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Parchi, la svolta della produttività ma in Sicilia è ancora un miraggio
di Rosario Battiato

La Camera approva la riforma di sistema, ora tocca al Senato. Contrarie 14 associazioni ambientaliste. Nell’Isola l’economia delle aree protette stenta, però si pensa a nuovi Enti (e poltrone)

Tags: Turismo, Ambiente, Parco, Riserva



PALERMO – Un altro tassello si è aggiunto, ma non è ancora l’ultimo. La riforma sulle aree protette (disegno di legge n. 4144, il cosiddetto ddl parchi) è stata approvata nei giorni scorsi alla Camera dei deputati e adesso approderà a Palazzo Madama per il voto definitivo.

La riforma, che modificherà la 394/91, cioè la legge di sistema del settore, appronterà diverse modifiche alla gestione, prevedendo passaggi più snelli grazie alle semplificazioni procedurali introdotte, e la possibilità di ottenere più finanziamenti rispetto alle risorse concesse annualmente dal ministero dell’Ambiente. Tra le novità della normativa, l’aspetto relativo alla trasparenza nella designazione dei direttori dei parchi attraverso bandi pubblici con requisiti indicati e verificati dal ministero dell’Ambiente. Lo ha precisato in una nota il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti in seguito all’approvazione del provvedimento alla Camera. “Io credo che le aree protette debbano essere sentite dalle comunità come un vantaggio non come un limite – ha aggiunto –, e che debbano essere gestite da persone di provata competenza”.

Il passaggio fondamentale è l’aspetto produttivo, perché i parchi nazionali non si limiteranno a fornire “un presidio di difesa del patrimonio ambientale – ha spiegato Silvia Velo, sottosegretaria all’Ambiente –, ma anche un vero e proprio motore di sviluppo per l’economia locale”. Tra le opportunità offerte dal provvedimento, infatti, ci sono una serie di strumenti che serviranno per consentire ai Parchi “di promuovere iniziative economiche di valorizzazione del territorio – ha proseguito Velo – e del patrimonio edilizio esistente, azioni per sostenere il turismo sostenibile e per sviluppare un’economia territoriale innovativa e allo stesso tempo ancorata alle tradizioni e alla cultura locale”.

Il governo nazionale, in seguito all’approvazione della legge, dovrà garantire un impegno concreto con un finanziamento di 30 milioni di euro, così come previsto nella normativa, per i Parchi e per le 9 Aree marine protette nel triennio 2018-2020.
L’approvazione del provvedimento non ha incontrato i favori di 14 associazioni ambientaliste (Associazione ambiente e lavoro, Aiig Cts, Enpa, Greenpeace, Gruppo intervento giuridico, Italia Nostra, Lav, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura, Sigea e WWF) che avevano chiesto ai parlamentari di bocciare la riforma. Le associazioni contestano, tra le altre cose, tutti i passaggi relativi alle nomine dei presidenti dei Parchi  – “mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali” – e dei direttori perché “si è rinunciato a fare la cosa più logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami”.

In Sicilia l’unico parco nazionale è quello di Pantelleria, istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 28 luglio 2016, ma le numerose aree protette inserite nella Rete Natura 2000 non riescono a trovare la strada per produrre un reddito all’altezza: l’ultimo studio di Unioncamere e ministero dell’Ambiente registra in Sicilia solo l’11% delle aziende nazionali all’interno delle aree protette, l’8,3% degli addetti e un valore aggiunto pro capite prodotto inferiore di 5 mila euro rispetto alla media nazionale. In compenso c’è ancora voglia di parchi. L’ultimo potenziale arrivo, particolarmente contestato, potrebbe essere il Parco naturale dei Peloritani di Messina che andrebbe a gravare su una Regione che già spende 16 milioni di euro all’anno per i parchi isolani, così come sottolineato dal deputato regionale Nino Germanà che si è opposto al progetto.

Articolo pubblicato il 22 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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