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Quotidiano di Sicilia

Vitalizi, è ancora scontro tra Cinquestelle e Pd
di Raffaella Pessina

Il M5S alla marcia di protesta di ieri: “Siamo gli unici ad aver rinunciato”. Il dem Miceli: “È una presa in giro. Dovevano dimettersi”

Tags: Ars, Vitalizio, M5s, Pd, Carmelo Miceli



PALERMO - Manifestazione ieri del Movimento cinquestelle contro il privilegio del vitalizio per i deputati regionali. Come è noto, ieri è scattato il giorno in cui i parlamentari hanno maturato tale diritto. Gli attivisti del M5S si sono dati appuntamento ai Quattro Canti, a Palermo, per sfilare fino a Palazzo dei Normanni. I grillini hanno protestato contro quello che definiscono “il privilegio dei parlamentari dell’Ars che acquisiranno il diritto di andare in pensione a 65 anni: oggi scatta il termine dei 4 anni, 6 mesi e un giorno previsto per maturare i requisiti”. “Vogliamo ricordare ai siciliani che c’è qualcuno che è più uguale degli altri – ha detto Giancarlo Cancelleri, deputato all’Ars del Movimento - è una vergogna. I deputati hanno cercato di portare la discussione in Aula, “ma l’Ars e il presidente Giovanni Ardizzone – ha aggiunto - hanno ignorato la nostra proposta. Oggi (ieri per chi legge) gli ricordiamo che è il giorno del privilegio. La politica deve fare una cura dimagrante. Dispiace che ancora oggi la Sicilia si porta agli onori della cronaca per questi privilegi. Abbiamo organizzato una passeggiata simbolica per ricordare ai deputati e alle forze politiche che siamo gli unici ad aver rinunciato a questo privilegio. Il M5S al vitalizio travestito da speedy-pensione ha rinunciato nei giorni scorsi - ha continuato ancora Cancelleri - con tanto di lettera ufficiale depositata agli uffici dell’Ars e ha fatto il possibile per cancellare questo percorso di favore per tutti gli altri deputati regionali, presentando una proposta di modifica del regolamento delle pensioni dell’Ars all’ufficio di presidenza di palazzo dei Normanni”.
 
Di “presa in giro” da parte dei grillini parla Carmelo Miceli, segretario provinciale del Pd di Palermo: “Servirebbe altro - dice l’esponente del Partito democratico - non di certo le prese in giro come la ‘marcia’ che il Movimento cinquestelle ha inscenato a Palermo contro i privilegi. Per non maturare il diritto alla pensione i Cinquestelle avevano un unico strumento: presentare le proprie dimissioni entro ieri. Solo così, secondo la legge vigente, cioè l’unica cosa che conta, avrebbero rinunciato veramente e immediatamente ai privilegi di casta e, di conseguenza, essere realmente diversi dagli altri. Non lo hanno fatto. Il re è nudissimo, sono come gli altri”. “E come i deputati grillini - sottolinea Miceli - anche tutti gli altri che siedono sugli scranni di Sala d’Ercole maturano una guarentigia economica per tutta la durata della loro vita e anche oltre. Quali i meriti? Essere stati eletti all’Ars. E nulla importa - prosegue l’esponente Pd - se la legislatura che sta terminando è stata tra le peggiori di sempre. Una Caporetto. E nonostante ciò i deputati regionali per l’ennesima volta faranno un terno secco, beffando i siciliani. Subito ribattono i rappresentanti del Movimento cinquestelle: “È sempre e comunque - dicono i deputati M5S - una cosa inaccettabile per i cittadini, che va assolutamente cancellata. Non ci lamentiamo poi dello scollamento tra società ed istituzioni. Finché esisteranno privilegi di questo tipo, la gente continuerà a guardare alla politica, giustamente, con grande distacco e diffidenza”.

Ma i grillini non sono stati gli unici a lanciare strali contro i vitalizi: tutte voci però cadute nel vuoto, di qualsiasi colore politico. Nulla è stato fatto per cambiare la situazione. Secondo i dati pubblicati sul sito dell’Ars, a dicembre del 2016, i vitalizi costano ai cittadini 18 milioni di euro per 310 soggetti. La maggior parte di questi percepisce assegni “diretti”, integralmente maturati precedentemente al 1° gennaio 2012 con il sistema retributivo. Poi vi sono coloro che, invece, percepiscono pensioni dirette “pro-rata”, calcolate cioè in parte secondo il sistema retributivo e in parte secondo l’attuale sistema contributivo. Il Regolamento delle pensioni dei deputati - approvato dal Consiglio di presidenza il 28 febbraio 2012 e aggiornato con le modifiche apportate dall’Aula il 23 aprile 2014 - ha previsto l’abolizione del vitalizio a decorrere dal 1° gennaio 2012. La normativa, però, “salva” gli assegni erogati ai beneficiari che ne avevano maturato il “diritto” prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina. E salva anche coloro che sono diventati deputati dopo l’entrata in vigore dello stesso, perché se è vero che il vitalizio è stato abolito, è anche vero che esso è stato soppiantato dall’istituzione di una nuova “rendita”, vale a dire un sistema previdenziale contributivo in base al quale il deputato cessato dalla carica riceve una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati.

Articolo pubblicato il 07 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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