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Formazione, +31 mln al settore. Gli enti storici stanno alla finestra
di Michele Giuliano

Approvato in commissione Bilancio l’emendamento presentato dai deputati Oddo e Giacinto sull’Avviso 8. Le risorse si aggiungerebbero ai 136 mln disponibili per l’avvio dei corsi

Tags: Formazione, Avviso8, Bruno Marziano, Lavoro



PALERMO - Ancora fermento nel mondo della Formazione professionale in Sicilia. E se le aspettative di migliaia di lavoratori riguardo la nuova graduatoria dell’Avviso 8, emessa nei giorni scorsi a seguito delle disposizioni del Tar che ne richiedeva la revisione, sono state tradite da un elenco nel quale poco o nulla è cambiato, l’attenzione si sposta sull’Assemblea regionale, e sulle sue decisioni all’interno del quadro della Finanziaria bis. È stato infatti approvato in quinta commissione, quella al Bilancio, l’emendamento presentato dai deputati Di Giacinto e Oddo, che permetterebbe di aggiungere ai 136 milioni di euro attualmente disponibili per l’avvio dei corsi di formazione su tutto il territorio siciliano, altri 31 milioni.

 “Di fatto - scrive l’onorevole Oddo - quasi tutti gli esclusi dalla graduatoria dell’assessorato potranno essere recuperati”. Tra questi, soprattutto, buona parte degli enti cosiddetti “storici”, che lavorano nel settore da decenni e contano al loro interno il maggior numero di dipendenti. Probabilmente l’ultima possibilità per questi lavoratori di rientrare in servizio dopo mesi, per non dire anni, di fermo, senza ricevere emolumenti, solo in alcuni casi coperti da ammortizzatori sociali, per altro ormai esauriti e quindi molti in regime di sospensione lasciando di fatto in una condizione di assoluto precariato e incertezza sul futuro nonché economico migliaia di lavoratori.
 
Adesso la parola passa all’Assemblea regionale, che dovrà confermare la decisione della commissione o potrà lasciare tutto allo status quo, tagliando, di fatto, fuori più della metà del personale attualmente iscritto all’albo degli operatori della formazione professionale. Di certo gli enti non sono rimasti soddisfatti della revisione della graduatoria, della quale ci si aspettava una rivoluzione interna a seguito della nuova assegnazione del punteggio per i parametri ‘A1’ e ‘A2’, che vanno a contabilizzare l’efficacia dei corsi in base al numero degli allievi formati. Tale criterio, secondo il Tar, perde di efficacia nel momento in cui non si considera anche il numero di corsi gestiti dagli enti e dunque l’esperienza pregressa.

Cento corsi svolti o un corso avrebbero potuto ricevere lo stesso punteggio, penalizzando chi ha svolto più corsi e quindi registra un tasso di abbandoni più alto. Il risultato reale è stato invece una sostanziale riproposizione della graduatoria già pubblicata, con cambiamenti minimi dovuti a decimi di punti recuperati o persi. La prospettiva, quindi, rimane quella di una nuova serie di ricorsi, che gli enti esclusi già stanno preparando. Una storia senza fine, quella dell’Avviso 8, ultimo di una serie di bandi presentati e ritirati, sempre a seguito di ricorsi degli enti che hanno, a vario titolo, sollevato dubbi sulla congruità e correttezza delle azioni intraprese dall’assessorato regionale.
 
Sebbene l’assessore al ramo, Bruno Marziano, ha sempre parlato con ottimismo delle sorti del settore, convinto della strada intrapresa, comunicando, ad intervalli regolari, che il settore avrebbe ripreso le proprie attività in breve, la situazione reale sembra diversa. In pericolo, soprattutto, migliaia di posti di lavoro, lavoratori che a parole dovrebbero essere reintegrati nei nuovi enti, attraverso il reclutamento da albo, ma che nei fatti rimarranno in buona parte fuori.
 
Le trattative fra le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali degli enti minori, appaiono complicate. I sindacati da un lato chiedono l’applicazione del contratto collettivo di lavoro di categoria in ordine all’utilizzo in via prioritaria del personale presente nell’albo dei formatori, dall’altro le associazioni degli enti più piccoli, invece, vorrebbero avere le mani libere nell’assunzione del personale che dovrebbero svolgere le attività formative.
 
L’Avviso 8, infatti, redistribuisce anche a livello territoriale i progetti. Scompare quasi del tutto la provincia di Trapani, pochissimo anche ad Enna e Ragusa e Sicilia occidentale, mentre il monopolio pressocchè assoluto va alle province di Catania, Siracusa e Messina.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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