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Quotidiano di Sicilia

Sicilia a pezzi respinge i turisti
di Rosario Battiato

Rete ferroviaria inesistente, autostrade incompiute e 707 frane in 6.714 km (su 11.377) di strade provinciali dal 2002. Venere di Morgantina, Villa del Casale, Cretto di Burri raggiungibili solo con gymkane

Tags: Turismo, Sicilia, Infrastrutture



PALERMO - Nell’Isola delle meraviglie anche il viaggio diventa un’avventura. Non è lo slogan per lanciare l’imminente stagione estiva, ma lo specchio impietoso di un sistema infrastrutturale da ricucire, nella migliore delle ipotesi, o da completare. Nelle settimane che anticipano il G7 di Taormina, risaltano ancora di più le criticità viarie per raggiungere alcuni dei siti turistici nelle zone  dimenticate dell’Isola. I siti online dei principali monumenti dell’Isola presentano percorsi alternativi, ma ci sono sempre pezzi mancanti nel sistema stradale e autostradale dell’Isola che di fatto obbligano i turisti a percorsi non sempre agevoli. È il caso, per citare gli esempi più famosi, della Venere di Morgantina ad Aidone, della Villa del Casale a Piazza Armerina, del cretto di Burri nella vecchia Gibellina, che negli ultimi anni sono stati al centro delle denunce di “isolamento” da parte degli addetti ai lavori.

Ma le criticità potrebbero estendersi anche ad altri siti di interesse turistico nell’agrigentino, nel nisseno e nel trapanese.
I filoni di criticità sono sostanzialmente due: dissesto e incompiute. Per il primo prendiamo come riferimento i contenuti del “Piano regionale di protezione civile: la vulnerabilità delle infrastrutture stradali ai fenomeni di dissesto idrogeologico”. Sono stati registrati 9.223 fenomeni franosi tra il 2002 e il 2016 che hanno coinvolto 707 tratti censiti (su un totale di 3.786 mappati) di strade provinciali (6.714 km su 11.377) e altri 3.252 km di strade statali. Circa 3.500 km di strade secondarie dell’Isola, secondo uno studio della Regione di un paio di anni fa, si trovano complessivamente in dissesto o hanno gravi difficoltà. Nei giorni scorsi è arrivata la notizia dello sblocco di 90 milioni di euro per le ex strade provinciali chiuse o limitate al traffico nell’ambito dell’Apq tra Regione, Anas ministero delle Infrastrutture e Agenzia per la Coesione territoriale. Somme da aggiungere ai 136 milioni di euro previsti e finanziati dal Patto per il Sud, anche se la Regione aveva stimato in circa 2 miliardi il costo per rimetterle in sesto.

Alle strade aggredite dal rischio idrogeologico si associano le incompiutezze relative al sistema autostradale regionale, attualmente suddiviso tra il Consorzio autostrade siciliane, in quanto concessionario, e l’Anas. In attesa di capire fino in fondo come si evolverà la fusione tra i due enti, che dovrebbe consentire l’avvio di una newco in grado di investire sull’intero corpo autostradale isolano, le rete dell’Isola resta ancora a pezzi. Bisognerà andare oltre il 2025 per vedere il completamento della Siracusa-Gela (serve ancora un miliardo per completarla), e si tratta di una delle più grandi incompiute dell’Isola, il cui progetto originale venne addirittura realizzato verso la fine degli anni Sessanta. A distanza di quasi mezzo secolo, l’itinerario è stato cambiato più volte, anche per evitare le aree archeologiche, ma bisognerà ancora attendere il 2018 per chiudere il tratto fino a Scicli e quindi a Ragusa (lotti 9, 10 e 11), dal momento che il Consorzio ha già definito la progettazione preliminare. Gli altri 5 lotti, passando da Santa Croce Camerina, Comiso, Vittoria, Dirillo e Gela, dovrebbero permettere di chiudere la cintura orientale dell’Isola. Per l’itinerario Nord-Sud (adeguamento del tracciato S. Stefano di Camastra-Gela) c’è attualmente il cartello “lavori in corso” con previsione di conclusione oltre il 2020, anche se mancano ancora 837,7 milioni di euro.

