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Luigi Di Maio: "Renzi anticipa urne per paura voto Sicilia"
di Raffaella Pessina

Il vicepresidente della Camera, Di Maio, punzecchia il segretario del Pd. I grillini si sfregano le mani, Palazzo d’Orleans sembra vicino

Tags: Luigi Di Maio, Matteo Renzi, Elezioni, Sicilia



PALERMO - A pochi giorni dalle elezioni amministrative in Sicilia, già si pensa alla campagna elettorale per le regionali e il rinnovo del Parlamento siciliano. Ma ci sono perplessità su quella che dovrebbe essere la data per chiamare i cittadini al voto. A livello nazionale sembra che vi sia l’intento di stabilire un election day nella seconda metà del mese di ottobre, se le Camere si scioglieranno a luglio, facendo coincidere la data delle regionali con le politiche. Per la Sicilia questo potrebbe rappresentare un problema, perché la data prevista, ma ancora non certa, per le elezioni regionali doveva essere il 5 novembre, e questo significherebbe far tornare alle urne gli elettori dopo 15 giorni. Una impresa non facile, visto tra l’altro l’alto tasso di astensionismo che si è verificato gli ultimi anni e soprattutto alle ultime regionali, quando è andato a votare meno del 50% degli aventi diritto, facendo eleggere Presidente della Regione Rosario Crocetta che ha ottenuto il 30% di questi voti.

In Sicilia la finestra per il voto va dal 30 settembre al 5 novembre. In ogni caso, la decisione spetterebbe a Rosario Crocetta e alla Giunta di governo che non ha mai discusso dell’argomento, ha detto l’assessore regionale Luisa Lantieri. Sull’ipotesi di elezioni nazionali anticipate si è espresso il ministro del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, in visita a Palermo. “Il compito del governo è affrontare e risolvere i problemi e lavorare al servizio dei cittadini, e la mia presenza qui è la conferma che il governo mantiene i suoi impegni e sta lavorando – ha detto il ministro - La durata della legislatura non dipende dal governo, questo lo lasciamo valutare alle forze politiche e naturalmente al Presidente della Repubblica”.

Se veramente accadrà la concomitanza delle elezioni, verrà a cadere anche la possibilità, da parte dei candidati, di “ripiegare” sulle nazionali in caso di mancata elezione alle regionali, come avvenuto in passato, (c’era sempre uno scarto di quasi un anno tra le regionali siciliane e le politiche).

Intanto, battenti chiusi a Palazzo dei Normanni perché siamo a ridosso delle amministrative e i deputati devono occuparsi di campagna elettorale. Al Senato, invece, sono al lavoro per fare la sintesi delle 12 proposte presentate in materia di vitalizi a Palazzo Madama. Il Consiglio di presidenza ha dato  mandato ai tre Questori di fare la sintesi dei vari documenti prima della pausa estiva, cercando anche di stabilire se per la riforma dei vitalizi è necessaria una legge o se si possa procedere con una decisione interna. Alla valutazione dei senatori Questori anche la comparazione con quanto accade in Europa. Critico Roberto Fico, deputato del Movimento cinquestelle, perché la discussione in Aula è slittata: “Si spera forse che finisca la legislatura per non approvare mai la proposta di legge. Quelli del Pd hanno fatto promesse in tv ma qui dentro fanno melina in modo scandaloso, non vogliono probabilmente discutere la legge”. E alle decisioni che verranno prese, il Parlamento regionale si dovrà adeguare, visto che con la legge 44/65 i deputati siciliani sono stati equiparati ai senatori.

Tornando alle elezioni, non si spengono le polemiche tra i partiti soprattutto tra il Movimento cinquestelle e il Partito democratico. “Il M5s ha sempre dimostrato di voler andare al voto - ha dichiarato ieri Luigi DiMaio a margine di un convegno alla Camera sulla giustizia  - mentre Renzi, se veramente lo avesse voluto, ci sarebbe potuto andare dopo il referendum. Se Renzi vuole andare al voto ora è perché ha paura del voto in Sicilia e vuole andare a votare prima”.

Nei prossimi giorni i big della politica sbarcheranno in Sicilia. Primo fra tutti Beppe Grillo, che arriverà il 7 giugno per sostenere il candidato M5S Ugo Forello. I candidati si stanno sfidando nelle emittenti televisive non solo isolane, ma anche nazionali, consci che il risultato costituirà un banco di prova per le prossime regionali, alle quali il Movimento cinquestelle punta con decisione: di questo rischio se n’è accorto bene il Pd regionale, che peraltro risulterebbe uscente e quindi favorito, se non fosse che l’attuale presidente Crocetta spesso è andato in contrasto con la dirigenza Pd al punto che non ha voluto aspettare il via libera dal proprio partito per ricandidarsi.

Inoltre, vi potrebbe essere un’altra variabile, che riguarda la soglia di sbarramento che, se innalzata, taglierebbe fuori tutti gli scissionisti, fenomeno che si è verificato in tutti i partiti, anche in Sicilia, soprattutto all’interno del Pd e con gli ex Forzisti che sono andati a formare Alternativa popolare. Insomma giochi ancora totalmente aperti in Sicilia per le regionali, a cui si va ad aggiungere il taglio di venti posti in Parlamento, perché a partire dalla prossima legislatura i deputati scenderanno a 70.

Articolo pubblicato il 01 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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