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Quotidiano di Sicilia

Filiera del legno, la Sicilia se lo fuma
di Rosario Battiato

In Italia aumenta la superficie boscata certificata, mentre nell’Isola crescono solo i costi per i danni degli incendi. Un patrimonio che brucia invece di produrre reddito, lavoro ed energia

Tags: Foresta, Bosco, Sicilia, Incendio



PALERMO – Il patrimonio boschivo dell’Isola va in fumo e il conto è salatissimo: prevenzione, antincendio e ripristino costano fino a 140 milioni di euro all’anno. Un vero e proprio spreco di risorse economiche e ambientali che potrebbero essere utilizzate per avviare la messa a reddito dei boschi per produrre energia o per la filiera del legno, settori nei quali la Sicilia ha un prelievo inferiore di quindici volte rispetto al Molise. E adesso che l’estate è alle porte, il pericolo è imminente.

L’ultima denuncia in ordine di tempo è arrivata nei giorni scorsi da Ersilia Saverino, consigliera comunale di Catania, che ha sottolineato i rischi connessi al clima caldo e secco di questi giorni con un’emergenza fiamme che rischia di superare in breve tempo i livelli di guardia. Commercianti e abitanti hanno segnalato la necessità di interventi di messa in sicurezza in alcune zone della città e Saverino sta preparando “un dettagliato resoconto”, cioè “una mappatura delle zone rosse dove occorre cominciare immediatamente la bonifica dei terreni abbandonati”.

Non è un buon inizio. Già ad aprile si sono segnalati incendi dolosi nel palermitano, poi, nei giorni scorsi, gli allarmi ripetuti nelle zone nell’ennese. La protezione civile chiede un pieno coinvolgimento dei sindaci con piani di prevenzione per ogni territorio, ma è stato problematico anche l’avvio della macchina regionale della campagna antincendio che dovrebbe essere pronta intorno al 15 giugno, così come previsto dalla legge. Il documento tecnico delle spese del bilancio finanziario per il triennio 2017-2019 approvato dall’Ars (lr 9 maggio 2017, n.9) ha previsto una prima distribuzione dei fondi e si opera per avviare i primi lavori nelle varie province. Tra le quote assegnate nei vari capitoli dell’antincendio ci sono le “spese per l’impiego del personale del corpo forestale della regione in attività di protezione civile comprese quelle di salvaguardia del territorio dagli incendi durante il periodo estivo”, pari a 684 mila euro per il 2017, “spese per la prevenzione e gli interventi per il controllo degli incendi boschivi, nonché per interventi di tipo conservativo”, pari a 9,9 milioni di euro (91,5 lo scorso anno) come previsione di competenza, e poi ancora altre spese per i mezzi operativi (circa 63 mila euro), per gli interventi di ricostruzione del potenziale forestale danneggiato (circa 10 milioni).

La procedura di azione regionale, pertanto, non sembra cambiare
anche se, visto il prologo, la situazione potrebbe diventare ancora più incandescente. Lo scorso anno la Sicilia si è confermata come una delle regine del fuoco, ribadendo una tendenza di lungo periodo: secondo posto per numero di incendi (841), cioè il 17% del totale nazionale, e stessa posizione per superficie boscata percorsa dal fuoco (5.252,4 ettari). Altri 11 mila ettari arrivano, invece, dalla superficie non boscata, cioè un terzo del totale della superficie nazionale (dati del corpo forestale dello Stato, dal primo gennaio scorso assorbito dall’Arma dei Carabinieri).
Sommando questi due valori, che assieme valgono circa 16 mila ettari di terreno, scopriamo che la Sicilia, da sola, copre un terzo delle superfici coperte dal fuoco di tutta Italia.

Numeri impressionanti distribuiti su una superficie veramente minima
. La Sicilia, infatti, ha un numero stratosferico di incendi su una superficie boscata che, in rapporto alla superficie totale, è tra le più basse d’Italia. I dati arrivano dalle ultime stime realizzate dall’inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc 2015) – il progetto del ministero delle Politiche agricole e del Corpo forestale dello Stato – che hanno censito 381 mila ettari (senza includere nel calcolo gli impianti di arboricoltura), cioè 3.810 kmq che equivalgono a poco meno del 15% del totale del territorio isolano. Anche in valore assoluto non va meglio: la Sicilia è la quinta, tra le regioni italiane, per superficie boscata complessiva.

Un patrimonio che si perde e che costa. Alcuni studi accademici, che hanno misurato i costi dei danni da incendi boschivi, considerando i costi di ripristino e quelli diretti legati allo spegnimento, hanno tracciato una quota complessiva di circa 6 mila euro complessivi per ettaro.

