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Nuovi dubbi sui controlli per la lotta al terrorismo
di Redazione

L’attentatore degli Champs-Elysées da tempo noto ai servizi francesi

Tags: Terrorismo, Francia, Champs-Elysées



ROMA – Sono stati giorni difficili per l’Europa sul fronte del terrorismo. A Londra, con l’auto lanciata sulla folla all’uscita dalla moschea di Finsbury Park, che ha investito e ucciso una persona e ne ha ferite altre dieci; a Parigi, con il tentativo di attentato fallito lungo i celebri Champs-Elysées.

Proprio quest’ultimo episodio ha rilanciato con forza la questione dei sorvegliati per rischio terrorismo e su controlli che, a quanto pare, non riescono a garantire la sicurezza necessaria su temi così delicati.

Adam Dzaziri, l’attentatore deceduto nel tentativo di mettere in atto il suo sanguinoso piano sugli Champs-Elysées era un 31enne islamista radicalizzato, noto ai servizi francesi perché segnalato nel 2015 come elemento potenzialmente pericoloso. Ma i soggetti che dovrebbero essere tenuti sotto controllo sembrano essere troppi per essere tenuti d’occhio. Nel cosiddetto “Fichier S”, creato per decreto a marzo 2015, figurano già circa 16 mila profili di persone segnalate per “la prevenzione e la radicalizzazione a carattere terrorista”, così come scritto da Le Monde. “S” sta per “Sicurezza” dello Stato.

Adam Dzaziri era nato in Francia in una famiglia salafita: padre tunisino, madre polacca. Era stato segnalato anche dai servizi tunisini, già nel 2013, ma non aveva precedenti penali. Ieri quattro membri della sua famiglia sono stati arrestati, hanno riferito fonti giudiziarie. Il provvedimento è arrivato dopo la perquisizione a Plessis-Pâté, piccolo comune della regione dell’Essone, una trentina di chilometri a Sud di Parigi, dove l’aggressore era il più giovane di tre fratelli e sorelle. La famiglia Dzaziri si era installata in quest’area semi-rurale da una trentina d’anni. E ora i vicini di casa, dietro garanzia di anonimato, raccontano ai media francesi che, sì, “era evidente incrociandoli per strada che erano molto rigorosi nelle loro pratiche religiose”. Persone molto discrete, dicono gli abitanti del luogo, “non uscivano, non facevano parlare di loro”.

Secondo il padre, contattato dall’agenzia Afp, Adam Dzaziri “aveva un’arma regolarmente dichiarata e si esercitava al tiro”. Fonti vicino al dossier hanno confermato che era in possesso di regolare porto d’armi. Ma nella sua auto sono stati ritrovati anche un kalashnikov e bombole di gas, a far sospettare che Adam era pronto a un attacco in grande stile, a un’azione kamikaze oppure a una sparatoria contro la Polizia. L’automobile con cui si è lanciato contro il furgoncino delle forze dell’ordine ha preso fuoco nell’impatto e i gendarmi hanno poi “estratto l’individuo” dalla vettura, secondo la ricostruzione del ministero dell’Interno.

Non sono state per ora precisate le cause della morte dell’attentatore. Questo nuovo attacco è arrivato in una Francia che da novembre 2015 vive sotto il regime speciale dello stato d’emergenza per gli attentati che si sono susseguiti dopo l’attacco al Bataclan. Un’ondata terroristica con 239 morti. Molte azioni hanno preso di mira direttamente le Forze dell’ordine.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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