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Giovani senza lavoro: la Sicilia conferma tutti i suoi record
di Michele Giuliano

Elaborazione Istat: a casa quasi quattro giovani su dieci tra i 15 ed i 29 anni, emergenza neet. Piove sul bagnato: 75 mila neolaureati lasciano l'Isola in cerca di un’occupazione

Tags: Giovani, Lavoro, Neet



PALERMO - I giovani siciliani non riescono a trovare una strada lavorativa nella propria terra. Partire sembra l’unico modo, doloroso e drammatico, per costruirsi un futuro dignitoso. Se in Italia un giovane su quattro non lavora e non studia, e il dato è già di per sé desolante, in Sicilia la percentuale sale addirittura al 39,5 per cento: poco meno della metà della popolazione tra i 15 e i 29 anni non lavora e non studia.

Pessimi i dati in generale per tutto il Mezzogiorno. Al secondo posto la Campania con il 36,2 per cento, seguita dalla Calabria con il 35,8. Ancora, la Puglia, la Sardegna, la Basilicata e il Molise, tutte al di sopra del 30 per cento. Un baratro nero, se si pensa che in Europa ci sono regioni come i Paesi Bassi dove lo stesso tasso scende di quasi 20 punti.

“La Sicilia ha bisogno di interventi strutturali che facciano ripartire l’economia reale mettendo al centro il tema del lavoro”. Questa la preoccupazione dei sindacati, nelle parole della segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, che è intervenuta al XII congresso regionale del sindacato in Sicilia. “Il rilancio passa dal futuro dei giovani laureati che sono costretti dal Sud ad andare all’estero - ha detto -. Questa regione ne ha contati addirittura 75mila in fuga: questo significa perdere il futuro, per questa regione e per il resto del Paese”.
Gli strumenti di accompagnamento verso l’occupazione già adottati, come l’alternanza scuola-lavoro, non sono sufficienti “se prima non si creano i posti di lavoro attraverso la crescita e lo sviluppo”, ha detto ancora Furlan. Posti di lavoro che mancano sia per i giovani che non hanno ancora avut esperienza, sia per gli adulti che perdono il lavoro e concludono il percorso degli ammortizzatori sociali senza trovarne un altro, la cosiddetta disoccupazione di ritorno.

“Servono interventi per le infrastrutture materiali e immateriali, che sono fondamentali” aggiunte la segretaria della Cisl che denuncia anche “il dramma di una classe dirigente a volte incapace nel gestire i fondi comunitari. Il loro utilizzo è fondamentale per la crescita, lo sviluppo e per la coesione sociale”.

Il deputato nazionale di Mpd, Movimento Democratico e Progressista, Pippo Zappulla, ha chiesto al riguardo con urgenza un piano straordinario nazionale e concertato con la Sicilia per il lavoro, lo sviluppo e il Sud. “A dispetto di tutte le dichiarazioni più o meno rassicuranti e ottimistiche – afferma Zappulla – i dati reali che Eurostat ha consegnato testimoniano che la Sicilia è tra le 5 regioni di Europa con la più alta percentuale di disoccupazione generale, mentre è davvero drammatico il tasso di disoccupazione giovanile. In questa graduatoria della disperazione la Sicilia si trova al quarto posto dopo due regioni spagnole e la Calabria”.

La proposta del Mdp è quella di un grande piano per il lavoro concentrando gli investimenti (almeno il 45 per cento nel Sud) sulle infrastrutture, sulla tutela del territorio, sulla riqualificazione dei centri storici e delle periferie, sulla riconversione ecosostenibile di parte del patrimonio industriale, sul risanamento e bonifica. “Questo – conclude Zappulla – vale a maggior ragione per la Sicilia e per la provincia di Siracusa dove per troppo tempo le grida di sofferenza del sindacato e delle forze imprenditoriali sono rimaste inascoltate. Alla classe dirigente più avveduta il compiuto di prendere in mano lo sviluppo e il lavoro. Per quanto ci riguarda e mi riguarda, lo farò e lo faremo con più forza e incisività in sintonia con le forze sociali”.

Articolo pubblicato il 11 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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