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Il cambiamento passa dalla Sicilia, ora il futuro è senza "posto fisso"
di Michele Giuliano

Crescono i liberi professionisti: dal 2008 al 2016 +18%. Drastico calo, invece, per il lavoro dipendente. Uscire dalla logica dell’occupazione sicura presso le Pubbliche amministrazioni

Tags: Lavoro, Occupazione, Posto Fisso



PALERMO - La libera professione è la vera prospettiva per il futuro per i giovani siciliani. Il posto fisso è ormai una chimera, e la capacità di proporsi in proprio, con competenza e preparazione sono la chiave per il successo lavorativo.

È questa la fotografia scattata dall’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro nel rapporto “Gli occupati in Sicilia durante la grande crisi e la reattività delle professioni”, presentato in occasione della terza edizione del ‘Premio Cumbo’, istituito dalla consulta degli ordini dei consulenti del lavoro della Sicilia e assegnato ogni anno al miglior candidato agli esami di stato per l’esercizio di questa professione.

Rispetto alle altre forme di lavoro indipendente, che tra il 2008 e il 2016 hanno subito riduzioni superiori al 10 per cento, l’incremento di questo comparto professionale è pari a 196 mila occupati, quasi un quinto in più rispetto alla rilevazione precedente.

A ricoprire una quota rilevante di questo aumento le professioni ordinistiche, che ancora rappresentano un’alternativa valida per fare carriera. Il crollo della domanda di lavoro dipendente negli anni 2000 ha spinto molti siciliani, spiegano i consulenti del lavoro, a rimettersi in gioco sfruttando il titolo di studio o le competenze specialistiche maturate in percorsi di formazione o sul campo, sperando, in questo mondo, di trovare un posto nel mondo del lavoro, in una nuova veste, reinventandosi con coraggio e decisione.

Al primo posto nella classifica dei liberi professionisti di età compresa tra i 15 e i 64 anni ci sono gli specialisti in scienze giuridiche, avvocati e notai, professioni quasi “tradizionali” per il tessuto lavorativo dell’Isola, che rappresentano il 23,6 per cento sul totale dei professionisti siciliani ed il 15,4 per cento sul totale di quelli italiani.

A seguire troviamo architetti, paesaggisti e specialisti del recupero e della conservazione del territorio, in numero leggermente superiore alla media nazionale, superata di circa un punto percentuale; poco sotto, ingegneri e medici, quindi tecnici della distribuzione commerciale, in prevalenza agenti o rappresentanti di commercio, che occupano invece il terzo posto nella classifica italiana.

Il titolo di studio, spiegano i consulenti del lavoro, continua a pagare: sono i professionisti siciliani e italiani in possesso del diploma di laurea ad avere più chance in termini di occupazione, per la propria capacità di reinventarsi e riprogrammare il proprio futuro in base alle possibilità effettive offerte.

La voglia di autonomia, le competenze professionali e la flessibilità – sviluppata per fronteggiare numerosissimi adempimenti e scadenze fiscali da rispettare – diventano così le peculiarità del libero professionista, una figura, spiega la ricerca dei consulenti del lavoro, in grado di rendere dinamico il mercato del lavoro, di creare opportunità e di rispondere alla domanda di innovazione delle imprese.

Il libero professionista diventa quindi l’emblema della capacità di superare i momenti difficili contando su se stessi e sulla propria capacità di prepararsi e andare avanti, anche quando le condizioni sono avverse. In conclusione, il rapporto mette in luce come la crisi nell’isola abbia determinato la necessità di ripensare agli elementi su cui si basa la stessa economia siciliana, puntando in primo luogo sull’industria manifatturiera, senza tralasciare l’agricoltura, la pesca e il turismo, con un occhio di riguardo per l’innovazione tecnologica.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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