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Quotidiano di Sicilia

Imprese siciliane, è Malta la terra promessa
di Chiara Borzì

Sono molte le aziende isolane che hanno deciso di trasferirsi o progettare un piano di internazionalizzazione “sotto casa”. Tra le motivazioni principali, la presenza di una burocrazia efficace e di un sistema economico tra i più efficienti del Mediterraneo

Tags: Malta, Impresa



CATANIA – Sole, mare e burocrazia efficace. La differenza tra Malta e la Sicilia passa tutta da qui, ovvero nel rapporto esistente tra la macchina statale e il tessuto sociale, in particolare quello imprenditoriale che - maltese e non solo - gode di profitti importanti garantiti dal rapporto orizzontale ricreato con una dirigenza locale di qualità. Non ci sono altre differenze, in particolare nello stile di vita, praticamente indico per benefici. è per questo che molte aziende, anche siciliane, hanno deciso di trasferirsi a Malta o hanno progettato un piano d’internazionalizzazione che si può definire “sotto casa”.

Malta infatti dista appena 15 minuti di aereo dalla Sicilia, ma ha un Pil in crescita del 5% l’anno e una disoccupazione al 3-4%. Se le distanze geografiche sono quasi impercettibili, quelle economiche sono notevoli.

“C’è tantissimo feeling tra la Sicilia e Malta, abbiamo lavorato su tantissimi progetti. Parlato della creazione del gasdotto con il Comune di Catania e discusso altre opportunità a favore della ricerca e la storia, ma ci sono alcune differenze tra noi e la Sicilia - ha dichiarato proprio da Catania l’ambasciatrice di Malta in Italia, Vanessa Frazier -. Tenevo molto a dire, anche in maniera molto diretta, che Malta non è un paradiso fiscale. Eventuali imprenditori siciliani che pensano ad un trasferimento per nascondere i soldi, sbagliano di grosso. Giornali e riviste italiane ritraggono Malta ancora come una offshore, in realtà siamo membro a pieno titolo dell’Unione europea ed in quanto tale non possiamo essere un paradiso fiscale. Semplicemente, il nostro livello di tassazione è più basso perché garantiamo maggiore trasparenza e scambio d’informazione, abbiamo una giurisdizione severa ed efficiente. In particolare - ha spiegato l’ambasciatrice Frazier -, per risolvere i problemi delle aziende da noi si parla direttamente con i decision maker che hanno responsabilità sul campo”.

La lenta crescita italiana potrebbe far sembrare Malta come una sorta di “terra promessa” per gli imprenditori siciliani, davvero vicini ad uno dei sistemi economici più efficienti del Mediterraneo.

“Da circa 8 anni attraversiamo una crisi molto difficile - ha evidenziato il vice presidente di Confindustria Catania, Antonio Biriaco - per questo è fondamentale focalizzare l’impresa in un’ottica d’internazionalizzazione. La Sicilia in quanto isola aggancia più difficilmente la ripresa e ha un sistema imprenditoriale chiaramente indebolito. La stabilità governativa di Malta e il suo modo di fare impresa devono essere un modello. L’imprenditoria siciliana può lavorare in sinergia con Malta per ottenere una grossa possibilità: internazionalizzare vicino casa”.

E chiaro, infine, il ruolo importante giocato a Malta dalle banche. La Bank of Valletta in particolare è riferimento per l’imprenditoria locale ed ha sedi anche in Italia. Passando da stato offshore a membro trasparente della Comunità europea, Malta ha acquistato qualità differenti ma utili ad attirare investitori.

“Il salto di qualità più importante a favore degli investitori stranieri Malta lo ha fatto iscrivendosi nella lista dei paesi a fiscalità trasparente – ha dichiarato Simone Meneghini, direttore ufficio di rappresenta di Bank of Valletta a Milano -. Lo stesso in cui sono presenti Italia e Francia. Malta era un paradiso fiscale, ma adesso non lo è più, a causa di questa misinformazione mantiene una fama negativa che sopravvive dal passato. In realtà ci sono elementi, come il costo del lavoro più basso, che scaturiscono dall’obiettivo datosi dal governo di puntare seriamente sulle risorse umane, tante e qualificate. Ed inoltre - ha concluso Meneghini - Malta viene scelta per la propensione ad accettare solo progetti effettivamente strutturati, ovvero proposti da imprese che hanno idee chiare sul business da instaurare sul territorio, con personale e strumenti scelti accuratamente”.

Articolo pubblicato il 14 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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