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Quotidiano di Sicilia

Siccità, un'altra estate di sete. Boschi e campi siciliani a rischio
di Rosario Battiato

L’allarme di Coldiretti: aumento delle temperature (+1,8°) e precipitazioni “eccezionalmente scarse”. Deficit idrico nelle Isole: 64% di piogge in meno rispetto alla media stagionale

Tags: Caldo, Siccità, Sicilia, Coldiretti



PALERMO – Caldo e siccità moltiplicano i pericoli per i boschi e l’agricoltura isolana. Alle tradizionali criticità infrastrutturali della rete idrica, infatti, si associa la combinazione dovuta alla crescita delle temperature e all’abbassamento delle percentuali di precipitazione. La situazione regionale si inserisce nel quadro nazionale degli ultimi aggiornamenti, diffusi dalla Coldiretti su dati Ucea, che confermano per la prima decade del mese una media superiore di 2,2 gradi rispetto alla media di riferimento, mentre le precipitazioni sono risultate in calo del 52%.

Numeri pericolosi che si declinano in maniera differente sul territorio nazionale. Nella fascia settentrionale del Paese il dato è stato più elevato (+2,7 della media), rispetto ai valori più contenuti del Centro (+2,6) e del Sud e delle Isole (+1,8). A preoccupare, tuttavia, è il dato che riguarda il deficit idrico che presenta valori completamente differenti visto che al Nord il calo è stato consistente (51,6% in meno) e tuttavia contenuto rispetto ai valori del Centro (85% in meno) e della fascia meridionale e insulare (64,6% di pioggia in meno). Un clima fuori controllo che aveva già registrato una primavera caldissima – la seconda più calda dal 1800 ad oggi, secondo i numeri della Coldiretti – e con pochissime precipitazioni che hanno visto un deficit di quasi il 50% rispetto alla media delle precipitazioni e in linea con un inverno che è stato al terzo posto della storia tra quelli più asciutti.

Una tendenza di lungo corso visto che, poco più di un anno fa, il Servizio informativo agrometereologico siciliano (Sias), aveva registrato per l’Isola, tra il dicembre del 2015 e il febbraio del 2016, precipitazioni “eccezionalmente scarse” e si tratta “per le siccità invernali di breve periodo, di uno degli eventi più gravi della storia della Sicilia con pochissimi precedenti nelle serie storiche”. Nel periodo in questione tutte le province, ad eccezione di Messina, avevano totalizzato quantitativi di precipitazione inferiore a quelli del periodo 2003/2015 di funzionamento della rete di stazioni Sias.

Le conseguenze di questa tendenza ricadono sull’interno sistema ambientale ed economico. Nel mirino, infatti, ci sono le foreste che, grazie alla miscela esplosiva di caldo e siccità, diventano particolarmente esposte agli incendi. E in Sicilia, dove il fenomeno è sempre stato particolarmente diffuso (lo scorso anno al secondo posto con 841 incendi, pari al 17% del totale nazionale, e 5.252,4 ettari di superficie percorsa dal fuoco), potrebbe essere un motivo in più per preoccuparsi. Motivi che non mancano nemmeno agli agricoltori che devono ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni.

L’Isola è nel mirino della siccità da tempo
e la situazione degli invasi e delle infrastrutture, che registrano rispettivamente capienze autorizzate che non sfruttano l’intera potenzialità e perdite record dalle condutture, amplifica le preoccupazioni. La battaglia col clima, insomma, si sta perdendo e il Wwf ha di recente ha lanciato un ulteriore messaggio in vista dell’approvazione Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto dagli specialisti del Ministero. Secondo quanto riportato dall’associazione ambientalista in una nota diffusa nei giorni scorsi, circa un quinto del territorio nazionale italiano è ritenuto a rischio desertificazione e il 41% di questa porzione si rintraccia “nelle regioni dell’Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia”.

Articolo pubblicato il 20 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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