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Gruppi Ars: più cespugli, più costi
di Raffaella Pessina

Costano 7 milioni €. Cambi di casacca e deroghe eccessive, la frammentazione politica fonte di “ricatto”. 12 nella XVI Legislatura, 7 nella XIV. Ai capigruppo indennità maggiorata

Tags: Ars



PALERMO - La regola del bipartitismo in atto in molte nazioni del mondo non ha mai attecchito in Italia né tantomeno in Sicilia, dove l’eccessiva frammentazione dei gruppi parlamentari è degenerata in un proliferare di “cespugli”. Si è dunque trasformata in consuetudine la creazione di mini partiti o movimenti politici direttamente all’interno del Palazzo, attraverso il sistema della scissione per dissenso o per una semplice differenza di vedute. Sta di fatto che il cittadino che ha eletto il suo politico in una determinata lista, a legislatura già iniziata, se lo ritrova spesso seduto in Parlamento da tutt’altra parte. La proliferazione dei gruppi parlamentari è andata peggiorando dalla prima legislatura dell’Ars ad oggi, anche se stiamo parlando di un aumento relativo, perché la XIV legislatura, ad esempio, contava sette gruppi parlamentari presenti a Palazzo dei Normanni. Oggi siamo arrivati a 12 gruppi, con i relativi capigruppo per i quali è prevista una maggiore indennità.

Più capigruppo, quindi, più spese a carico dei cittadini. Nel bilancio interno dell’Ars del 2016 sono stati spesi 7 milioni per mantenere i gruppi parlamentari. Inoltre, più alto è il numero dei gruppi e più è difficile mantenere una solida governabilità. E sono proprio i piccoli “cespugli” a diventare l’ago della bilancia in Parlamento al momento della votazione delle leggi.

L’unica buona notizia è che un alleggerimento lo si comincerà a sentire a partire dalla prossima legislatura, quando verranno eletti 70 deputati invece di 90.
 
Cosa prevede il Regolamento Ars
Il  regolamento interno dell’Assemblea regionale stabilisce regole precise per la formazione dei gruppi parlamentari: in particolare, ai gruppi è dedicata una sezione del Regolamento (articoli 23, 24, 25 e 26): Art. 23 “Entro cinque giorni dalla prima seduta dopo le elezioni, i deputati sono tenuti a dichiarare alla Direzione di segreteria, per iscritto, a quale Gruppo parlamentare intendano appartenere”. E fin qui niente di strano. Sta di fatto che si è diffusa l’abitudine da parte dei deputati eletti di passare da un partito all’altro, seppure per motivazioni valide. è stato il caso, ad esempio, in questa legislatura di Antonio Venturino, eletto nelle file del Movimento Cinquestelle, ma solo qualche mese di legislatura, a maggio del 2013, passato al gruppo Misto per una polemica nata con il Movimento circa i soldi che tutti i componenti del gruppo parlamentare restituiscono come atto politico. “Le presunte divergenze di natura politica accampate da Venturino in una intervista pubblicata da una testata on line sono da ritenersi una foglia di fico posta a copertura di precise scelte evidentemente maturate da tempo”, aveva scritto polemicamente il Movimento in un comunicato.
Tornando al regolamento dell’Ars, al secondo comma viene specificato che “Ciascun Gruppo deve essere costituito da almeno cinque deputati”, ma il comma 3 successivo, supera questa disposizione: “L’Ufficio di Presidenza può autorizzare la costituzione di un Gruppo con un numero inferiore di deputati purché questi siano stati eletti in almeno due circoscrizioni, nonché rappresentino partiti o movimenti organizzati nell’intera Regione e/o abbiano rappresentanza, organizzata in Gruppi parlamentari, al Parlamento nazionale”.
Un discorso a parte merita il cosiddetto Gruppo Misto, che raccoglie tutti i fuoriusciti dai gruppi parlamentari che hanno una identità politica. Al gruppo Misto hanno fatto ricorso tutti quei parlamentari che si sono trovati in dissenso con il proprio partito, ed hanno fatto diventare questo gruppo una specie di “parcheggio temporaneo” dove sostare prima di decidere a quale altro gruppo aderire.
“Appartengono di diritto al Gruppo misto i deputati che non fanno parte di alcun altro Gruppo costituito”, è scritto nel regolamento. Ad oggi ne fanno parte cinque deputati di varia provenienza, ma vi sono stati periodi in cui ne contava anche otto-nove.
 
