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Crocetta è inutile ma lo difendo a oltranza
di Carlo Alberto Tregua

Informazione di garanzia nel forno mediatico

Tags: Rosario Crocetta, Trapani



Diceva François-Marie Arouet, alias Voltaire (1694–1778): “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle”. Ai lettori è nota la nostra posizione nei confronti di Rosario Crocetta, nella sua qualità di presidente della Regione.
Abbiamo illustrato per filo e per segno, in questi quattro anni, la sua inutilità come guida della Sicilia. In questo periodo, l’Isola ha continuato a retrocedere, come dimostrano tutti i parametri dello scenario macroeconomico, fra cui Pil, disoccupazione generale, disoccupazione giovanile, indice di infrastrutturazione, mancata manutenzione di strade comunali e provinciali, numero dei poveri, territori senza indispensabili interventi di messa in sicurezza idrogeologica, mancato sviluppo del turismo (ancora a meno di 15 milioni di pernottamenti), abbandono degli 829 borghi. L’elenco è lungo, ma qui ci fermiamo.
Tuttavia, non possiamo sottacere la più completa disfunzione della burocrazia regionale, conseguente all’irresponsabilità dei dirigenti, ma anche all’ossessionante turn over degli assessori.

Nonostante ciò, non è possibile che un presidente della Regione venga infornato nella scena mediatica perché riceve un’informazione di garanzia (e non avviso di garanzia) per una supposta e larvata ipotesi di reato.
Abbiamo più volte espresso la nostra linea editoriale: noi non daremo notizia dell’informazione di garanzia, perché i cattivi giornalisti hanno abituato l’opinione pubblica a considerarla avviso di colpevolezza.
Quando ci riferiamo ai cattivi giornalisti, intendiamo quei colleghi che cercano la notorietà e non il bisogno di dire la verità. La verità è che un’informazione di garanzia intende tutelare il cittadino su cui si svolgono le indagini. Il bravo giornalista dovrebbe sempre e sistematicamente comunicare questa circostanza, qualora ritenga che la notizia vada pubblicata, contrariamente al nostro già affermato punto di vista.
Ai cattivi giornalisti forniscono le notizie i Pubblici ministeri, che quando indagano dovrebbero mantenere la più completa riservatezza fino alla conclusione delle indagini. Anche perché, non sanno a priori come esse si concluderanno, tanto è vero che spesso le Procure le chiudono con l’archiviazione.
 
E allora perché, non conoscendo come finirà un’indagine, intanto mettono nel tritacarne mediatico cittadini che costituzionalmente sono innocenti e per ciò stesso onesti? Si tratta di un comportamento di disonestà intellettuale ed etica, che andrebbe stigmatizzato con forza dall’Ordine dei giornalisti, per i nostri colleghi, e dal Consiglio superiore della magistratura, per i Pubblici ministeri.
Occorre smetterla di mettere in pasto all’opinione pubblica notizie vaghe che però danneggiano fortemente i destinatari.
Ovviamente, l’argomentazione che precede non riguarda le ipotesi di reato relative alla criminalità organizzata, né tutti i casi ove le prove concrete siano ineluttabili. L’argomentazione riguarda le indagini quando esse sono basate su vaghi indizi, su supposizioni cervellotiche, sul desiderio di cercare la notorietà a qualunque costo, infischiandosene del fatto che con questi comportamenti si colpisce la dignità, la moralità e anche il prestigio di bravi cittadini la cui colpa è quella di essere, in qualche caso, personaggi noti all’opinione pubblica.

La parte più grave della questione è legata all’abnorme durata dei processi, che mantiene cittadini innocenti sulla graticola per anni. In questo quadro, rientra il comportamento di alcuni Giudici per le indagini preliminari, che dimenticano di essere indipendenti dai colleghi Pubblici ministeri e dimenticano il loro dovere di imparzialità e terzietà. Cosicché, prendono pari pari le ipotesi accusatorie basate su vaghi indizi e con un decreto mandano a processo cittadini dignitosi e, lo ricordiamo ancora, innocenti.
I cattivi giornalisti sono portavoce di alcuni Pubblici ministeri. Mentre la maggioranza di questi ultimi lavora in silenzio e produce risultati eccellenti per i quali vanno sostenuti senza alcun tentennamento.
A queste distorsioni, mettono rimedio i Magistrati giudicanti. Ma quanto tempo ci vuole per porvi rimedio! E in ogni caso, cancellare inchieste sciagurate perché basate sul nulla non da l’opportuno ristoro mediatico a chi è stato infornato.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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