Alla fine di aprile è arrivata un’accelerazione su un’altra eterna attesa: l’autostrada Ragusa-Catania ha ricevuto il via libera da parte del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti alle procedure di espropriazione per pubblica utilità delle aree che saranno attraversate dal nuovo tracciato che prevede “la realizzazione del collegamento autostradale con ammodernamento a quattro corsie” per uno sviluppo di 68,6 km.

Per avere un’idea del lavoro che c’è da fare, potrebbe essere sufficiente controllare l’accordo di programma quadro rafforzato tra Regione e Anas che prevede circa 480 milioni per la ss115 Trapani-Mazara del Vallo, la ss284 Adrano-Bronte e la ss117bis Licodia Eubea-A19, e anche per l’itinerario Palermo-Agrigento SS189-SS121 e Agrigento-Caltanissetta-A19, oltre a tre lotti della SS 117 Itinerario Nord-Sud.
 

 
L’alternativa alla strada? Non è il “nostro” treno
 
PALERMO – La mobilità su strada non sarà l’unica possibilità per muoversi nell’Isola, ma per siciliani e turisti non cambia poi moltissimo, soprattutto se l’alternativa si chiama treno. Nell’ultimo report Pendolaria di Legambiente è impietoso il giudizio sulla linea che collega Messina a Siracusa, passando per Catania. “Su questa linea la velocità media è di 64 kmh e negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti addirittura del 41% e viaggiano meno veloci che in passato” Si tratta di “180 km di linea che collega tre grandi città siciliane, capoluoghi di Provincia, località turistiche e porti, il più importante aeroporto del Mezzogiorno e di una linea che collega molti importanti centri costieri”.
In diminuzione anche i servizi a disposizione. Tra il 2010 e il 2016 la Sicilia ha visto il taglio del 12,1% delle sue corse, fermandosi a quota 429 tra Trenitalia (377) e Circumetnea (52).
Per una regione così estesa, la più grande d’Italia, è un dato veramente minimo, un terzo di quello campano (1.288) e la metà di quello pugliese (905), di quello toscano (851) e di quello veneto (842). Restano lontani anni luce i numeri record della Lombardia (2.300) che vale cinque volte il dato isolano. Numeri che si collegano direttamente ai viaggiatori giornalieri che nell’Isola che realizzano un dato medio tra i più bassi d’Italia (assieme a Sardegna e Calabria). Per l’associazione del Cigno la spiegazione è molto semplice: “i viaggiatori in treno sono pochi perché sempre meno sono i treni”.
 

 
I turisti cambiano strada e scelgono altre regioni
 
PALERMO – Una ricchezza sprecata e irraggiungibile. I numeri dello stato di salute e dell’attrattività del patrimonio culturale statale e non statale sono stati diffusi dall’Istat nei giorni scorsi in uno degli aggiornamenti relativi agli Indicatori territoriali per le politiche di sviluppo.
A determinarne la dimensione è l’indice di domanda culturale del patrimonio statale e non statale che misura il numero di visitatori negli istituti di antichità e d’arte per istituto. Il dato siciliano è preoccupante per due motivi differenti che si riferiscono alla tendenza generale e al confronto con le altre regioni.
Tra il 2011 e il 2015, l’Isola ha visto passare il dato medio di affluenza nei suoi musei da 22 mila a 20 mila, circa 2 mila in meno rispetto al dato medio nazionale. Il dato siciliano è il settimo tra le regioni d’Italia, battuto dal Lazio con 70 mila e in netta ascesa rispetto al 2011 (+ 4 mila), ma anche dalla Campania con 46 mila (balzo in avanti di circa diecimila rispetto all’ultima rilevazione) e dalla Toscana con oltre 41 mila. Meglio dell’Isola riescono a fare anche il Veneto (28 mila) e la Lombardia (poco meno di 22 mila). A fare peggio di tutti sono le Marche che, giustificate anche dall’esiguità del proprio patrimonio museale rispetto ad altre regioni, si fermano tra 5 e 6 mila.
Numeri preoccupanti per un fenomeno che sarà causato da diverse componenti, ma che proprio nell’aspetto relativo ai trasporti continua a vedere un fattore di criticità difficilmente risolvibile in tempi brevi. Forse i nuovi investimenti riusciranno a invertire la tendenza, ma non c’è più tempo da perdere.

Articolo pubblicato il 06 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La Villa del Casale a Piazza Armerina
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Cretto di Burri nell'antica Gibellina
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