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Pietro Piro: "Affrontare il mercato unendo forze e strategie"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Pietro Piro, presidente regionale Legacoop Sicilia

Tags: Pietro Piro



Com’è strutturata la rete delle cooperative  sul territorio siciliano?
“La Legacoop associa cooperative di diversi settori e all’interno dei settori, di diversi comparti. Per fare un cenno, abbiamo associate cooperative agricole (cantine sociali, ortofrutta, agrumicole, olio, conduzione di terreni, zootecniche di latte, formaggi, caciocavallo,  ecc…) cooperative edilizie (per la costruzione di alloggi ai propri soci), cooperative di servizi (gestione di attività di mantenimento di locali pubblici e o privati, gestione di teatri, di siti culturali, pulizie di locali della Pubblica amministrazione e di privati, fornitura e produzione di pasti, ecc…), cooperative di trasporti, cooperative di costruzioni (di strade, di impianti idrici e fognari), cooperative sociali (gestione di casa famiglia, accoglienza di minori, assistenza domiciliare, ecc…), cooperative che si occupano della gestione di beni confiscati alla mafia e cooperative che operano nel settore del consumo e di fornitura di beni a una rete di imprenditori del commercio. Tutte queste non esauriscono il panorama delle aderenti. Notevoli volumi di attività sviluppano due comparti: uno è costituito dalla Cooperazione di consumo, l’altro è quello della distribuzione organizzata. Essi prendono la denominazione di Coop e Conad. Le coop presenti sono conosciute come Ipercoop Sicilia e comprendono le sedi di Milazzo, di Catania (che ne conta due), di Ragusa e di Palermo che ne conta anch’essa due. Queste aziende agiscono sotto il marchio coop, ma sono Spa che si stanno trasformando in cooperative. In realtà, questa trasformazione sta avvenendo sotto forma di fusione tra queste Spa e la Coop di Villanova di Castenaso, che non sarebbe altro che l’Alleanza 3.0. Parliamo di un fatturato di 5-6 miliardi di euro, tanto che è la prima azienda nel settore del consumo e opera in diverse regioni italiane”.

Ci può spiegare cosa è Alleanza 3.0?
“Alleanza 3.0 nasce dalla fusione di tre cooperative: Nordest, Adriatica ed Estense. La Coop, poi, decise di fare degli investimenti nel Mezzogiorno dodici anni fa, avendo molto coraggio e creando un’alleanza di cooperative del Nord Italia che investirono in Sicilia circa 600 milioni di euro”.

Con quali criteri scegliete i rifornitori?
“Le direzioni delle coop osservano i contratti, stanno attenti ai prodotti dal punto di vista sanitario e ambientale. La selezione dei fornitori è severa perché è condotta seguendo dei criteri specifici. Del resto, la Sicilia sta venendo abbandonata da molte aziende, perciò chi resta lo fa perché ci crede. D’altro canto, chi acquista da coop, diviene socio, ricevendo un premio-regalo alla fine dell’anno proporzionato agli acquisti fatti durante l’anno. Chi non acquista nulla durante l’anno, perde la qualifica di socio”.

Qual è il secondo settore per importanza all’interno di Legacoop?
“Il secondo settore è costituito dalle Conad, la cui base associativa è costituita da supermercati condotti da imprenditori che si associano alla Coop. Le Conad acquistano le merci presso i nostri due centri di distribuzione siciliani che si trovano uno a Partinico e  l’altro a Modica. Poi, questi centri rilasciano agli imprenditori la fattura per le merci comperate che sono rivendute, poiché il marchio Conad dà loro il diritto di approvvigionarsi presso uno dei due centri. Pertanto, il surplus resta all’imprenditore, che riceverà anch’egli degli sconti a fine anno per le merci acquistate. Le Conad hanno numeri rilevanti, che si differenziano di soli due punti percentuali da quelli delle Ipercoop. Gli imprenditori che stanno in Conad Sicilia sono 400/450, diffusi in tutta l’Isola e gestiti come imprenditori individuali o come società di capitali o di persone, per cui il  loro personale è dipendente non della coop ma dall’imprenditore. Anche le Conad agiscono attraverso il criterio del patto dell’intergenerazionalità, per cui gli utili positivi non possono essere distribuiti ai soci, ma vanno trasferiti alle future generazioni. Perciò, gli utili accumulati non sono poi recuperati alla fine dei rapporti, ma restano alle coop, il cui capitale sociale è di 25 euro per farne parte, che sono, poi, restituiti alla conclusione dell’affiliazione. Invece, l’imprenditore Conad che mette 30-40 mila euro di capitale sociale a disposizione dell’affiliazione per la necessità di disporre di un capitale sociale maggiore, se lo riprende dopo che decide di ritirarsi dall’affiliazione. L’unico obbligo per entrambi è di rispettare un codice etico aziendale”.

