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Acqua gratis, siccità assicurata
di Carlo Alberto Tregua

Referendum, giù gli investimenti

Tags: Acqua, Siccità



Il referendum del giugno 2011, proposto da persone incapaci di valutare le conseguenze, è stato approvato dal popolo con il 95% dei Sì. L’oggetto suggestivo dello stesso era: acqua gratis per tutti. Ovviamente si trattava di uno specchietto per le allodole e della conferma di una verità inequivocabile: l’acqua non si può vendere.
Ma, ed è qui l’inghippo, la vera questione non riguarda l’acqua in quanto tale, bensì tutta l’attività di servizi che servono per creare e mantenere tutti i bacini di raccolta, per le reti che partono dagli stessi e vanno nei campi o nelle reti dei comuni, per rinnovare e mantenere le reti dei comuni stessi.
Insomma, una attività organizzativa ed economica che va pagata e che deve essere ciclica e continuativa: ciclica perché gli impianti vanno rinnovati, seppur a periodi lunghi; continuativa perché occorre fare l’ordinaria manutenzione.
La siccità lamentata in questi giorni in diverse regioni e comuni d’Italia, è una conseguenza disastrosa di quel referendum, non solo perché piove di meno, ma soprattutto perché le reti perdono il 50% del prezioso liquido.   

Se tutta l’acqua potesse arrivare dai bacini alle reti comunali e ai campi per l’irrigazione, probabilmente non vi sarebbero queste lamentele. Invece l’opinione pubblica, che con una sua maggioranza ha approvato il referendum contro i gestori delle reti, non ha capito che la causa di quanto denunziato non è solo la siccità ma appunto la perdita di acqua.
Come dire: acqua gratis uguale siccità assicurata. Non sappiamo se quelli che protestano perché l’acqua non arriva ai rubinetti delle case e in quelli delle industrie o delle aziende agricole abbiano approvato il referendum, però ci dispiace che i media (carta stampata e radiotelevisioni) non colleghino la situazione lamentata con il referendum indicato.
Il popolo non ragiona molto, viene gabellato da imbroglioni come fanno i cattivi televenditori, con la conseguenza che si esprime contro il buon senso e contro l’efficienza necessaria per fare funzionare i servizi pubblici.
Massmediologi e sondagisti, che lavorano a pieno ritmo, cercano di capire l’umore del popolo e in base ad esso consigliano i loro clienti politici in una direzione o nell’altra.
 
I clienti di codesti professionisti non valutano quale sia l’interesse generale e l’interesse nazionale, ma si preoccupano di cogliere il consenso, giorno per giorno, in ognuna delle tornate elettorali che ormai sono cadenzate quasi ogni anno .
Essi si comportano esattamente al contrario di come dovrebbero, perché non sono statisti e quindi non approvano provvedimenti impopolari, che non hanno il consenso di tutti, giorno per giorno, ma hanno ricadute positive a cinque o dieci anni.
Questa classe politica, formata (non tutta) da persone mediocri e da senza mestiere - che hanno trovato un posto di lavoro in Parlamento o nei Consigli regionali o comunali - non può certamente programmare un futuro adeguato a quello che meriterebbe il nostro Paese.
Al Sud, il quadro delineato ha tinte ancora più fosche perché clientelismo, favoritismo e criminalità organizzata condizionano un popolo mediamente più ignorante e bisognoso, con la conseguenza che trova facile attuazione lo scambio tra consenso e bisogno. 

Il problema dei servizi idrici non si risolve  affidando alle partecipate comunali o regionali il compito di investire e gestire le reti, perché il settore pubblico non ha le relative capacità organizzative. Si risolve affidando a imprese questo compito, sorvegliandole però costantemente, in modo che i servizi siano sempre della necessaria qualità, ragguagliata alle tariffe.
Non dobbiamo inventare niente, perché quanto descritto c’è in moltissimi Paesi d’Europa, più avanzati del nostro. Basta copiare quei modelli organizzativi e di sorveglianza per attuare sistemi uguali o analoghi, seppur adattati al nostro Paese.
Non è più sopportabile l’equivalenza acqua gratis, siccità assicurata. Occorre che i politicanti si rendano conto che così vanno verso il baratro; occorre che i cittadini facciano il loro mestiere e controllino che i loro dipendenti eseguano il proprio volere.
Fino a quando non funzionerà questo rapporto, molti cittadini resteranno senz’acqua e senza altri servizi essenziali.

Articolo pubblicato il 28 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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