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I mediocri contro chi possiede il quid
di Carlo Alberto Tregua

Prodi, Berlusconi e Renzi

Tags: Romani Prodi, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi



Carisma indica un dono soprannaturale straordinario concesso a una persona a vantaggio della Comunità. Si dibatte se esso non si possa acquisire con la propria capacità, con sforzo e abnegazione. Qualcuno afferma, per contro, che chi non lo possiede non ha alcuna possibilità di ottenerlo.
Non sappiamo quale delle due versione sia quella giusta. Constatiamo che vi sono persone che hanno la capacità di guardare oltre l’orizzonte e di prevedere evoluzioni mentre altre non vedono e agiscono senza capacità.
Berlusconi ha tradotto il carisma in un termine prosaico, quid, per affermare che Alfano non ce l’ha, ribaltando così la sua iniziale valutazione.
Il leader ha carisma, forza mentale, visione da capo, attitudine al comando, capacità di coinvolgere le masse. Il vero leader osserva le regole etiche, che non tradisce mai, e ha in mente obiettivi compatibili con l’interesse generale, mai quello personale.

La gente comune si accorge quando ascolta e vede una personalità che ha i requisiti indicati. Purtroppo, spesso, non distingue il capo carismatico dall’affabulatore o dal televenditore. Questo perché non possiede una sufficiente cultura che squarci il velo dell’ignoranza e che consenta di valutare quello che si ascolta.
Il leader scatena l’invidia dei mediocri, i quali sapendo di non avere sufficiente capacità non ammettono che qualcuno possa agire e operare meglio di loro. Quindi cercano di abbatterlo secondo la regola che tutti debbano stare nella polvere e nessuno deve emergere.
Ma questa mentalità è contraria alle regole morali secondo le quali i meritevoli devono andare avanti e gli incapaci devono stare indietro.
Nel nostro Paese tutti parlano dei diritti, quasi nessuno dei doveri, che vengono prima. Cosicché i doveri vengono trascurati mentre i diritti vengono urlati in ogni circostanza col supporto dei cattivi giornalisti che invece dovrebbero sempre tenere presente il Testo unico dei loro doveri, del 27 gennaio 2016.
La politica dovrebbe essere il massimo esercizio conforme ai valori etici. Ma non è così.
 
L’attività politica non dovrebbe essere una professione, l’abbiamo scritto più volte. Il cittadino che ritiene di utilizzare una parte della propria vita al servizio della collettività, se essa fosse esclusiva, dovrebbe ricevere un compenso pari al reddito fiscale antecedente il momento del suo passaggio nell’agone pubblico.
Questo è il costo della politica sopportabile dai cittadini, non tutti quei compensi che vengono erogati senza alcuna giustificazione, con la conseguenza di assistere a una sceneggiata con mediocri attori, la cui ampiezza della loro mediocrità è infinita.
In Italia, dal ‘94, abbiamo avuto pochi leader col quid: Berlusconi, Prodi e Renzi. Non abbiamo difficoltà a indicarli, accettando qualunque critica costruttiva.
Infatti i due grandi vecchi sono punti di riferimento dell’opinione pubblica. Su Matteo Renzi abbiamo espresso più volte la nostra opinione, già nel 2010. Ha commesso tanti errori, ma è ancora in sella nonostante l’invidia dei suoi ex compagni.

Un errore grosso è avere collegato il referendum del 4 dicembre alla sua persona, non comprendendo che l’invidia di tutte le altre parti politiche - che fra di loro si scannavano - è riuscita a far concentrare sul “No” sei votanti su dieci.
Altro errore, seppure di minore dimensione, è stato quello di lasciare in sella Rosario Crocetta, dal 2013 in avanti, consentendogli di creare danni socio-economici all’Isola. Ulteriore sbaglio è stato quello di consentire il teatrino dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino.
Voltata pagina, è ricominciata la risalita che potrà consolidarsi a condizione che finisca di pensare a coalizioni e proponga agli italiani un programma concreto di riforme per la crescita.
Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di avere carisma, facendo lievitare i consensi di Forza Italia. Se l’udienza davanti alla Corte europea del 22 novembre gli sarà favorevole, lo vedremo protagonista delle elezioni 2018.
Prodi non è un parlatore, ma è un cervello fino. Non è escluso il suo ritorno sulla scena politica, che ci guadagnerebbe.

Articolo pubblicato il 05 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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