Quante sono le coop in Sicilia?
“La Legacoop Sicilia ha 1.518 cooperative riconosciute per un fatturato di un miliardo e 570 milioni, 27 mila soci e 11 mila addetti. La tenuta economica, finora, c’è stata, ma in futuro si prevede un calo”.

Ci può spiegare cosa è l’Aci? E oltre all’Aci, qual è il mondo delle coop?
“L’Aci è un acronimo che sta per Alleanza cooperative italiane ed è costituita dalla Confcooperative, dalla Legacoop e dall’Agci (Associazione generale cooperative Italiane) con l’obiettivo di avere una migliore possibilità di rappresentare gli interessi delle cooperative e di realizzare una migliore interlocuzione con il Governo nazionale, e con il Governo regionale. La creazione di una struttura di rappresentanza, che associa un buon 70% della cooperazione italiana associata, è un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire”.

A che punto è l’Aci in Sicilia?
“L’Aci in Sicilia sarebbe dovuta nascere il primo gennaio di quest’anno, ma il processo è lento. Nazionalmente abbiamo unificato gli uffici legali e l’attività normativa, i nostri uffici di Bruxelles, e altri strumenti. Oggi stiamo lavorando su diversi fronti che richiederanno ancora qualche tempo. Per fare un esempio, la Confcooperative ha una forte presenza finanziaria con le banche di credito cooperative, la Legacoop è più forte nel campo della distribuzione. Si sta lavorando sull’organizzazione, ma già si agisce in modo unitario per necessità e per opportunità. L’unificazione creerà una base sociale formata da 5 mila cooperative, mentre 12 mila restano fuori. Su 20 regioni, ben 17 sono partite creando l’Aci, seppur non si sia andato ancora a regime. Pertanto, è un’operazione sentita e voluta da una massa enorme di cooperative associate e il progetto partirà, altrimenti interverranno dall’alto. L’unione creerà un’organizzazione globale nuova, con una presidenza unica e con competenze più vaste e il completamento del processo è previsto entro il 2019”.

Quali sono le sfide che le cooperative stanno affrontando?
“Le sfide da affrontare non sono poche, primo fra tutti il problema del credito. L’accesso al credito è una questione che interessa tutte le imprese. La crisi del sistema bancario ha avuto come conseguenza naturale la restrizione dei cordoni della borsa. Molte imprese si sono viste restringere le linee di credito e con fatica stanno affrontando il mercato. La cooperazione come strumento pubblico per l’accesso al credito ha avuto l’Ircac, ma oggi l’istituto ha esaurito le disponibilità liquide per cui se non si interviene tempestivamente anche questo polmone si esaurirà. Chiediamo al presidente Crocetta e all’assessore al Bilancio di farsi carico di dotare l’istituto delle risorse finanziarie necessarie. Un intervento che invochiamo sempre nel settore del credito, inoltre, è quello di consentire alle cooperative sociali che gestiscono i terreni confiscati alla mafia di dotarle della possibilità di accedere al credito intervenendo al loro favore nella concessione di idonee garanzie fidejussorie. La cooperazione al suo interno fa la sua parte e in maniera efficace mette a disposizione le risorse del proprio fondo mutualistico, Coopfond”.

Quali sono i settori di maggiore sviluppo?
“Occorre fare una distinzione tra il settore dove esiste l’intervento pubblico e quello privato, che non riceve alcun finanziamento statale. Oggi più di prima ci stiamo cimentando nel settore senza aiuti pubblici: pensiamo al settore vitivinicolo, che presenta realtà di tutto rispetto dove il livello del vino in bottiglia riscuote successi in ambito nazionale e a volte internazionale. Per citare qualche esempio, pensiamo alle cantine Alto Belice, la Corbera e la Cva di Canicattì”.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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