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Il Pd scarica Crocetta ma è complice del disastro
di Raffaella Pessina

Il Partito democratico lo ha sostenuto per tutta la legislatura, ora lo molla. Davide Faraone: “Serve modello Renzi per vincere le regionali”

Tags: Ars, Rosario Crocetta, Pd



PALERMO - Prima era ufficioso, ora è ufficiale: il Partito democratico ha definitivamente scaricato il presidente Rosario Crocetta. Ora che ci si avvia alla fine di questa travagliata legislatura, il partito che è stato al potere in Sicilia proprio attraverso Crocetta per questi quasi cinque anni, ora lo scarica. La dichiarazione giunge direttamente dalla bocca del capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati, Ettore Rosato: “L’esperienza di Rosario Crocetta può dirsi chiusa? Direi di sì”, ha detto a margine di un incontro che si è tenuta a Baida, in provincia di Palermo proprio per discutere di elezioni regionali.

Il disconoscimento di Crocetta è stato fatto davanti agli esponenti siciliani dem, come Antonello Cracolici, attuale assessore regionale all’Agricoltura, al segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, davanti agli alleati di Sicilia Futura, Psi e Sinistra Italiana. La dichiarazione è irrevocabile e di fatto rende chiara la posizione del Pd, che non appoggerà la candidatura di Crocetta alle prossime consultazioni di novembre. Il fatto che suscita non poche perplessità è che Rosato ha criticato apertamente i cinque anni di amministrazione Crocetta. “La sua esperienza si è chiusa con luci e ombre, con cose che hanno funzionato e altre che hanno funzionato un po’ meno”, ha detto il capogruppo del Pd, riferendosi soprattutto alla sospensione del giudizio di parifica del bilancio regionale 2016 deciso dalla Corte dei Conti qualche giorno fa.

Le perplessità nascono dal fatto che il Partito democratico in un modo o nell’altro ha appoggiato l’operato di Crocetta in questi cinque anni, così come lo hanno fatto i suoi alleati, impedendo così di fatto la chiusura anticipata della XVI Legislatura. L’esperienza di Crocetta, a dire il vero, è stata volutamente portata avanti da tutto il Parlamento perché se così non fosse stato, la legislatura, per volontà dei deputati, si sarebbe conclusa già parecchio tempo fa.

È anche vero che spesso i vertici del Pd sono andati in contrasto con le iniziative del presidente, ma ogni volta è stato trovato un punto di incontro. Da qui è nata la scissione interna, dove i renziani hanno strenuamente combattuto la politica di Crocetta. Una divisione che ha indebolito il partito al potere e che alle scorse elezioni per il rinnovo dei consigli comunali e dei sindaci siciliani si è trovato a perdere punti, riconsegnando consensi al centrodestra, che fino ad oggi era rimasto nel cuore dei siciliani. A dire il vero, il fallimento di questi ultimi cinque anni, non è ascrivibili interamente al Presidente della Regione, ma anche a coloro che nel tempo hanno appoggiato e votato soprattutto i suoi provvedimenti. troppo facile “scaricare” chi è al potere per non pagare in termini consenso elettorale cinque anni di inattività legislativa. Invece, proprio in questi giorni è giunta l’ennesima mazzata da parte della Corte dei Conti che ha addirittura negato e rinviato il giudizio di parificazione dei conti siciliani.

Senza perdere tempo, poi, dopo la ufficializzazione dello scaricamento di Crocetta, scende in campo il sottosegretario Davide Faraone, che chiede di mettere in campo come candidato presidente “una proposta competitiva per questa regione, che sia in discontinuità con la condizione di difficoltà che abbiamo avuto in questi anni”.

“A Palermo abbiamo vinto le elezioni amministrative - ha detto il sottosegretario -  Siamo dell’idea, a Roma come a Palermo, che non si possono sommare forze politiche, a prescindere dai contenuti: come Pd abbiamo l’ambizione di essere un partito guida che sta insieme per il futuro della Sicilia non per sconfiggere gli altri. Questo è l’obiettivo che dobbiamo avere e sono fiducioso che vinceremo le regionali”.

La vittoria il Pd la vuole ottenere con una coalizione di larghe intese e di questo se ne occuperà il rieletto sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che non ha nemmeno la tessera del Pd.

Pronta la risposta di Faraone: “La parola la discontinuità la dico da tre anni. Orlando sta rivestendo un ruolo importante; oltre ad essere sindaco della quinta città d’Italia è una persona importante rispetto alla storia del centro sinistra siciliano”. E ha ribadito il suo no a Crocetta: “Noi non veniamo da cinque anni di buon governo, per cui possiamo ripetere quell’esperienza lì. L’esperienza Crocetta è chiusa, finita”.

Articolo pubblicato il 04 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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