggiore punteggio”.

Ma il territorio non presenta una popolazione giovanile talmente numerosa da permettere di coprire i corsi dichiarati, e ciò avrebbe dovuto essere preventivato, verificando l’effettivo fabbisogno formativo di territori.

Insomma, 136 milioni di finanziamento sono pochi, rispetto al fabbisogno del settore, che ne richiede ogni anno almeno il doppio, e la corsa ai fondi diventa primaria, e non sempre il comportamento tenuto dagli enti è corretto, ma si cercano tutte le scappatoie possibili per acquisire quei decimi di punto che possono fare la differenza tra l’essere dentro o fuori la graduatoria. Federformazione Sicilia ha quindi manifestato la propria volontà di richiedere a breve all’amministrazione regionale documentati chiarimenti in ordine alla ripartizione delle risorse su tutto il territorio siciliano, per singoli ambiti provinciali, in relazione al fabbisogno formativo registrato ed al relativo tasso di disoccupazione, al fine di tutelare i diritti dei propri enti associati.

Prima dell’Avviso 8 l’ultimo bando utile finalizzato al finanziamento della formazione professionale per giovani disoccupati è stato l’avviso 20/2011, indetto dal Governo Lombardo, che avrebbe dovuto svolgersi su 3 annualità. Per questioni amministrative la seconda e la terza sono poi state ridenominate “Piano Giovani”, con fondi provenienti per intero dall’Unione Europea.

“Gli assessori alla formazione professionale che da quel momento si sono succeduti - afferma Virdì - non sono riusciti a produrre un avviso utile a finanziare la formazione professionale nell’isola in modo aderente ai fabbisogni formativi legati alla crisi occupazionale registrata negli ultimi anni”.

L’ultimo assessore, oltre ad aver revocato ben due avvisi prima di questo, “ha provveduto altresì a invalidare un bando relativo alle procedure di accreditamento degli enti di formazione, determinando – conclude Virdì - di fatto, un arresto dell’attività formativa di nuove figure professionali”.

Articolo pubblicato il 29 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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