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Quotidiano di Sicilia

Immigranti, navi a Marsiglia e Barcellona
di Carlo Alberto Tregua

Contingentare il numero di sbarchi

Tags: Migranti



Con il forte incremento degli sbarchi di queste ultime settimane, da più parti viene fatta la proiezione che alla fine del 2017 gli ospiti potrebbero arrivare al numero di 300 mila, con la conseguenza che i 5 miliardi stanziati dallo Stato nella Legge di Bilancio 2017 potrebbero non essere più sufficienti.
Il Governo italiano, presieduto prima da Renzi e ora da Gentiloni, ha fatto pressione sull’Unione europea affinché la Commissione stabilisse un’equa distribuzione tra i 27 partner di tutti gli immigranti giunti in Europa attraverso le porte spalancate di Grecia e Italia.
Ma molti dei partner, soprattutto quelli dell’Europa orientale, hanno respinto la richiesta nonostante la minaccia di apertura di una procedura d’infrazione. Ma questa minaccia equivale a un placebo quando un malato ha la febbre alta.
Ben altro avrebbe potuto fare la Commissione e cioè bloccare i contributi del Po 2014/2017 in proporzione all’inosservanza dell’obbligo di accoglienza.
 
Il Governo italiano non ha ottenuto risultati tangibili, salvo che qualche pacca sulla spalla, del tutto inutile perché non concreta. Avvertendo la presa in giro, da Roma si pensa di chiudere del tutto le porte alle navi di soccorso straniere. L’obiettivo è spingere l’Unione a dividere il numero degli immigranti sbarcati in tutti e quattro i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, obbligando anche Francia e Spagna ad accettare le navi.
Così nei prossimi giorni potrebbe arrivare alle navi di Frontex (l’Agenzia europea che agisce nel Mediterraneo) e a quelle delle Organizzazioni non governative, la comunicazione di non poter accettare più sbarchi sul nostro territorio.
Dunque, il problema ha due facce: una riguardante il frazionamento del numero degli ospitati; la seconda fa riferimento al numero degli sbarchi che sono precedenti al momento dell’ospitalità.
Bisogna ricordare che tutta l’attività di assistenza e ospitalità ha messo in moto centinaia di associazioni del Terzo settore, nonché cooperative, non solo dell’ospitalità vera e propria, ma anche per tutti i servizi di assistenza, sanitari, di sicurezza e altri occorrenti ad aiutare i poveri immigranti.
 
Il nostro Paese ha preso un’iniziativa provvida, cioè quella di stipulare convenzioni con il Governo riconosciuto della Libia, presieduto da Fayez al-Sarraj, con cui sono state concordate forniture di pattugliatori navali e terrestri e formazione della locale gendarmeria o della Guardia costiera.
Il Governo italiano, però, non ha ancora stipulato analoga convenzione con l’altro Governo, quello di Tobruk, presieduto da Aguila Saleh Issa e questo significa non aver turato la falla perché, ovviamente, i siti di partenza sono stati spostati dalla parte occidentale a quella orientale della Libia.
Dell’accordo in questione non fa parte un’attività d’intelligence avente lo scopo di individuare i centri di raccolta di quei poveracci che sono in attesa di imbarcarsi.
Non è comprensibile come migliaia e migliaia di persone si possano concentrare in luoghi dei quali la Polizia locale ignora l’esistenza.

È ovvio che non tutto il territorio libico può essere sorvegliato con mezzi terrestri, ma oggi vi sono i satelliti che sono in condizione di perlustrare metro per metro. Quindi sarebbe sufficiente tale attività per poter intervenire ove si radunano gli immigranti in attesa di essere caricati su mezzi fatiscenti, con grave pericolo di annegamento.
Come Frontex e Guardia costiera individuano immediatamente i barconi appena fuori le acque territoriali libiche (ma in qualche caso anche all’interno), alla stessa maniera potrebbero individuare i luoghi di raccolta ante imbarchi e quindi comunicare alle forze di Polizia libiche tali luoghi per intervenire arrestando tutti i trafficanti, che ormai fanno parte delle reti internazionali della criminalità organizzata.
Non è dunque una lotta a coloro che soffrono che va fatta, ma ai loro carnefici, che speculano sul bisogno e sulla miseria succhiando loro il sangue, senza alcuna preoccupazione dell’eventuale rischio di vita.
La questione è chiara, le soluzioni anche. Non si capisce perché non si adottino alimentando così quel grande cimitero che è diventato il Mediterraneo.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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