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Quotidiano di Sicilia

La scure della Consulta sulla Finanziaria 2016
di Raffaella Pessina

Continua il braccio di ferro tra la Regione Sicilia e il governo nazionale. Saltano norme su agevolazioni auto storiche e tributo rifiuti

Tags: Ars, Regione Siciliana, Finanziaria



PALERMO - La scure di Roma sulle leggi approvate dall’Assemblea regionale siciliana si è abbattuta spesso in questi ultimi tempi, soprattutto dopo la abolizione del Commissario dello Stato. È stato il caso, in merito alle leggi impugnate, della legge di stabilità della Regione siciliana, approvata il 3 marzo dell’anno scorso dall’Ars, documento che è stato impugnato dal Governo nazionale davanti alla Corte costituzionale.
 
La Regione Sicilia ha fatto ricorso e la Consulta ha finalmente dato il suo responso: alcune norme sono state dichiarate illegittime e ha invece respinto il ricorso dello Stato su altre norme della manovra, sostenendone la legittimità, così come provato dalla Regione che si è costituita in giudizio. In particolare, è saltato il tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti, perché in contrasto con le norme statali sulla materia. Cancellate anche le norme metriche sull’erogazione di carburanti e quelle sull’estensione delle agevolazioni previste per i veicoli e i motoveicoli “storici” con età pari o superiore a trent’anni. Nello specifico, gli articoli dichiarati illegittimi sono 34, commi 1, 7, 12, terzo periodo, e 13; 49, comma 5, comma 7, primo periodo (parzialmente) e secondo periodo; 50, commi 1, 2, 3 e 6. La Consulta ha invece rigettato il ricorso dello Stato sui provvedimenti che riguardano le Ztl e sulle proroghe dei contratti fino a fine 2018 del personale precario.

Sono sempre stati difficili i rapporti tra la Regione Sicilia, a Statuto speciale, lo Stato e i ricorsi. A titolo di esempio, ricordiamo che sempre l’anno scorso, il 17 maggio la Regione aveva approvato attraverso l’Ars, la legge n. 8 “Disposizioni per favorire l’economia. Norme in materia di personale. Disposizioni varie”. La norma prevedeva la stabilizzazione dei 61 precari ex Italter/Sirap, in servizio con contratti a tempo determinato alla Protezione civile, dopo la liquidazione delle due società avvenuta circa 30 anni fa. Il Consiglio dei ministri ha impugnato l’articolo 31 della legge e la Corte costituzionale ne aveva accolto il ricorso, riconoscendo la violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione, per violazione della regola del pubblico concorso per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e dei principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.

In quel caso si prendeva in causa il contratto dei lavoratori Italter e Sirap che dal 2001 veniva equiparato a quello economico (e non giuridico) dei dipendenti regionali. Nell’aggiornare il ruolo unico della dirigenza regionale, la legge prevede la possibilità di conferire incarichi dirigenziali anche ai precari di queste due società e la Corte costituzionale ha rilevato la “violazione dell’art. 97 della Costituzione, in base al quale l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni avviene attraverso concorso.

Un caso più recente è stato quella che ha visto il Consiglio dei ministri impugnare la legge sulla proroga dell’esercizio provvisorio per il 2017 (n. 4 del 01/03/2017) che prevedeva anche l’istituzione del Fondo regionale per la disabilità e le norme urgenti per le procedure di nomina nel settore sanitario regionale. è stato proprio quest’ultimo l’argomento oggetto dell’impugnativa, in quanto, secondo il Consiglio dei ministri, eccede le competenze attribuite alla Regione dallo Statuto speciale e prevede commissariamenti non consentiti dalla normativa statale di riferimento.

Articolo pubblicato il 08 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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