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Quotidiano di Sicilia

Sicilia, l'industria blu vede nero
di Adriano Agatino Zuccaro

Regione: dal turismo 4% di Pil e 13,5 mln di pernottamenti nel 2016 contro 14,9 mln di Malta, 109 delle Canarie, 100 delle Baleari. Senza programmazione di eventi, hotel pieni solo in estate e per brevi periodi

Tags: Mare, Turismo, Economia, Sicilia



“Il turismo genera solo il 4% del PIL regionale della Sicilia e ciò è dovuto a problemi infrastrutturali, al calo nella domanda interna e al fatto che i flussi turistici si concentrano prevalentemente durante la stagione estiva e in poche aree urbane”. Così, in un'analisi approfondita di giugno 2015 il Parlamento europeo bollava la performance isolana. La media italiana si attesta al 10,2% mentre a Malta la percentuale sale al 17%. Il confronto sui pernottamenti con arcipelaghi ed isole europee è impietoso: nel 2016 alle Canarie se ne registrano 109,9 milioni,  alle Baleari 58 milioni nei soli alberghi (più almeno altri 40 nelle altre strutture ricettive, anno 2015). La Sicilia si ferma a 13,3 milioni. Il confronto con le regioni “virtuose” italiane ci vede sempre in bassa classica: 63,2 milioni di pernottamenti in Veneto e 13,7 in Piemonte nel 2015. Alcuni turisti stranieri iniziano a scegliere l'isola anche fuori dai mesi estivi ma il bilancio resta negativo.

Malta nel 2016 ha totalizzato 47.152 pernottamenti per chilometro quadrato. Un’isoletta di appena 316 kmq riesce a calamitare 14,9 milioni di pernottamenti in un anno con numeri da capogiro ad agosto.
In Sicilia solo poche aree urbane riescono ad attrarre turisti mentre gran parte del territorio non riesce “ad essere messo a frutto”. Così, 25.711 kmq producono appena 13,3 milioni di pernottamenti (dati siciliani inerenti all’anno 2016 forniti dall’Osservatorio turistico regionale in attesa di validazione da parte di Istat-titolare dell’indagine): 517 pernottamenti per chilometro quadrato. Se ciò non bastasse, come riportato nel Piano regionale di propaganda turistica 2017: “ Il sistema economico connesso al turismo, nonostante le potenzialità e l’incremento significativo dei flussi turistici [che i numeri provvisori non sembrano avvalorare] stenta a creare ricchezza. Infatti l’incremento dei flussi turistici è stato trainato da turisti che soggiornano prevalentemente in alloggi in affitto: un turista che alloggia in case in affitto spende meno (oltre il 50% in meno!) del turista che si serve del sistema ricettivo alberghiero”.

Bisogna aggiungere che molte case in affitto sfuggono al controllo del fisco (e delle statistiche sui flussi turistici) e dunque producono spesso un danno all’economia isolana. Il motivo del flop siciliano va ricercato anche nelle strategie di promozione. “Il turista, nella scelta della destinazione e  nell’organizzazione della vacanza, è autonomo, critico, indipendente, competente, informato, esigente e selettivo, sempre alla ricerca di contenuti e consigli di altri viaggiatori; realizza contenuti, condivide esperienze nella rete. Il turismo di massa è scomparso ed è stato sostituito dalla massa di nicchie di turismi” si legge nel Piano regionale. Il problema è che “la  Sicilia, insieme alla Toscana, è un ‘brand’  turistico noto sia sul mercato nazionale, che su quelli europei (oltre che giapponese e americano) e che tuttavia, tale notorietà fatica a tradursi in interesse a scegliere la Sicilia come meta di vacanza” prosegue il Piano. L’interesse dei turisti “vola” verso altre mete, certamente più povere sotto il profilo artistico e culturale ma ben organizzate in materia di strutture ricettive e servizi al clienti.

Parliamo delle Isole Baleari e delle Canarie. 4.992 kmq in grado di calamitare 58 milioni di pernottamenti negli hotel nel primo arcipelago, 7.447 kmq con ben 109,9 milioni di pernottamenti nel secondo caso. Gli alberghi delle Baleari hanno registrato un incremento del 7,5% rispetto all’anno 2015, in cui sono stati registrati 54,2 milioni di pernottamenti. Lo dice l’Istituto nazionale di Statistica (Ine). La comunità delle Baleari in Spagna ha il più alto grado di occupazione dei posti letto durante il 2016, con il 79,5%. Seguono Canarie (78,6%) e Valencia (60,4%). La comunità delle Baleari si piazza al secondo posto per numero di turisti stranieri, con il 24,9% del totale. Le principali zone turistiche per numero di pernottamenti sono state l’isola di Maiorca (con più di 41,9 milioni di pernottamenti), l’isola di Tenerife (con 23,3 milioni) e la zona di Barcellona (19,4 milioni).
 


Visitatori russi in crescita ma il saldo resta negativo
 
“La Sicilia soffre, come tutto il Mezzogiorno, di una scarsa capacità attrattiva di forme di turismo destagionalizzate. Nel confronto internazionale, la Sicilia non riesce ad incrementare i flussi di turismo (soprattutto straniero) fuori dai picchi stagionali” leggiamo nel Piano regionale di propaganda turistica 2017.
Passi in avanti si registrano nel quadrimestre gennaio-aprile del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015. I pernottamenti nelle strutture ricettive della Sicilia da parte di turisti tedeschi sono cresciuti del 36,9%, 39,8% se si considerano i francesi, 46,7% statunitensi, 50,3% spagnoli, 19,3% russi, 16,3% inglesi. Numeri che farebbero presupporre un generale incremento dei pernottamenti di stranieri nell’Isola. Non è così. Secondo i dati forniti da Enit e Osservatorio statistico regionale tali pernottamenti scendono a -2,9% in un anno: erano 6,9 milioni nel 2015 contro i 6,7 milioni del 2016 (provvisori).
L’assessore al turismo, Anthony Barbagallo, guarda con fiducia al futuro e in un articolo apparso su La Sicilia qualche giorno fa, in occasione del suo intervenuto al XXI Forum economico internazionale di San Pietroburgo, parla dei flussi turistici messi in moto dai russi: “Tra aprile 2016 e aprile 2017, la presenza dei turisti russi nell’Isola è aumentata del 46,4% (da 7.079 presenze a 10.362). Rispetto al 2015, il 2017 registra un +75%”.
Dai numeri forniti dall’Osservatorio turistico regionale appare evidente, però, che in numeri assoluti gli incrementi di cui parla l’assessore sono poca cosa: i pernottamenti registrati dai russi nel 1° quadrimestre 2015 ammontano a 5.920, nel 2016 sono 7.060. Nulla di paragonabile ai flussi tedeschi: 158.079 pernottamenti, cresciuti a 216.382 nei periodi citati ma comunque insufficienti a sanare il -2,9% di “perdite complessive”.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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