Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Rifiuti, in Sicilia un'ordinaria emergenza
di Rosario Battiato

Le discariche sono sature e la Regione senza strategia continua a “sotterrare” la spazzatura. Impianti energetici bloccati, mentre in tutta l’Isola esplodono bombe ecologiche

Tags: Rifiuti, Sicilia, Alessandro Bratti



PALERMO – È una storia che si ripete con tempistiche e criticità ormai ampiamente conosciute. L’emergenza rifiuti si ripresenta all’orizzonte, come ogni estate, con discariche che ormai sono potenziali bombe ecologiche e saturazione sempre a rischio con l’attuale media di conferimento, così come ha precisato l’assessore Contrafatto nei giorni scorsi. Intanto la crescita della raccolta differenziata registrata dalla Regione (circa il 20% a fine 2016, +10 rispetto alla rilevazione Ispra dell’anno precedente) resta comunque di quasi trenta punti inferiore alla media nazionale (47,5%).

Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le segnalazioni relative alle conseguenze di una gestione dei rifiuti che, soprattutto negli anni passati, è stata concentrata sullo smaltimento in discarica (86% dei rifiuti smaltiti in discarica contro il 16% della media italiana, dati Ispra 2015). A tal proposito non è solo il presente a preoccupare, ma anche un’eredità troppo pesante da smaltire.

La discarica di Mazzarà Sant’Andrea, in provincia di Messina, chiusa e sequestrata eppure mai messa in sicurezza, è stata al centro delle cronache verso la metà di aprile quando, per effetto delle piogge, è stato avvistato un fiume di percolato scivolare nell’omonimo torrente, nonostante la presenza di un impianto, costato quasi 3 milioni di euro, con la funzione specifica di smaltirlo. Un vero e proprio disastro ecologico che è stato al centro della denuncia, una decina di giorni fa, di Antonio Venturino, vicepresidente vicario dell’Ars, Francesco Campanella, senatore, e Mario Foti, sindaco di Furnari. Venturino, in particolare, ha presentato una richiesta di audizione in commissione Ambiente all’Ars, anche perché ci sarebbero tutti gli estremi per una situazione di grave pericolosità. Lo ha ricordato il primo cittadino di Furnari, specificando la presenza dei pozzi di acqua potabile del suo comune a poche centinaia di metri dalla discarica.
 Per Foti servono soluzioni di sistema: “Da tempo denunciamo questi fatti e nessuno è intervenuto, adesso con la soluzione tampone dello svuotamento del percolato dalle vasche, il problema con 300 mila euro di fondi è soltanto rinviato”. Una crisi che potrebbe aggravarsi durante l’estate anche per la presenza dei gas all’interno della discarica.

A Catania il Parlamento europeo scriverà alle autorità regionali siciliane per chiedere lumi sulla situazione della discarica di Tiritì nel comune di Motta Sant’Anastasia e in particolare per approfondire i tempi della chiusura e della messa in sicurezza. L’iniziativa era stata promossa dal comitato “No discarica” di Misterbianco ed è stato discusso alla commissione Petizioni dell’Eurocamera alla fine di aprile.

A spostarsi di provincia il quadro non cambia di molto, anzi si aggiungono nuovi elementi. A Siracusa, due mesi fa, la discarica di Melilli, che adesso si trova in amministrazione controllata, era finita nel mirino di un’operazione dei magistrati della Dda di Catania che aveva portato all’arresto di Antonino e Carmelo Paratore, proprietari del sito e accusati di traffico illeciti di rifiuti e di legami con il clan mafioso catanese dei Santapaola. Per Alessandro Bratti, presidente della commissione d’Inchiesta sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti che all’inizio di maggio ha fatto tappa proprio nel centro aretuseo, “non sono emerse, anche se questo non vuol dire che non ci siano, elementi da poter considerare un inquinamento particolarmente pericoloso e significativo”, tuttavia il sito di Melilli ha manifestato la presenza di “un intreccio tra malavita organizzata e pubblica amministrazione riscontrato nella gestione di altri siti di smaltimento di rifiuti in Sicilia”.

A Enna, una decina di giorni fa, una pattuglia stellata composta dl senatore Mario Michele Giarrusso, assieme al deputato regionale Angela Foti e ai consiglieri comunali Cinzia Amato e Davide Solfato, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna relativo all’ampliamento della discarica di Cozzo Vuturo dove “da anni si registra – si legge nella nota del M5S – un trabocco di percolati dalle vasche B1 e B2 nelle zone circostanti”. Anche qui un caso che era già finito nelle aule dei Tribunali: “già qualche mese fa il direttore tecnico di Ato Enna Euno – riportano gli stellati –, il direttore tecnico di Sicilia Ambiente e il direttore del cantiere per l’ ampliamento della Cozzo Vuturo erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di gestione di discarica non conforme a legge”.

