Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Atti Pubblica amministrazione, in Sicilia accesso sbarrato
di Rosario Battiato

Il Foia impone una risposta entro 30 giorni, ma gli enti lo ignorano violando una circolare dell’Assessorato regionale. Solo un quarto dei Comuni pubblica i dati contro il 50% di quelli piemontesi

Tags: Pubblica Amministrazione, Sicilia



PALERMO – La trasparenza della Pa siciliana è ancora offuscata: pochi i risultati che riguardano l’applicazione del Foia, gli open data e gli strumenti di comunicazione online. Nell’Isola l’ambito traguardo di Amministrazione aperta, per riprendere un tema molto caro al ministro Madia, è ancora distante, perché una richiesta di accesso ai dati su 2 non ottiene risposta, mentre il tasso di utilizzo e di efficacia del rete è ancora al minimo rispetto ad altre realtà nazionale. Per il momento tra Pa e cittadini c’è soltanto un enorme fossato e il ponte levatoio resta ben issato. 

L’ultima e definitiva acquisizione in termini di trasparenza della Pa è il Foia (Freedom of information act), il modello che ha ispirato i contenuti del decreto attuativo di riforma della Pa del maggio del 2016 (entrato in vigore il 23 giugno) e che ha permesso di ampliare e revisionare le precedenti leggi in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza. Il nuovo sistema permette al cittadino di accedere a dati e documenti della Pa senza dover dimostrare un interesse diretto e gli consente di ricevere entro 30 giorni il rilascio gratuito dei dati e dei documenti richiesti. L’eventuale rifiuto dovrà essere motivato e comunque sarà possibile ricorrere al responsabile
trasparenza, al difensore civico e/o al Tar. Per la prima volta il silenzio amministrativo non è contemplato dalla legge, sebbene non esistano delle sanzioni in merito.

Il primo monitoraggio nazionale, ad eccezione di quello avviato dal ministro della Funziona pubblica per l’amministrazione centrale, è stato realizzato dall’associazione “Diritto di sapere”, fondata in Italia da Arianna Ciccone, Helen Darbishire, Andrea Menapace, Christopher Potter e Guido Romeo e creata grazie al sostegno dell’Open society Foundations di George Soros e Christopher Stone. Un lavoro lungo sei mesi che è stato riassunto nel report “Ignoranza di Stato” che certifica “una quota spropositata di non risposte”. Delle 800 richieste inoltrate dai 56 volontari che hanno collaborato al progetto, il 73% non ha risposto, un dato che supera il 65% del monitoraggio precedente realizzato quattro anni fa sulla legge 241 di accesso agli atti che “contemplava – si legge nel report – il silenzio amministrativo come legittimo ma che ora è fuorilegge (anche se non sanzionato)”.

Il monitoraggio in dettaglio con dati disaggregati per Regione sarà presto pubblicato online – il rapporto è stato diffuso lo scorso aprile – e il QdS ha ottenuto un’anticipazione dei risultati siciliani. Ci sono state 33 richieste effettuate in Sicilia per 15 enti differenti, tra Asl, Prefettura, Regione e Comuni, e per 17, cioè più della metà, non c’è stata alcuna risposta. Entro i termini di legge (cioè nei 30 giorni) sono arrivate soltanto 12 risposte (circa il 35%), mentre altre 4 (12%) sono giunte oltre il tempo limite (tra 31 e 47 giorni).

Nel complesso sono stati richiesti 81 atti e ne sono stati concessi solo 29 (45% del totale), mente sono state 17 (20%) le richieste che non potevano essere esaudite perché l’amministrazione in questione non possedeva il dato, 3,5 quelle che hanno ignorato e 1 quella negata.

C’è un certo divario rispetto alle performance migliori individuate nel rapporto con Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Umbria che hanno preso in carico circa i due terzi delle richieste ricevute (rispettivamente 6, 25 e 8).

Una media che lascia gli isolani al buio mentre altrove si procede verso una Pubblica amministrazione sempre più trasparente: in un monitoraggio effettuato dal dipartimento della Funzione pubblica, ad esempio, il comune di Milano ha visto 22 istanze pervenute (23 dicembre 2016/ 23 marzo 2017) e 20 interamente accolte (solo 2 in attesa di risposta).

Le difficoltà sono comunque più diffuse e dalla trasparenza passano all’intera gamma dei servizi di comunicazione con l’utente. Il sito web della Regione siciliana, analizzato dall’Enea nel rapporto efficienza energetica del 2016, ha fornito uno dei peggiori dati a livello nazionale nella parte che riguarda la tematica relativa all’efficienza energetica (ufficio relazioni con il Pubblico, presenza in home page di un tasto dedicato all’efficienza energetica, sezione dedicata all’efficienza energetica, numero di click per accedere alla sezione efficienza energetica, presenza di attività di comunicazione, informazione e promozione dell’efficienza energetica).

