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Brevetti, affonda la Sicilia senza idee
di Michele Giuliano

Mise: nell’ultimo decennio 30.000 nuovi marchi e invenzioni nell’Isola contro i 372.000 della Lombardia. Imprese e Istituzioni non fanno ricerca e innovazione e restano fuori mercato

Tags: Sicilia, Brevetto, Mise, Economia



Gli esperti dicono che le crisi economiche servono ciclicamente perchè aiutano il tessuto imprenditoriale e produttivo a rinnovarsi, a rilanciarsi reinventandosi. Una sorta di istinto di sopravvivenza. Come chi non sa nuotare e sta affogando ed improvvisamente comincia ad utilizzare le braccia per non colare a picco pur non avendolo mai fatto. Purtroppo però alla Sicilia non è servito nemmeno questo e l’istinto di sopravvivenza hanno dimostrato di averlo in pochi. Come pochi, anzi pochissimi, sono quelli che sono riusciti a creare qualcosa di nuovo, innovativo unico.

Lo testimoniano gli appena 15.585 brevetti che i cervelli siciliani sono riusciti a sfornare nel decennio compreso tra il 2005 e il 2015, l’ultimo analizzato e preso in esame come riferimento temporale dalla Camera di commercio di Milano che ha elaborato i dati resi noti dall’Uibm, l’Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico.
 
I “brevetti italiani” sono l’insieme delle invenzioni, dei marchi e dei “modelli di utilità e disegni” (prototipi) che sono stati regolarmente registrati. Il problema è che altrove la Sicilia viene letteralmente schiacciata da altre realtà. Neanche a dirlo, dalla Lombardia che ha “creato” in questi 10 anni quasi 13 volte di più: una differenza enorme che dimostra come il gap tra Nord e Sud difficilmente potrà essere colmato. Ma ci sono anche i 92 mila del Lazio, i 70 mila dell’Emilia Romagna e gli oltre 60 mila di Piemonte e Veneto.
Incredibile a dirsi ma, persino il Sud stesso dimostra, seppur nel suo solito contesto di arretratezza complessivo, che sta staccando la Sicilia.

Basta guardare gli esempi di Campania e Puglia che hanno dimostrato di produrre più brevetti: la prima ha quasi doppiato la Sicilia, la seconda ha prodotto una differenza che sfiora il 40 per cento. Un segno pericoloso indice di una Sicilia che rischia di rimanere ancor più indietro di quelle regioni che già di suo sono arretrate.

Ciò che fa allarmare però è che ancora non ci sono segnali in controtendenza. E se da una parte c’è una situazione allarmante, dall’altra forse dovrebbe anche esserci un pò di vergogna. Perchè la Sicilia con i suoi brevetti nazionali nel decennio preso in esame è riuscita persino a farsi scavalcare dalla sola Milano che ha sfornato 24 mila idee innovative. Dunque un’intera regione di oltre 5 milioni di abitanti è riuscita a farsi surclassare da un capoluogo di circa 3 milioni di abitanti, quindi con un 40 per cento di popolazione in meno.

Se magari lo storico dell’ultimo decennio non può essere rappresentativo di eventuali crescite più recenti, sicuramente lo è quello dell’ultimo anno solare censito, relativo al 2015, per quanto concerne il modello del “brevetto europeo” (che richiede altre certificazioni e il prodotto depositato è riconosciuto in tutto il territorio dell’Ue, ndr). Ebbene, anche qui la Sicilia mostra tutte le sue carenze: dall’1 gennaio al 31 dicembre del 2015 la regione italiana più innovatrice è la Lombardia, dalla quale sono arrivate richieste per 1.295 brevetti (33%), seguita da Emilia Romagna (15%) e Veneto (13%). La Sicilia occupa addirittura il quindicesimo posto di questa classifica con appena 28 richieste pervenute (0,7%). Molto magra a onor del vero la consolazione che rispetto al 2014 le registrazioni sono raddoppiate: erano appena 14 infatti nel 2014. E ciò non può che essere un’ulteriore sconfitta perchè altrove la crescita è molto più sostenuta. Infatti c’è da considerare che nel 2015 le richieste di brevetti europei provenienti dall’Italia sono cresciute a un tasso doppio rispetto alla media Epo (+9% contro +4,8%), pari al maggior incremento percentuale dell’ultima decade. Sono state infatti 3.979 le richieste di brevetto rispetto alle 3.649 del 2014. Le domande italiane di brevetti, dopo il settore dell’informatica (+76%), sono cresciute di più per comunicazione digitale (+59%), farmaceutica (+54%) e sistemi di misurazione (+47%).

