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Quotidiano di Sicilia

La politica Vs F&B e la via del denaro
di Carlo Alberto Tregua

Dalla Chiesa prima di loro due

Tags: #PalermoChiamaItalia, Falcone, Borsellino, Mafia



F and B, scusate l’inglesismo, ma rende bene l’idea del sodalizio tra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per quanto le loro simpatie politiche divergessero. Ma erano uniti da una voglia indomabile di lottare il cancro della Sicilia e cioè la criminalità organizzata.
Erano stati buoni allievi di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il quale appena arrivato a Palermo comunicò subito che le investigazioni delle Forze dell’ordine dovevano orientarsi con decisione sulla via del denaro, andando a spulciare conti bancari, trasferimenti finanziari all’estero, proprietà immobiliari, attività commerciali acquistati con il denaro sporco.
Dalla Chiesa, prima fu lasciato solo dalla politica e poi abbandonato a se stesso. Ma con grande coraggio, senso della patria e sprezzo del pericolo, continuò a circolare per Palermo senza scorta con la sua Autobianchi A112.
F&B continuarono su questo filone ben sapendo che la criminalità organizzata è colpita più duramente quando gli si tocca il portafogli che non quando si mettono in galera i suoi esponenti.

Infatti, col denaro si sostengono le famiglie degli incarcerati, si corrompono i funzionari pubblici, si impostano nuove attività.
Nel mare magnum di informazioni che hanno inondato da una settimana la commemorazione del tremendo omicidio di 25 anni fa, difficilmente si sono sentite note diverse dal solito tran tran, e poco le grandi responsabilità dei politici dell’epoca che operavano sotto traccia contro F&B.
È vero che i processi hanno individuato mandanti ed esecutori, ma non sono stati in condizione di fare luce sulle interconnessioni esistenti fra politici e criminalità organizzata, che sono rimaste nascoste.
Giovanni Falcone ebbe tante delusioni, sia dai governi dell’epoca che dai propri colleghi magistrati riuniti nel Csm: non sappiamo se per invidia o perché egli costituiva un ariete contro le connessioni tra politica e criminalità organizzata. Resta il fatto che così andò tutta la terribile vicenda.
Quando i capi mafia si accorsero che Falcone e Borsellino non potevano essere fermati, ne decisero l’eliminazione fisica.
 
Falcone fu accusato di tenere nei cassetti le indagini. Forse temeva che portandoli alla luce vi sarebbero stati inquinamenti o depistaggi. Egli è stato uno dei Pubblici ministeri più riservati della storia. Custodiva gelosamente le informazioni di garanzia, non le dava ai giornalisti compiacenti e manteneva il segreto nel pieno rispetto della regola etica.
Soleva ripetere: “Non si inviano le informazioni di garanzia come coltellate”. Sapeva benissimo il danno che esse producevano, soprattutto quando ad essere colpiti erano cittadini non solo innocenti costituzionalmente, ma anche innocenti in base ai fatti.
Occorrerebbe che alcuni Pubblici ministeri, che cercano notorietà, seguissero l’esempio e il monito di quel Giudice grande anche in questo comportamento.
La storia va analizzata e ricordata per i fatti veri, non per le fantasie che su di essa costruiscono soggetti interessati.

Paolo Borsellino soleva ripetere che si considerava un cadavere vivente, perché era perfettamente a conoscenza della sentenza di morte nei suoi confronti e consapevole che essa sarebbe arrivata: era una questione di tempo.
Nonostante ciò continuò imperterrito nella sua chiara azione e fino alla fine restò coerente con il suo motto: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.
È la regola che dovrebbe costituire una costante per i nostri comportamenti, non perché non possiamo o non dobbiamo avere paura, ma perché da essa dobbiamo trarre il coraggio per vincerla: una sorta di circolo virtuoso: dalla paura il coraggio e da esso si batte la prima.
La mafia ha cambiato modus operandi, approfittando della sempre maggiore debolezza del ceto politico e del ceto burocratico. Ha capito che il business della corruzione è diventato più profittevole di quello della droga, considerato che quello delle armi ormai è sparito.
Per questo motivo i cittadini devono ricominciare a fare i Cittadini, alzando la propria voce nei confronti di politici e burocrati disonesti (per fortuna sono in minoranza), additandoli al pubblico ludibrio.

Articolo pubblicato il 24 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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