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Sicilia bio, primato senza fatturato
di Chiara Borz├Č

Mipaaf: nell’Isola il maggior numero di operatori (45% del totale italiano) e di superficie coltivata a biologico. Senza consorzi i prodotti non passano lo Stretto: solo 12 imprese guardano all’estero

Tags: Sicilia, Agricoltura, Biologico



Nel contesto italiano la Sicilia è regione regina del biologico, ma solo in alcuni aspetti.
Secondo l’ultimo rapporto “Bio in cifre” (anno 2016 e dati 2015), le cui stime sono elaborate dal Mipaaf, in Sicilia è presente il maggior numero di operatori bio, esattamente 11.326 pari al 17% in più rispetto la percentuale del 2014. Gli operatori siciliani costituiscono il 45 per cento del totale italiano. Questo è già un primato.

Secondo lo stesso rapporto, l’Isola è prima anche per quantità di ettari di superficie coltivata a regime biologico. Si contano oltre 303 mila ettari totali; in Puglia sono 177 mila; in Calabria 160 mila circa.

La Sicilia incide così per il 25,1 per cento su tutta la bio superficie presente in Italia. Ed inoltre, secondo le ultime stime diffuse dal Sinab, gli ettari coltivati a bio in Sicilia sembrano essere aumentati di 42 mila durante il 2015.

Scendiamo nel dettaglio dei prodotti coltivati specificatamente nelle bio superfici regionali. La Sicilia è leader nelle colture di: cereali (oltre 51mila ettari coltivati), colture foraggere (oltre 48 mila ettari coltivativi), vite (32.300 ettari coltivati) e olivo (27.893 ettari coltivati), ma se è vero che nessuno produce tanto quanto la Sicilia, è altrettanto vero che pur di fronte a quantità di produzioni inferiori sono altre le regioni che riescono ad assicurarsi un miglior piazzamento nel competitivo mercato della vendita dei prodotti bio e nell’export internazionale.

Purtroppo ci sono pochi dati aggiornati sull’export del biologico siciliano, sulla cosiddetta Bio Frontiera, ma una stima aggiornata è stata diffusa recentemente dal Crea Acireale (Ct) e riguarda l’agrumicoltura biologica. Il dato è positivo e vede il 70 per cento delle arance bio siciliane vendute all’estero, il 10 per cento viene trasformato, il 20 per viene commercializzato in Italia. Tornando ai dati Sinab notiamo come gli ettari adibiti ad “agrumi” siano poco meno di 19.500 ettari e la 5° coltura regionale, ma evidentemente tanto basta per piazzarsi bene con questo solo prodotto sul mercato internazionale.

Per capire quanto la Sicilia si indietro, in totale, nel comparto dell’export basta un confronto con la Lombardia, regione apparentemente meno vocata. A Milano e dintorni, dove la produzione di bio è nettamente più bassa, sono attivi 56 operatori dell’export mentre in Sicilia ne sono attivi appena 12 (dato 2015). La statistica lombarda è più che raddoppiata in un solo anno (2014-2015), quando erano presenti 35 operatori, la crescita è stata pari al 60 per cento. In Sicilia, come visto, tutto è rimasto uguale.
La commercializzazione dei prodotti bio siciliana è ferma ai mercati del contadino domenicali, come ci suggeriscono alcuni esperti del settore, nonostante la presenza in crescita anche delle aziende bio.

Secondo i dati diffusi dal Crea di Acireale all’inizio del 2017, nella regione esistono 1.859 aziende con una concentrazione più elevata nella zona sud orientale della Sicilia: provincia di Siracusa (771), Catania (365) e Messina (227).

Come può cambiare il trend negativo dell’export?
La risposta è scontata, ma inascoltata, partendo dall’associazione in cooperative delle aziende biologiche siciliane. L’associazionismo garantirebbe almeno due vantaggi: ridurre l’incertezza e rischi di mercato, rendere più competitivo il confronto tra marchi minori e gdo nella Bio Frontiera. La vendita di più prodotto biologico all’estero e nel mercato interno non può che apportare benefici, e non solo di tipo economico. Dare spazio al bio siciliano nelle tavole vorrebbe dire anche migliorare la vita del 60 per cento della popolazione maschile regionale, che secondo stime recenti è in stato di obesità e/o sovrappeso.
 