In Sicilia, stando ai numeri dello scorso anno, il conto sarebbe di circa 31 milioni di euro. Si tratta di una stima, anche perché va considerato che “superficie percorsa dal fuoco” non implica necessariamente l’estinzione del bosco. A questi numeri, comunque, andrebbero aggiunti quella della macchina antincendio che si aggirano sui 110 milioni di euro all’anno tra pulitura boschiva e antincendio, secondo quanto riportato dai sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uil Uila in una nota di metà maggio. Nel complesso fa una somma niente male: circa 140 milioni di euro all’anno.

La Sicilia brucia i boschi che altrove sono fonte di reddito
tramite programmi razionali di tutela (i boschi sono indispensabili nella lotta al dissesto), prelievo e messa a reddito. Nell’Isola il prelievo (conifere e latifoglie) da lavoro è pari a circa 15 mila metri cubi e a 20 mila per uso energetico, un dato lievemente in crescita rispetto all’anno precedente, ma lontanissimo anche dalle altre regioni del sud come Molise (60 mila per uso energetico), Abruzzo (233 mila per uso energetico), Sardegna (110 mila per uso energetico) o del Centro come la Toscana (90 mila da lavoro e 539 mila per uso energetico) e il Lazio (274 mila per uso energetico). Il top è il Trentino con più di un milione da lavoro e 400 mila per uso energetico, ma anche la Lombardia gioca bene le sue carte con 600 mila da lavoro e poco meno per uso energetico.
 

 
In tutta Italia crescono le certificazioni forestali
 
PALERMO – Investire sul prelievo forestale è un’azione sostenibile, consentita anche dalle politiche Ue. In tal senso esiste anche una grande attenzione alla certificazione forestale come strumento per rafforzare la propria attività tramite una dichiarazione di sostenibilità. Nell’ultimo anno sono cresciute del 15% le aziende italiane certificate, secondo quanto emerso nel corso dell’assemblea annuale di Pefc Italia, l’organismo nazionale dello schema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e nel mondo.
 Una tendenza che conferma come la certificazione sia di fatto uno strumento determinante per aprire i nuovi mercati alle imprese italiane. “I boschi italiani certificati Pefc si estendono su una superficie di 827.139,51 ettari, pari al circa il 9,4% della superficie forestale totale (8.759.200 ettari), in linea con i valori a livello mondiale – ha detto la presidente del Pefc Italia, Maria Cristina D’Orlando –. L’area a maggior certificazione è quella gestita dal Bauernbund - Unione Agricoltori di Bolzano (con 301.066,08 ettari, il 36,7% del totale PEFC italiano)”.
A seguire ci sono quelle gestite dal Consorzio dei Comuni Trentini (con 258.566,72 ettari, il 31,5%),  dal Gruppo Pefc Veneto (con 84.528,940 ettari, l`10,2%), quindi da Uncem in Friuli Venezia Giulia (con 81.913 ettari, il 10%).
In fondo alla classifica ci sono le foreste del Piemonte, Lombardia, Toscana, Basilicata, Liguria, Emilia Romagna e Umbria. Ancora distante l’Isola, ma per il 2017 sono attese “nuove foreste certificate per la loro sostenibilità anche in Calabria, Sicilia e Sardegna”.
 

 
Pantelleria, nuovi alberi piantumati “dal basso”
 
PALERMO – Numeri da record per la campagna di crowdfunding lanciata per il recupero e la riforestazione di circa 10-15 ettari dell’isola di Pantelleria (da mille a 700 alberi a ettaro) che sono andati distrutti nell’incendio doloso del maggio 2016 che complessivamente ha riguardato 600 ettari (10% dell’Isola).
Grazie ai cittadini e a tre aziende nazionali (Terna, EcoTyre e Naturalmente Organic Cosmetic), la raccolta ha già raggiunto quota 32 mila euro, un ottimo punto di partenza per una campagna che si concluderà nel marzo 2018.
Si tratta di una delle più importanti iniziative di raccolta fondi mai realizzate in Italia a sostegno dell’ambiente, che è stata ideata e realizzata dal Comitato Parchi per Kyoto, in collaborazione con il Comune di Pantelleria, Federparchi-EuroParc Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo e il dipartimento Scienze agrarie e forestali (SAF) dell’Università degli Studi di Palermo.

L’isola, che dal 28 luglio è anche Parco Nazionale, il primo in Sicilia e il ventiquattresimo d’Italia, vedrà la prima piantumazione degli alberi a partire dal prossimo autunno e sono state scelte, con la collaborazione del Dipartimento Saf dell’Università degli Studi di Palermo, specie autoctone già presenti a Pantelleria nel rispetto della biodiversità locale.
Sono state privilegiate specie rare o minacciate, come il pino di Aleppo, il pino marittimo, lecci, piante e arbusti caratteristici della macchia mediterranea.

Articolo pubblicato il 07 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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