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Ustica, confermata la condanna dello Stato
di Raffaella Pessina

Corte d’Appello Pa su disastro aereo del 1980: “17 mln € ai familiari”. Giovanni Ardizzone: “Spero non si ricorra in Cassazione”

Tags: Ustica, Giustizia, Giovanni Ardizzone



PALERMO - Un altro passo avanti è stato fatto in merito alla vicenda della strage di Ustica: la Corte d’Appello ha stabilito, con una sentenza depositata mercoledì, che lo Stato dovrà risarcire i familiari delle vittime del disastro aereo di Ustica del 27 giugno del 1980 che ha provocato 81 morti. In particolare, la prima sezione della Corte di secondo grado ha rigettato l’appello che l’Avvocatura dello Stato aveva presentato contro la sentenza di condanna emessa dal Tribunale civile di Palermo nel 2011.

Secondo la Corte del capoluogo siciliano, resta accertato il depistaggio delle indagini svolte all’indomani del disastro aereo del Dc9 Itavia. Il velivolo, che da Bologna andava a Palermo, con ogni probabilità fu abbattuto da un missile e, a parere dei giudici civili di Palermo, i ministeri della Difesa e dei Trasporti non assicurarono al volo adeguate condizioni di sicurezza. Per i giudici palermitani è esclusa l’ipotesi alternativa della bomba collocata a bordo dell’aereo o di un cedimento strutturale, in linea, quindi, con lo scenario già tracciato dall’istruttoria conclusa nel ‘99 dal giudice Rosario Priore. Lo Stato dovrà quindi risarcire oltre 17 milioni di euro a 29 familiari delle vittime.

“Ancora una volta la magistratura ha fatto giustizia degli eventi accaduti quella tragica sera del 27 giugno del 1980 - hanno dichiarato i legali dei familiari Daniele Osnato e Alfredo Galasso, - L’aereo Itavia è stato abbattuto da un missile non identificato e i ministeri dei Trasporti e della Difesa sono stati ritenuti colpevoli non solo di non avere garantito la sicurezza di quel volo civile ma di avere poi depistato le indagini” E hanno aggiunto che “la Corte di Appello ha cancellato ogni contraria ipotesi, bomba o cedimento strutturale, ed è ormai assodato che quella notte nei cieli di Ustica avvenne una battaglia aerea”. Secondo i legali, il DC9 e i suoi 81 tra passeggeri e membri dell’equipaggio rimasero vittima “dei giochi di guerra di un Paese che ancora adesso non può essere identificato grazie al segreto di Stato”. “Segreto - proseguono Osnato e Galasso - che, nonostante la direttiva Renzi, è pervicacemente mantenuto. Nonostante le ragioni riconosciute ai parenti, la Corte di Appello ha ritenuto di dover ridimensionare i risarcimenti compensandoli con le eventuali indennità già ricevute. Questo consentirà allo Stato di ottenere un consistente, ed eticamente inaccettabile, sconto sulle somme che dovrà risarcire. Ma quello che è importante - concludono i legali - è il riconoscimento dell’avvenuto depistaggio e delle conseguenti responsabilità nell’accaduto”.

Questa la storia di quanto accaduto 37 anni fa
, per coloro che non hanno vissuto la vicenda in tempo reale. Il 27 giugno 1980, alle ore 20.59’45”, un DC9 della compagnia privata italiana Itavia sparisce dagli schermi radar senza trasmettere alcun segnale di emergenza. L’aereo era stabilizzato in crociera a 7.600 metri di quota, lungo l’aerovia “Ambra 13” ed improvvisamente, senza lanciare alcun allarme, precipita nei pressi del punto “Condor”, tra le isole di Ponza ed Ustica, inabissandosi nella cosiddetta “Fossa del Tirreno”, profonda oltre 3.500 metri. Tra passeggeri ed equipaggio, persero la vita 81 persone. 14 erano bambini. I relitti ed i pochi corpi recuperati testimoniano che l’aeroplano è esploso in volo, destrutturandosi in due tronconi principali. Da quel giorno si costituì l’Associazione Familiari delle Vittime della Strage di Ustica, che ha lavorato incessantemente per raggiungere la verità e ancora oggi denuncia la mancanza di informazioni perfino dopo la desecretazione dei documenti voluta dal governo Renzi. Su uno dei misteri più secretati d’Italia sono stati realizzati diversi film e documentari, ognuno volto a raccontare presunte verità o storie di pura invenzione, proprio per la mancanza di chiarezza e per il velo che in tutti questi anni ha avvolto quello che è diventato per tutti il mistero della strage di Ustica. Sulla vicenda si era svolto anche un processo per presunti depistaggi (sulle cause del disastro), ma tutte le persone coinvolte vennero assolte.
 
Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, è intervenuto sulla vicenda: “Quando lo Stato decise di presentare ricorso in appello, attraverso l’Avvocatura, contestai fortemente questa decisione. Adesso che, anche in secondo grado, è stato riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, mi auguro che lo Stato desista dal proporre ricorso in Cassazione perché ogni qualvolta si riaprono delle ferite è sempre difficile rimarginarle”.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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