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Quotidiano di Sicilia

Ferrovie, si aspetta il contratto di servizio
di Rosario Battiato

L’ultimo è scaduto il 31 dicembre 2016 e serviva da “ponte” per quello decennale che avrebbe coperto la Regione fino al 2026. Il mancato accordo mette a rischio il trasporto ferrato in Sicilia e gli investimenti di Trenitalia

Tags: Trenitalia, Sicilia, Ferrovie



PALERMO - Il futuro del Contratto di servizio tra Trenitalia e Regione resta ancora un’incognita nei tempi e nei contenuti che si andranno a definire. L’ultimo, intanto, è scaduto lo scorso 31 dicembre ed era stato definito e firmato tra la fine del 2015 e il 2016 con la promessa che sarebbe stato soltanto un contratto ponte in vista del contratto decennale che avrebbe dovuto coprire il periodo compreso tra il 2017 e il 2026. La Sicilia è abituata ad aspettare, visto che per firmare il contratto-ponte c’erano voluti ben sei anni e l’Isola era rimasta una delle poche Regioni d’Italia a non averlo. Adesso ancora un futuro nebuloso, dopo che mercoledì della scorsa settimana un incontro all’Ars, convocato dalla IV commissione di palazzo dei Normanni, aveva visto Orazio Iacono, direttore del trasporto regionale, precisare tutti i rischi di questo ritardo e della mancata chiusura dell’accordo.

In ballo ci sono gli investimenti già fatti in Sicilia: Trenitalia potrebbe ritirare dall’Isola i sei treni “jazz”, giunti solo lo scorso anno, che l’azienda aveva acquistato anticipando circa 40 milioni del nuovo contratto di servizio. A rischio anche quelli futuri. Dopo la prima gara andata a vuoto, nel luglio dello scorso anno, Trenitalia ha, infatti, avviato una nuova ricerca per treni diesel sulla Gazzetta europea dello scorso 16 maggio con un bando del valore di 1,6 miliardi di euro – lo ha annunciato Barbara Morgante, amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia –, per l’acquisto di 135 convogli da impiegare lungo le linee non elettrificate delle regioni italiane. Tempo per la presentazione delle offerte fino al 5 luglio con un contratto che prevede, inoltre, la manutenzione completa dei treni acquistati per i 15 anni successivi alla consegna di ciascun convoglio. La Sicilia è in pole position per ospitare, a partire dal 2020, i nuovi treni per almeno due ragioni: da una parte l’elevata presenza di linee non elettrificate (più del 40%) e dall’altra l’ipotetica chiusura di un contratto di servizio con garanzie per Trenitalia. Inoltre l’età media dei treni regionali è tra le più alte d’Italia. Nell’ultimo rapporto di Legambiente sul tema (Pendolaria 2016), il materiale rotabile isolano è il terzo d’Italia per anzianità (23,2 anni), mentre il 63,5% dei treni ha più di 15 anni. Senza poi considerare il taglio dei servizi nel periodo compreso tra il 2010 e il 2016 che ha riguardato il 12,1% del totale a fronte di un 7,7% di aumento delle tariffe.

Una situazione da risolvere in tempi brevi, ma che si è complicata, stando alle ultime notizie riportate sulla stampa regionale, perché le due parti sarebbero ancora distanti. In primo luogo la Regione vorrebbe risparmiare sulla cifra annuale da versare a Trenitalia. Il contratto-ponte, quello scaduto lo scorso dicembre, aveva fissato un tetto specifico, prevedendo che la Regione, in quanto competente in materia di programmazione e finanziamento del servizio, avrebbe versato 111,5 milioni di euro all’anno a fronte di una produzione di 9,5 milioni di treni-km che sarebbe stata accresciuta nel tempo in termini di frequenza delle corse e di chilometri percorsi. In discussione anche la questione relativa agli investimenti in proprio della Regione, che dovrebbero incidere sull’accordo, garantendo un numero più cospicuo di corse. L’assessore Pistorio ha dichiarato a Tp24.it che all’Ars ci sono appunto due emendamenti attualmente bloccati che riguardano le due questioni del costo e degli investimenti in proprio. Risolvere le controversie non sarà semplice, visto il clima da fine legislatura.

Articolo pubblicato il 09 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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