Un quadro niente male che si associa alle prossime tappe di questo calendario dell’orrore. Lo scorso settembre il ministro Galletti aveva concesso sei mesi di vita alle discariche isolane, e, anche a fronte della crescita della diffenziata, la scadenza sembrerebbe essere rinviata. Per l’assessore Contrafatto ci sarebbe ancora un anno di tempo con l’attuale ritmo, prima della chiusura dei primi siti. Tuttavia serve ancora l’avvio di una vera e propria filiera del riciclo e degli impianti di valorizzazione enegetica per chiudere il ciclo dei rifiuti. Altrimenti sarà di nuovo emergenza.
 

 
Impianti Rsu, la soluzione che la Regione ostacola
 
PALERMO – In Sicilia manca una vera e strutturata alternativa al sistema delle discariche, anche perché la strada che conduce a un sistema di gestione virtuoso, così come avviene nel resto d’Europa, è bloccata da un’enorme voragine che riguarda l’assenza dei termovalorizzatori, elementi indispensabili, come precisato nella gerarchia europea del rifiuto, per chiudere il ciclo. L’esecutivo nazionale li vuole disperatamente – erano stati previsti già nell’articolo 35 dello Sblocca Italia (approvato con legge di conversione dell’11 novembre 2014) – e alla Sicilia, una volta raggiunta una differenziata del 65% (il triplo dell’attuale), sarebbero toccate circa 700 mila tonnellate all’anno di rifiuti da valorizzare energeticatamente, cioè da utilizzare come combustibile per produrre energia.
Il piano del governo ha dovuto fare i conti con le lentezze regionali e ancora oggi, a distanza di tre anni da quella prima definizione, non è stato avviato l’iter per la costruzione degli impianti.
La Regione, infatti, ha dapprima richiesto una rimodulazione del numero (dai 2 del governo ai 6 meglio distribuiti per tagliare i costi di trasporto), ma comunque la situazione è rimasta inalterata.
Anche dove ci sarebbe da agire in tempi più rapidi, non è comunque semplice. Nell’area industriale di San Filippo del Mela – ne ha parlato Nino Amadore sul Sole 24 Ore dei giorni scorsi – c’è un investimento potenziale di A2a che vorrebbe riqualificare la vecchia centrale elettrica in polo energetico integrato con la realizzazione, tra le altre cose, di un termovalorizzatore per la trasformazione del css (combustibile solido secondario) in energia.
 


Infrazione Ue, Sicilia salva? No: è già stata condannata
 
PALERMO – Non c’è la Sicilia nell’ultimo deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Ue da parte della Commissione, arrivato proprio nei giorni scorsi, in relazione alla bonifica o chiusura di 44 discariche di rifiuti non a norma.
L’Isola, tuttavia, rientra in un’altra procedura di infrazione. È la 2003/2077 relativa alla “Non corretta applicazione delle direttive 75/442/CE sui ‘rifiuti’, 91/689/CEE sui ‘rifiuti pericolosi’ e 1991/31/CE sulle ‘discariche’” che si trova allo stato di sentenza.
La sentenza della Corte Ue risale addirittura al dicembre del 2014 e prevede, oltre alla porzione forfettaria da 40 milioni di euro, anche una penalità semestrale, fino all’esecuzione completa della sentenza, determinata in 42 milioni e 800 mila euro, cioè circa 200mila euro a sito.
In Sicilia, stando all’ultimo monitoraggio, ce ne sono sette ancora da bonificare: a Cammarata (Ag) San Martino, a Cerda (Pa) Caccione, a Leonforte (En) Tumminella, a Monreale (Pa) Zabbia, a Paternò (Ct) c.da Petulenti, a San Filippo del Mela (Me) c.da Sant’Agata, ad Augusta (Sr) Campo sportivo.
Sul sito aretuseo è stata presentata di recente al Senato un’interrogazione al ministro dell’ Ambiente dal M5s “per fare chiarezza su una situazione che riguarda un’erronea classificazione di un sito come discarica abusiva presso il comune di Augusta”.
Secondo gli stellati, nell’elenco originale delle discariche oggetto del procedimento di esecuzione della sentenza figurano il campo sportivo di Augusta e la rada di Augusta, entrambe classificate come discariche abusive di rifiuti non pericolosi, però nel 2015 la Regione siciliana, accertato l’erroneo inserimento dei due siti, ha segnalato al ministero dell’ Ambiente il proprio errore nell’aver indicato il campo sportivo tra le discariche abusive.
Eppure ancora oggi il campo sportivo figura tra le abusive, mentre la rada è stata eliminata.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