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Industria 4.0 in Sicilia, pronti 2 miliardi
di Rosario Battiato

La scorsa settimana è stato presentato l'accordo triennale tra Intesa Sanpaolo e Confindustria piccola industria. Tutte le opportunità per le imprese isolane che potranno entrare nella quarta rivoluzione industriale

Tags: Industria 4.0, Sicilia, Sviluppo, Economia



PALERMO – Una grande occasione per uscire dal pantano dell'arretratezza digitale e tecnologica che, dati Istat alla mano, condiziona molte imprese isolane e ne limita la competitività sui mercati nazionali e internazionali. La scorsa settimana è stato presentato a Catania l'accordo triennale “Progettare il futuro” tra Confindustria piccola industria e Intesa Sanpaolo con una dotazione da 2 miliardi di euro per la Sicilia nell'ambito del sostegno delle azioni previste da Industria 4.0, una partnership che vale un plafond nazionale da 90 miliardi di euro.

Gli ultimi dati Istat in materia, solo per fare un esempio, certificano che soltanto 6 imprese isolane su 10 hanno un sito web. Ancora più preoccupante la situazione in relazione alla ricerca e sviluppo, con i privati siciliani che sono tra i meno propensi a investire. Ma i tempi sono stretti e non si può restare indietro.

Nella nota stampa dell'incontro etneo si faceva appunto riferimento alla necessità di avviare gli investimenti nella direzione dell'innovazione e della tecnologia per almeno due ordini di motivi. Il primo è certamente la tempistica di intervento: le tecnologie della quarta rivoluzione industriale  necessitano di almeno 10-15 anni per raggiungere la piena maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti. Il secondo è conseguente a questo aspetto: mettere in circolo risorse per sostenere il tessuto produttivo con investimenti mirati e lungimiranti.

L'accordo, già presentato in diverse città italiane, si basa su quattro pilastri: ecosistemi di imprese e integrazione di business; finanza per la crescita; capitale umano; nuova imprenditorialità. Nel primo caso si tratta di offrire soluzioni alle imprese per migliorare i propri processi produttivi con nuovi strumenti e metodologie, tra cui i percorsi “lean 4.0” che permettono di indirizzare le imprese alle tecnologie digitali. In campo anche l'Innovation Center di Intesa Sanpaolo che raccoglie le iniziative avviate dal gruppo nel settore dell'innovazione.

Il secondo pilastro, Finanza per la crescita, riguarda la crescita del business tramite la valorizzazione del patrimonio intangibile delle imprese con un modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito come capacità innovativa e formazione. Si prevedono inoltre soluzioni finanziarie a medio-lungo termine con supporti come il Fondo di Garanzia, e il ricorso all'Equity per programmare la crescita. In questo senso è previsto che il Progetto Filiere di Intesa Sanpaolo, un modello di credito che ha visto 330 contratti con aziende capofila, 15 mila fornitori e 55 miliardi di giro d'affari, venga esteso a comparti strategici dell'economia nazionale.
Il terzo pilastro punta forte sulla formazione, quindi mira a favorire l'alternanza scuola-lavoro per offrire nel luogo di lavoro un momento di consolidamento e approfondimento delle conoscenze apprese.

L’ultimo passaggio riguarda la nuova imprenditorialità che prevede il modello di valutazione delle startup messo in campo da Intesa Sanpaolo: l’algoritmo Dats (due diligence assessment tool scorecard) permetterà a banche e imprese di vagliare e sfruttare le misure governative previste dal piano industria 4.0. Un percorso che si inserisce a pieno titolo nel cammino avviato a Catania, anche con la presentazione, verso la metà di marzo, del prossimo Digital Innovation hub che accompagnerà le imprese isolane nella quarta rivoluzione industriale.

Articolo pubblicato il 24 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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