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L'economia circolare non getta via niente
di Carlo Alberto Tregua

Riutilizzo di cibo e rifiuti

Tags: Economia, Economia Circolare



In Svezia, vige il principio secondo il quale il cittadino viene servito dalla culla alla bara. Ed è effettivamente così perché in quel Paese nessuno si preoccupa del futuro, in quanto uno Stato, che funziona veramente bene ed al servizio dei propri cittadini, li cura in ogni momento della loro vita. Cosicché viene meno il bisogno di accumulare ricchezza e riserve per eventuali imprevisti ai quali pensa lo Stato.
Si tratta di una filosofia opposta a quella del nostro Paese, dove vige un egoismo indiscriminato, dove ognuno pensa a se stesso e nessuno all’interesse generale.
Nel Paese scandinavo è pienamente giustificata la pressione fiscale superiore a quella italiana, il che è tutto dire. Ma nessuno si lamenta perché, a fronte del pesante fardello, si ricevono servizi di ogni genere e tipo per mettere al sicuro il futuro di quei cittadini.
Si dirà che la mentalità dei Nord-europei è diversa da quella degli europei mediterranei: ovvio! Ciò non toglie che i principi di equità dovrebbero valere a qualunque latitudine.

In Svezia, si ricicla tutto, l’economia circolare trova piena attuazione. Il cibo non si getta nella spazzatura, l’immondizia non si accatasta nelle discariche, con il conseguente danno ambientale che tutti conosciamo. Anzi in quel Paese, nel quale funzionano decine di impianti di produzione energetica, si accetta l’importazione di Rsu.
Nel nostro Paese accade tutto il contrario. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher sono andati al macero nel 2016 ben 8 miliardi di euro di cibo: un delitto del quale non risponde nessuno, mentre dovrebbero risponderne le istituzioni chiamate a evitare questo enorme spreco di fronte alla dilagante povertà.
Come evitarlo? Organizzando sistemi di raccolta del cibo non consumato, soprattutto quello degli esercizi pubblici, da destinare alle organizzazioni di volontariato, che userebbero questo tesoro per soddisfare i bisogni essenziali dei sette milioni di poveri che dimorano nel nostro Paese.
Non ci vogliono scienziati né politici o burocrati particolarmente dotati per copiare modelli che funzionano, seppur con gli opportuni adattamenti per la loro applicazione nel nostro Paese.
 
La questione dei Rifiuti solidi urbani, che si accumulano nelle discariche, è quasi tutta centro-meridionale. Nel Nord ci sono 26 impianti di energia dove finiscono tali Rsu dopo essere stati trattati con la sottrazione di tutte le materie prime: cellulosa, plastica, vetro, ferro ed altro. Non solo, col trattamento si produce energia elettrica, biogas, biocherosene e con i residui si produce materia prima per il sotto-asfalto delle strade.
Ecco come funziona, o come dovrebbe funzionare, l’economia circolare. Secondo Antoine-Laurent de Lavoisier (1743-1794): “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, compreso il corpo umano che è fatto di sostanza organica.
E allora perché mandare al macero cibo e rifiuti anziché utilizzarli per dare sollievo ai poveri, da un canto, e produrre servizi e materie prima, dall’altro?
Solo la pochezza di governanti e dirigenti pubblici, soprattutto quelli meridionali porta a un tale pernicioso risultato che si denuncia dalle colonne di questo giornale ormai da quasi quarant’anni.

Se si dovessero inventare sistemi organizzativi per l’utilizzazione del cibo non consumato e dei Rifiuti solidi urbani, qualcuno potrebbe dirsi incapace di progettare e programmare i sistemi organizzativi. Ma tutto ciò esiste nel mondo ed esiste in Italia.
Ammirevoli sono i giapponesi che hanno copiato tutto quello che esisteva e sono risorti dalla distruzione totale del 1945, quando le due bombe atomiche furono sganciate su Nagasaki e Hiroshima (la prima dal bombardiere B-29 Superfortress, storicamente denominato dal suo pilota Paul Tibbets “Enola gay”).
Ricordiamo che i governi del Sol Levante del Dopoguerra pagavano un premio ai loro cittadini che consegnavano agli uffici fotografie di qualunque cosa scattata in giro per il mondo. Oggi il Giappone, con i suoi 126 milioni di abitanti e le circa 6.000 isole, ha un Pil 2016 di 4 mila miliardi di dollari, oltre il doppio di quello italiano.
Inventarsi l’organizzazione o copiarla? Non vediamo nel nostro Paese chi sia capace dell’una o dell’altra attività.

Articolo pubblicato il 10 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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