 
La grande distribuzione più aperta al biologico
 
CATANIA – L’export del biologico siciliano è ancora in divenire, ma la distribuzione rimane costante grazie all’interesse che in questi anni ha mostrato la Gdo.
“Uno dei problemi legati al mondo del biologico è proprio il commercio – ha evidenziato Giuseppe Timpanaro, docente del Diparimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente dell’Università di Catania – riguardo le stime è facile avere un’idea degli operatori, ma non dei volumi di export. Sappiamo però che un forte impulso alla commercializzazione del biologico si è avuto grazie all’interesse dimostrato dalle grandi catene di distribuzione; una presenza territoriale così diffusa ha intercettato una quantità di consumatori tale da spostare notevoli volumi di commercio del bio regionale”.
Ci sono altri fattori che hanno incrementato l’appeal verso questa produzione responsabile.
“Il comparto sta crescendo nonostante il momento di crisi; – ha dichiarato Timpanaro – ciò è dovuto alle scelte di acquisto legate al salutismo, che alla diminuzione dei prezzi del biologico rispetto al passato. Il comparto è cresciuto anche grazie a una politica di sostegno da parte dell’Unione Europea rivolta alla produzione: si è capito che buona parte della merce certificata finiva nei circuiti del mercato convenzionale, per questo l’Ue ha iniziato dei programmi a sostegno sia dell’educazione alimentare, che della comunicazione istituzionale, infine ha aperto a settori come quelli del bio vinicolo permettendo un vero e proprio boom. Nonostante questo – ha continuato il professore Giuseppe Timpanaro – il circuito dei consumi è rimasto strettamente locale, dove si fa comunque molta attenzione al prezzo d’acquisto salvo i casi di consumo critico. Le catane di grande distribuzione che prima avevano demonizzato il prodotto biologico, oggi lo sposano ed è grazie a questo circuito che i prodotti biologici ottengono un mercato leggermente più ampio rispetto a quello locale”.
 


Graduatoria “bando Bio” attesa dopo l’estate
 
CATANIA – In Sicilia non è ancora stata pubblicata la graduatoria del bando 2016 dedicato al biologico (misura 11), ma – hanno spiegato dall’Assessorato – entro giugno dovrebbe arrivare negli uffici della Regione la lista delle graduatorie provinciali.
Considerato il passaggio successivo, ovvero l’invio ad Agea per l’analisi delle pratiche e il ritorno della documentazione in Sicilia, la graduatoria ufficiale dovrebbe essere pubblicata almeno dopo l’estate.
Nel frattempo in assessorato si sta lavorando per liquidare le somme dovute alle aziende ammesse ai bandi degli anni precedenti. Per l’anno 2015 le erogazioni dovrebbero cominciare entro maggio, mentre rimane ancora un’incognita lo sblocco degli oltre 300 milioni di euro previsti nel bando 2012, bloccati dal Tar: nei primi mesi del 2017 l’assessore Cracolici aveva dichiarato risolta la situazione, ma non si sono viste erogazioni. I soldi sono attesi da circa 8 mila aziende, bloccati per il ricorso fatto e vinto da 50 aziende bio che avevano denunciato l’irregolarità della graduatoria stilata oltre 5 anni fa, per via dell’erronea stesura del testo fatta dall’assessorato. 
Visto l’andamento altalenante del sostegno economico al comportato, al momento rimangono una promessa i 2 milioni di euro annunciati il 13 marzo dallo stesso assessore Antonello Cracolici quale investimento aggiuntivo ai 13 milioni previsti per l’Ocm Vino: “L’obiettivo è quello di rafforzare la capacità d’imbottigliamento, commercializzazione ed export del settore, per promuovere la chiusura della filiera produttiva e far crescere la redditività dei vigneti – ha detto Cracolici –. La vera sfida per il futuro è rappresenta dalla valorizzazione dei nostri vitigni autoctoni come Grillo e Nero d’Avola, che grazie all’adesione al disciplinare della Doc Sicilia potranno essere prodotti ed imbottigliati esclusivamente nel territorio regionale, dalla produzione di vino biologico che vedono la Sicilia come prima regione europea per estensione dei vigneti biologici”.
La Sicilia vuole dire sì al bio, ma vive nella totale incertezza.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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