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Quotidiano di Sicilia

Rischio idrogeologico, dal Governo 29 miliardi di euro contro il dissesto
di Rosario Battiato

Il piano #Italiasicura: in Sicilia già finanziati 542 interventi, ma meno della metà sono conclusi. Galletti: “I presidenti delle Regioni possono far partire i lavori in 30 giorni”

Tags: Dissesto Idrogeologico, Sicilia, #italiasicura



PALERMO – Due decenni per vedere l’Italia in sicurezza. È l’obiettivo del piano nazionale da oltre 10 mila opere per 29 miliardi di euro che è stato presentato nei giorni scorsi da Italiasicura, la struttura di missione creata tre anni fa presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per programmare gli interventi anti-dissesto. In Sicilia ci sono attualmente 141 cantieri attivi per un importo complessivo da 210 milioni di euro, ma se ne attendono molti altri.

Per mettere in piedi questo programma così ambizioso sono stati raccolti tutti gli interventi considerati prioritari ed è stato fatto il punto della situazione per attivarli. Attualmente soltanto 1.300 (praticamente uno su 10) hanno i cantieri già aperti, per tutti gli altri non c’è una progettazione esecutiva. Serviranno 29 miliardi di euro che il governo conta di recuperare in vari modi. Intanto ce ne sono già 13 disponibili che arrivano dalle Regioni (3) e dallo Stato tramite il recupero dei fondi non spesi. La media di spesa è stata calcolata in circa 2 miliardi all’anno. Al ministero dell’Ambiente è stato inoltre costituito un fondo da 100 milioni a disposizione degli Enti locali per l’avvio delle opere di messa in sicurezza sul proprio territorio.

Il quadro regionale degli interventi presente nel database di Italiasicura ha assegnato alla Regione siciliana 542 interventi per 723 milioni di euro (dato record a livello nazionale), ma meno della metà sono quelli considerati conclusi (298 milioni). Dei circa 1.300 con cantieri attivi in tutta Italia, ne troviamo 141 nell’Isola per un importo da 210 milioni di euro. Altri 214 milioni di euro riguardano 139 interventi finanziati nell’Isola, ma ancora senza cantieri operativi.

Operare in tempi stretti è comunque necessario. De Angelis ha ricordato che l’Italia è un Paese estremamente fragile che vede “l’11% del territorio nazionale a rischio frane e alluvioni” con circa 11 milioni di italiani coinvolti e una “una situazione nazionale abbastanza preoccupante”.

La situazione non è migliore nell’Isola, che è nel mirino della pericolosità idraulica e da frane
. Per la prima delle due, il livello più elevato di rischio coinvolge 258 kmq (1% del territorio regionale), ma anche 42 scuole e 56 beni culturali. In quell’area vivono oltre 20 mila persone. Ben più elevate le criticità che riguardano gli altri due livelli del rischio (più bassi) che coinvolgono complessivamente 847 km2, più di cento scuole, 120 beni culturali e oltre 60 mila persone. Anche la pericolosità da frane non è da sottovalutare.

Nei cinque livelli di rischio, che coinvolgono complessivamente 1.400 km2, oltre 5 mila imprese, 662 beni culturali e circa 100 mila persone, la fascia più pericolosa (“pericolosità da frana molto elevata”) ha nel mirino oltre 25 mila siciliani, un migliaio di imprese e 265 beni culturali.

Adesso tocca alla macchina amministrativa
a tutti i livelli, dai comuni alle regioni. Il ministro Galletti ha spiegato che “spesso i soldi ci sono, ma manca la volontà o la capacità amministrativa”.

La struttura di missione di Palazzo Chigi, infatti, ha messo in campo un programma che non è soltanto legato alla raccolta delle risorse economiche, ma che punta direttamente al cuore del problema, cioè alla governance.

Le regole sono semplici: “Con lo Sblocca Italia abbiamo reso i presidenti delle Regioni commissari straordinari per il dissesto: con un atto unico in 30 giorni possono avviare i lavori, e se ci sono esigenze di incolumità pubblica, questi non possono essere bloccati. Con il Fondo da 100 milioni i Comuni non potranno più dire che non hanno i soldi per gli interventi”.

Articolo pubblicato il 12 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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