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Almaviva, un accordo-shock non fa dormire sonni tranquilli
di Michele Giuliano

Dopo il referendum tra i lavoratori palermitani che prevede tagli pesanti, ci si preoccupa a Catania. I sindacati frenano e annunciano barricate: possibili ripercussioni nel sito etneo

Tags: Almaviva, Catania, Call Center, Slc Cgil Catania



PALERMO - Non si dormono sonni tranquilli all’Almaviva. L’ultimo accordo stretto tra le rappresentanze sindacali unitarie e l’azienda per evitare circa 1.200 esuberi nella sede di Palermo preoccupa la Slc Cgil di Catania. Per Gianluca Patanè, segretario provinciale con delega al Settore Telecomunicazioni, si tratta di “un’intesa ricatto e i lavoratori non avevano altra strada che approvarla, poiché il no avrebbe potuto voler significare licenziamento per i 1.200 addetti e molti altri trasferimenti in altre sedi dell’azienda”.

Una condizione inaccettabile, che lede la dignità di migliaia di lavoratori, che, pur di salvare il pane per le proprie famiglie, si sono piegati in massa ad una scelta molto poco vantaggiosa per loro. Secondo Patanè però “c’è il rischio concreto che questo degrado lavorativo prima o poi colpisca anche il territorio catanese nel quale l’intero settore impiega più di 12 mila addetti e dove Almaviva rappresenta l’azienda più grande con i suoi 1.100 lavoratori a tempo indeterminato e circa 600 precari”.

Pochi giorni fa è stato effettuato un referendum e l’82 per cento dei lavoratori palermitani hanno votato a favore di una intesa che limita le perdite. Solo sette giorni prima, Almaviva aveva paventato 800 esuberi su Palermo, che potrebbero salire a 1.200 se Alitalia dovesse fallire e la commessa quindi eventualmente non rinnovata. Per evitare almeno le prime perdite, i lavoratori hanno accettato pesanti sacrifici: l’azzeramento di quattro scatti di anzianità e la sospensione della maturazione del Tfr per un anno. In cambio, l’azienda ha promosso un investimento, almeno sulla carta, su cento postazioni Information Technology e dei buoni spesa di circa 250 euro annui.

“Non possiamo permetterci di rimanere a guardare”, ammonisce il sindacalista perchè “la totale ignoranza e in molti casi assenza delle istituzioni locali e nazionali, a proposito della modifica delle leggi in materia di lavoro, sta di fatto destrutturando il Ccnl e i diritti di tutti i lavoratori del settore”. L’accordo, infatti, prevede un pacchetto di misure che vanno dagli ammortizzatori sociali a nuove iniziative di welfare aziendale, dal rilancio di qualità ed efficienza produttiva, supportato da percorsi formativi finalizzati a rafforzare le competenze professionali, a interventi temporanei, per un periodo di 12 mesi, sul trattamento economico.

Tutto buono e bello, secondo la direzione della sede di Palermo, presentando il tutto come se l’unico vero interesse fossero i lavoratori, che invece sono l’ultima ruota di un carro che si trascina con difficoltà sull’orlo di un burrone scosceso.

L’intesa prevede, inoltre, la creazione di una Commissione Paritetica composta da rappresentanti dei lavoratori (Rsu), delle Organizzazioni sindacali territoriali e dell’Azienda, con il compito di monitorare l’attuazione delle misure concordate ed analizzare il loro impatto sull’andamento del sito.

Ben diversa la prospettiva dei sindacati che monitorano la situazione di Catania
. “Accordi ricatto che riducono il salario e toccano il trattamento di fine rapporto stanno costringendo i lavoratori a scegliere poca e mal pagata occupazione, rispetto alla perdita definitiva del posto”. Patanè sottolinea inoltre che Almaviva “è passata da azienda che lottava le delocalizzazioni e il massimo ribasso ad azienda che crea di fatto un dumping in tutto il settore minando le fondamenta del contratto nazionale. Questa emorragia deve fermarsi, poiché continuare su questa strada vorrebbe dire smantellare un settore innovativo e pieno di possibilità di sviluppo sia tecnologico che occupazionale”.

Articolo pubblicato il 01 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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