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Vino, ecco perché tutti vogliono investire
di Redazione

Censis: tra 2013 e 2015 la spesa delle famiglie è aumentata del 9%. Intanto le richieste per nuovi impianti superano gli ettari disponibili. Nove consumatori su dieci scelgono la qualità, puntando quasi esclusivamente su marchi italiani

Tags: Vino, Economia, Impresa, Export



ROMA - È proprio un boom, una nuova età dell’oro, quella che sta vivendo il mercato del vino. Crescono i consumatori ed anche gli investimenti nel settore. Secondo una ricerca Censis presentata nei giorni scorsi a Roma in occasione dell’Assemblea di Federvini, nel biennio 2013-2015 la spesa delle famiglie italiane per il vino è aumentata del 9% in termini reali, mentre i consumi complessivi hanno registrato un incremento del 2% e la spesa alimentare solo dello 0,5%.

Incoraggiati da questo trend, in Italia tutti vorrebbero produrre vino: soltanto dal Veneto sono giunte domande per quasi 91.000 ettari di nuovi vigneti. Le domande arrivate quest’anno sono di 25 volte superiori alla superficie disponibile, con il dato record di quasi 165mila ettari a fronte di una disponibilità di 6.621 ettari. Secondo i dati del ministero delle Politiche Agricole, quest’anno si sono registrate richieste del 150% superiori a quelle del 2016, quando l’overbooking si era comunque fermato alla cifra-monstre di 66mila ettari. Nel dettaglio, su 21 regioni sono 17 quelle in cui le richieste hanno superato di almeno tre volte il plafond regionale, con Veneto, Friuli Venezia Giulia e Puglia in pole position, seguiti da Sicilia, Emilia Romagna e Toscana.

Una questione culturale

Il consumatore evoluto e informato è pronto a mettere più soldi su beni che incorporano un elevato valore immateriale. E per il vino, oltre alla dimensione organolettica, conta quella simbolica, l’incarnazione di cultura e tradizioni locali, espressioni specifiche dell’italianità. Nel 2016 consumano vino più di 28 milioni di italiani. Dall’inizio degli anni ‘80 ai giorni nostri – spiega il Censis - la popolazione che beve vino è rimasta sempre al di sopra del 50% (il 51,7% nel 2016). In particolare, il 54,6% degli italiani con 65 anni e oltre, il 58,4% di quelli con 35-64 anni, il 48,6% dei millennials, ovvero dei giovani con età compresa tra 18 e 34 anni. Si è invece ridotta la quota dei grandi consumatori (persone che ne bevono più di mezzo litro al giorno), passata dal 7,4% del 1983 ad appena il 2,3% del 2016. E negli ultimi anni si sono ridotti i consumatori con un basso livello di scolarizzazione, mentre sono aumentati i diplomati (dal 30,6% del 2006 al 33,8%) e i laureati (dal 35,5% al 39,5%), più propensi alla ricerca di informazioni e di qualità.

Il vino come rivitalizzatore di territori e di città
Investire sul vino conviene anche perché, soprattutto in Italia, i cittadini sono sempre più coinvolti in iniziative legate al vino. Sono 24 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno partecipato ad almeno un’attività enocorrelata. In particolare, 16,1 milioni hanno partecipato a eventi, sagre, feste locali legate al vino; 14,2 milioni si sono recati in locali, ristoranti e trattorie perché disponevano di buoni vini; 13,7 milioni hanno fatto vacanze e gite in località celebri per l’enogastronomia. Sono il 62,3% dei millennials, il 49,8% dei baby boomers e il 26,1% dei longevi ad aver partecipato alle diverse attività enocorrelate. Il popolo del buon vino genera così una vera e propria economia diffusa, a beneficio non solo dei soggetti e dei territori del settore, ma anche dell’economia italiana nel complesso.

Nove consumatori su dieci scelgono la qualità
Il 93,2% dei consumatori sceglie il vino in base alla qualità e non al prezzo. E nello scegliere la qualità pesano alcuni fattori precisi: che il vino sia italiano (per il 91,2%), che sia un vino Dop (Denominazione di origine protetta: 85,9%) o Igp (Indicazione geografica protetta: 85,4%), che sia del marchio giusto (70,4%). Perché la storia del vino italiano è una storia di vini locali e di marchi che esprimono il legame profondo con comunità e territori, protagonisti di processi di rigenerazione locale e di conquista dei mercati globali.

La potenza dell’export del vino
L’Italia conta su una produzione di vino pari a 50,9 milioni di ettolitri nell’ultimo anno, superiore a quella di Francia, Spagna, Germania, Portogallo. Il valore dell’export del vino ha raggiunto i 5,6 miliardi di euro nel 2016, con un incremento del 27,6% nel periodo 2011-2016. Si registra un boom delle esportazioni di vini Dop (+44,8% in valore e +20,5% in quantità) e Igp (+24,1% in valore, pur a fronte di un -3,7% delle quantità). Ed è decollato l’export degli spumanti: +117,9% in valore e +85,1% in quantità. Il vino italiano è un potente ambasciatore nel mondo del made in Italy e dell’Italian style, ma sono ancora enormi le potenzialità da cogliere sul sentiero dell’innalzamento del valore. Se, ad esempio, la nostra produzione raggiungesse il valore unitario della produzione francese, l’export di vino italiano potrebbe aumentare fino a 12 miliardi di euro, con un incremento di 6,4 miliardi rispetto ai valori attuali.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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