Una criticità che si manifesta a tutti i livelli amministrativi. In Sicilia soltanto il 26% dei comuni  (cioè meno di un terzo) mette a disposizione degli open data. Una Pa che funziona opera in maniera diversa: basti pensare che in Piemonte lo fa un ente locale su due. Trasparenza impossibile e servizi online da potenziare: meno di due comuni siciliani su 10 permettono di avviare e concludere per via telematica l’intero iter relativo al servizio richiesto. È il secondo dato più basso d’Italia dopo quello del Molise.

I fondi ci sarebbero
. Nell’ambito del Por e del Pon ci sono gli obiettivi relativi agli Ot11 (rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un’amministrazione pubblica efficiente) e agli Ot2 (migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché l’impiego e la Qualità delle medesime) con una dotazione complessiva di 380 milioni di euro. Eppure, il monitoraggio del dipartimento della Funziona pubblica, nell’ottica della digitalizzazione della Pa, quindi dell’integrazione dei due obiettivi, ha precisato che la Regione ha “una strategia integrata, ma senza la identificazione degli interventi da adottare”. Pochi gli interventi già effettuati.
 

 
Foia, circolare Regione fuga dubbi applicabilità. Armao: “Sicilia in ritardo su open government”
 
PALERMO – La Regione prova a mettere in moto la grande macchina della trasparenza. Una circolare dello scorso 9 dicembre 2016, redatta dal dipartimento regionale della Funzione pubblica, in riferimento all’applicazione del Foia, ha precisato che, proprio ai sensi dell’articolo 42 del decreto 97/16, entro “sei mesi dalla relativa entrata in vigore (quindi il termine è scaduto lo scorso 23 dicembre 2016, ndr), l’amministrazione deve adeguarsi alle modifiche dallo stesso introdotte e, altresì, assicurare l’effettivo esercizio del diritto di accesso civico generalizzato”. Per l’attuazione e la vigilanza, si fa riferimento all’articolo 43 del decreto 33/2013 (la norma sulla trasparenza aggiornata con il 97/2016) che prevede come i “dirigenti responsabili dell’amministrazione e il responsabile per la trasparenza controllano e assicurano la regolare attuazione dell’accesso civico” e precisano che “l’inadempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente e il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso civico”, al di fuori di casi specifici come “sicurezza nazionale”, “difesa” e simili, costituiscono “elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all’immagine dell’amministrazione”. Sul sistema di trasparenza siciliano si era pronunciato anche Gaetano Armao, docente universitario e già assessore regionale, con un approfondimento rilasciato sul suo sito ufficiale lo scorso 12 giugno. Netto il giudizio: “la Sicilia risulta in notevole ritardo nell’attuazione dell’Open Government con grave pregiudizio all’esercizio dei diritti di cittadinanza ed alla partecipazione democratica”.
 

 
Report ministero sulle amministrazioni centrali: “Il cittadino ha sempre diritto a una risposta”
 
PALERMO - All’inizio di giugno la ministra Madia ha emanato la circolare applicativa della disciplina dell’Accesso civico generalizzato (Foia), introdotta in Italia dal decreto legislativo 97 del 2016 e destinata a tutte le Pa per fornire chiarimenti operativi, supportare gli uffici e garantire un’applicazione efficace del nuovo diritto di conoscere. La circolare, infatti, chiarisce un passaggio determinante: “Il cittadino ha sempre diritto a una risposta, che, in caso di dubbio, deve prevalere l’interesse a conoscere i dati e i documenti e che una domanda di accesso non può essere rigettata per motivi formali o procedurali”. La circolare è arrivata in seguito al primo monitoraggio svolto presso i ministeri nei primi mesi attuazione. Il dipartimento ha inoltrato 205 istanze, tra il 23 dicembre scorso e il 23 marzo del 2017, coinvolgendo 12 ministeri. La distribuzione delle istanze ricevute ha visto 113 accoglimenti, quindi più della metà, 32 rigettate, 6 parzialmente accolte, 11 destinatario errato. Delle 43 rimaste in attesa di risposta, il 60% non è stato considerato nel monitoraggio, in quanto ancora nei tempi previsti dal Foia (30 giorni) per ottenere la risposta. Per tutte le altre (il 40% di quelle in attesa) il termine è scaduto.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