La maggior parte delle richieste in termini assoluti, invece, riguarda movimentazione (imballaggi, palette, sistemi di trasporto, container), ingegneria civile e trasporti (in cui rientra l’automotive).
 

 
L’innovazione italiana passa per la Lombardia
 
Quando si parla di innovazione nell’imprenditoria non si può non pensare alla Lombardia. Questa la regione che senza dubbi è l’esempio più fulgido di come si possa riuscire a tenere botta alla crisi anche quando l’economia è stagnante.
In dieci anni (censito dal 2003 al 2013 in questo caso) in Lombardia sono quasi 191 mila i brevetti nazionali depositati e 15 mila quelli europei. Oltre 50 ogni giorno. Sul totale italiano pesano soprattutto le invenzioni lombarde, quasi 29 mila su 97 mila depositi nazionali (30%), di cui circa 24 mila nella sola Milano, e i brevetti europei con valore internazionale, il 34,5%. Numeri che sono certificati da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del ministero dello Sviluppo Economico-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design su dati Epo (European Patent Office).
Per quanto concerne i brevetti nazionali Milano con oltre 157 mila è prima a livello lombardo (82,4% del totale) ma anche italiano (23,1%) e precede Roma (12,6%), Torino (7,7%) e Bologna (3,9%). A livello lombardo seguono invece Brescia (5,3%), Bergamo (3,2%) e Varese (2,7%). Tra le regioni oltre alla Lombardia prima in tutti i tipi di brevetto, spiccano l’Emilia Romagna per invenzioni (15.417), il Lazio per marchi (80.770) e il Veneto per modelli di utilità e disegni (4.521).
Apriamo adesso il capitolo dei brevetti europei: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte sono le regioni che dal 2003 al 2013 hanno depositato più domande di brevetto europeo. Ma Milano, prima tra le province, da sola ha fatto più depositi dell’intera Emilia Romagna (7.872 contro 6.841). Seguono Torino (7,6% del totale), Bologna (6,2%) e Monza e Brianza 4,3%. Tra le prime anche altre lombarde: Brescia e Bergamo con il 3% e Varese con il 2%.
 


Tanti siciliani d’ingegno: ci sono anche belle realtà
 
Se i siciliani non spiccano sicuramente per ingegno e spirito d’iniziativa, come in tutte le cose, ci sono da fare dei dovuti distinguo. Perchè ci sono anche storie di brevetti e marchi registrati da parte di siciliani che hanno lasciato il segno e sbalordito. Anzitutto la provincia più prolifica di “cervelloni” è quella di Catania che ogni anno detiene il primato sulla presentazione di brevetti e la registrazione dei marchi.
Tra le invenzioni più particolari portate avanti da siciliani segnaliamo occhiali contro i colpi di sonno, pneumatici antiforatura, sistemi antincendio per l’auto in caso di incidente e anelli porta-sigaretta. Ma queste sono soltanto alcune delle invenzioni presentate, approvate o ancora in attesa di approvazione.
Basti pensare all’ingegnoso sistema per posizionare le cassette elettriche a muro, brevettato da due installatori siciliani di impianti elettrici, che è già diventato un prodotto acquistabile in diversi negozi, tra cui vi è anche la nota catena commerciale Leroy Merlin. Ci sono anche invenzioni che prendono spunto dal proprio bagaglio culturale e di esperienze, forse frutto anche della necessità. E’ il caso di una mamma-insegnante che è riuscita a realizzare un sostegno per sostenere la colonna vertebrale ed evitare così di rimanere soffocati. Chiaramente è un tipo di invenzione adatta a chi ha problemi molto accentuati e specie per chi è affetta da gravi malattie. Non a caso l’inventrice ha fatto tutto questo proprio per aiutare la figlia affetta da tetraparesi spastica bilaterale.
In Sicilia è nato anche un portale (http://progetti.sicilia.it/) sui progetti da realizzare e realizzati da parte di inventori dell’Isola. L’iniziativa è stata messa in campo da Marco Calì: “Il nostro sito - spiega - cerca di offrire uno strumento di informazione e contatti utili a tutti gli operatori del settore dell’innovazione come consulenti, ingegneri, commercialisti, industriali, ricercatori, inventori”.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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