Le “deroghe”
Le deroghe alla sopravvivenza dei gruppi con meno di cinque deputati sono divenute sistematiche.
Soprattutto nel 2013 quando a seguito di una serie di spostamenti di deputati da un gruppo all’altro, la “Lista Musumeci” è scesa sotto soglia e si è applicata la deroga, stimolando però il dibattito sui “mini gruppi”  tra cui: Pid-Cp (sceso da 4 a 3) e Grande Sud (tre) che hanno ottenuto la deroga all’inizio del 2013 non senza polemiche.
I deputati del Pd, Antonello Cracolici e Filippo Panarello, avevano criticato la decisione del Consiglio di presidenza per avere votato a favore della deroga. Cracolici aveva lamentato l’aumento dei costi in bilancio proprio a causa del mantenimento dei piccoli gruppi.
“Serve una riflessione, altrimenti corriamo il rischio di percorrere una strada pericolosa”, aveva detto.
 
I Gruppi Ars costano 7 milioni € (2016)
Costa molto mantenere i gruppi parlamentari all’Ars.
Un’inversione di tendenza rispetto ai tagli apportati fino al 2015. Il consuntivo del 2016 indica una spesa di 6.930.500 euro con un incremento di 680 mila euro rispetto all’anno precedente. A “certificare” l’aumento è la Corte dei Conti nella delibera 87/2017 sui rendiconti dei gruppi. “Nel complesso - scrivono i magistrati contabili alla fine delle 49 pagine a firma del presidente Maurizio Graffeo e dal relatore Giuseppe Di Pietro - il percorso virtuoso avviato nel corso degli esercizi precedenti, che nel rendiconto 2015 aveva fatto registrare un risparmio di spesa pari ad 99.500 rispetto all’esercizio 2014 risulta interrotto ex abrupto dalle maggiori spese connesse in prevalenza alle problematiche in materia di integrazioni retributive a titolo di ‘rimborso Irap’”.
Un po’ ridotta la spesa, ma sempre di rilievo, preventivata per il 2017. Sono previsti trasferimenti ai gruppi parlamentari per 6 milioni 230 mila 500 euro e la cifra comprende: il “Contributo per il funzionamento dei gruppi” (totale 700.500), quello per il relativo personale che non è cambiato dal 2016 (totale 5.130.000 euro) e lo stanziamento a regime per il 2017 per l’attuazione della l.r. 30/2015 (contributo Irap), nella misura di 400.000 euro.
In più, nel disciplinare deliberato dal Consiglio di Presidenza nella seduta n. 26 del 29 dicembre 2014 e reso esecutivo con d.P.A. n. 38 del 4 febbraio 2015) si stabilisce che: “Gli oneri economici relativi alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei locali assegnati sono a carico del bilancio dall'Assemblea che ne cura la relativa effettuazione (...) Al Presidente del Gruppo e ad ogni Deputato che non rivesta l'incarico di Presidente di Commissione, di membro del Consiglio di Presidenza o di Assessore regionale, è assegnata una postazione di lavoro informatica (composta da unità centrale, video, tastiera, mouse e casse audio) corredata di software (Sistema Operativo, Antivirus e Suite Office) e di relativo collegamento alla rete di trasmissione dati”.

I cambi di casacca
All’Ars sono 40 i deputati che hanno cambiato almeno un gruppo parlamentare da quando sono stati eletti nell’ottobre del 2012, tra cui Alice Anselmo: sei partiti in due anni e mezzo, uno ogni cinque mesi. Eletta nel listino di Rosario Crocetta ha ovviamente aderito al Megafono, poi a Territorio, gruppo fondato da Nello Dipasquale (ex Dc ed ex Forza Italia, è passato da cinque gruppi parlamentari senza mai abbandonare il sostegno al governatore). Anselmo ha quindi aderito ai Drs, il partitino dell’ex ministro Salvatore Cardinale, ha poi optato per l’Udc, seguendo successivamente i fedelissimi di Lino Leanza in Articolo 4. Da lì l’adesione al Pd. Luisa Lantieri, approdata all’Ars con Grande Sud, è passata ad Articolo 4 e quindi a Sicilia Democratica. L’elenco è così lungo che sul sito ufficiale Ars c’è una sezione dedicata proprio alle variazioni della composizione dei gruppi all’Ars.
 
Composizione - XIV LEGISLATURA (7 gruppi)
1. Pd
2. Forza Italia
3. Udc
4. Ups
5. Mpa
6. An
7. Gruppo Misto
 
Composizione - XVI LEGISLATURA (12 gruppi)
1. Pd
2. Forza Italia
3. Psi
4. Centristi per la Sicilia
5. Pds-Mpa
6. Pdr-Sicilia Futura
7. M5s
8. Ncd
9. Grande Sud-Pid
10. Lista Musumeci
11. Sicilia democratica
12. Gruppo Misto

Articolo pubblicato il 24 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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