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Sicilia-Malta, molto più di 90 km
di Rosario Battiato

Nell’Isola dei Cavalieri crescita media del Pil del 4% annuo, 15 mln di pernottamenti, hub tecnologico per imprese. 62,5 mln dai Casinò, infrastrutture, sgravi su tasse. Un modello che la Regione sconosce

Tags: Sicilia, Malta



PALERMO – Malta non è vicina. E non si tratta dei 90 chilometri che separano la Sicilia dall’Isola dei Cavalieri, ma di una distanza assai più profonda che divide un Paese deburocratizzato (o quasi) con stabilità finanziaria e politica, fiscalità vantaggiosa e investimenti energetici e digitali, da una Regione sclerotizzata e tramortita dalla crisi.

Gli ultimi dati Eurostat in materia di occupazione, rilasciati verso la metà di giugno, hanno registrato, per il primo trimestre dell’anno in corso, circa 234 milioni di occupati tra i 28 con incrementi particolarmente positivi per Estonia (+2,8%) e Malta (+1,7%), mentre l’Italia, ad esempio, si è fermata allo 0,3%. Numeri coraggiosi anche per la crescita stimata del Pil, sulla base delle previsioni economiche d’inverno pubblicate a febbraio dalla Commissione, che a Malta per il 2017 è prevista al 3,7% (intorno al 4% la crescita media degli ultimi anni), cioè il secondo dato dopo Lussemburgo (in Italia inferiore all’1%).

Malta, insomma, è viva e pronta a diventare sempre più protagonista nello scenario europeo, una piccola tigre d’Europa che ha raggiunto uno stato di consapevolezza non scalfito dal caso dei “Panama papers” che aveva coinvolto la moglie (accusa da lei negata) del premier maltese, Joseph Muscat. Le elezioni anticipate del 3 giugno scorso, indette dall’esponente laburista in seguito allo scandalo, hanno comunque confermato la sua leadership con il 55% dei voti accordati al Partito laburista.

A niente sono servite le accuse internazionali – lo scorso maggio il ministro delle Finanze uscente del Nord Reno-Westfalia, Norbert Walter-Borjans, aveva definito l’Isola dei Cavalieri come una “sorta di Panama” d’Europa –, perché il modello maltese resta efficace e funzionale. Gli osservatori sottolineano come La Valletta abbia modellato le imposte sulle esigenze degli investitori stranieri e sulla semplificazione burocratica, fornendo la possibilità di aprire una società in tre giorni (anche direttamente online), e concedendo un regime fiscale che, tra le altre cose, “evita la doppia imposizione sui profitti aziendali tassati – riportiamo da una pubblicazione di Finance Malta, un’iniziativa pubblico-privata per promuovere Malta come centro finanziario internazionale – distribuiti come dividendi”. Non c’è trucco e non c’è inganno: il regime fiscale di Malta è stato approvato dalla Commissione europea e, inoltre, il Paese è iscritto alla cosiddetta white list stilata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Insomma, non si tratta di paradiso fiscale (o almeno non più) – così come ribadito lo scorso gennaio dal ministro Edward Scicluna –, ma di un Paese che garantisce un livello di tassazione “più basso – ha aggiunto di recente l’ambasciatrice di Malta in Italia, Vanessa Frazier – perché garantiamo maggiore trasparenza e scambio d’informazione, abbiamo una giurisdizione severa ed efficiente”.

A Malta, infatti, si trasferiscono o nascono imprese siciliane di tutti i generi, un interesse confermato anche nelle scorse settimane con l’appuntamento sulla promozione delle opportunità di investimento a Malta, organizzato a Palazzo degli Elefanti all’inizio di giugno, e col protocollo d’intesa firmato tra Cna di Ragusa e la Grtu (associazione di piccole e medie imprese dell’isola di Malta) per rafforzare il legame tra le aziende delle due isole. La Sicilia prenda esempio. Lo dice anche una voce autorevole dell’imprenditoria catanese come Antonio Biriaco, vicepresidente di Confindustria Catania, che ha spiegato come “la stabilità governativa di Malta e il suo modo di fare impresa devono essere un modello”.  

L’Isola dei Cavalieri è un modello e non soltanto dal punto di vista fiscale e procedurale. È il turismo, infatti, uno dei punti di forza del sistema, con un impatto sul pil nazionale del 17%. Per comprenderne il peso, è sufficiente sottolineare come in Sicilia, che è un brand riconosciuto nel mondo, questo settore riesca a generare appena il 4% del pil regionale. Nel 2016 la piccola isola (445 mila abitanti per 316 kmq) ha surclassato la vicina più grande (26 kmq per 5 milioni di abitanti) con 14,9 milioni di pernottamenti in un anno, contro i 13,3 milioni della Sicilia.
 

 
Non solo servizi finanziari. Malta è un hub tecnologico
 
PALERMO – Finance Malta, il gruppo pubblico privato che vede al suo vertice bancari della Bank of Valletta ed esponenti del Malta Financial Services Autorithy (l’unico regolatore per i servizi finanziari nel Paese che dal 2002 ha preso le funzioni precedentemente svolte dalla Banca centrale di Malta e riferisce annualmente al Parlamento in quanto istituzione pubblica), ha fornito i numeri della straordinaria crescita del Paese.
Si conferma, in questo modo, che il settore finanziario non è l’unico asse fondamentale dello sviluppo del Paese (vale circa il 13% del pil e 10 mila posti di lavoro) dal momento che nel complesso il settore dei servizi (oltre ai finanziari ci sono anche turismo e settore immobiliare) include tre quarti del Pil. Malta, inoltre, offre anche una solita infrastruttura di telecomunicazioni e un ambiente favorevole per le aziende hitech. Lo scorso aprile anche un servizio di Nòva, l’approfondimento tecnologico del Sole 24 Ore, ne esaltava le qualità di “promettente hub tecnologico e finanziario ‘low cost’ di livello internazionale, sede ideale per le start up e dell’economia digitale e per le finanziarie di investimento”.
Il modello è anche quello del gaming. Nel 2016 la Malta Gaming Autorithy, che regola tutte le attività legati ai giochi a Malta, ha comunicato di aver fatturato 62,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 60,9 milioni del 2015. In un comunicato diffuso nei giorni scorsi, si stima che l’industria dei giochi abbia generato circa 1 miliardo di euro in termini di valore aggiunto lordo nel 2016 (+12% rispetto all’anno precedente). La Sicilia, in compenso, non ha nemmeno un casinò da gioco.
 

 
Futuro prossimo: si lavora al gasdotto tra le due isole
 
PALERMO - L’Isola dei Cavalieri è attivissima, inoltre, anche dal punto di vista delle infrastrutture energetiche e, almeno in questo passaggio, sarà decisamente più vicina alla Sicilia (le due isole sono già legate tramite l’elettrodotto che passa da Ragusa). Nei piani futuri c’è il gasdotto, annunciato dal governo maltese alla fine dello scorso anno, che è stato già presentato nel 2013 a Bruxelles, e permetterà lo sfruttamento dei giacimenti nel Canale di Sicilia e che si collegherà, da parte italiana, a Gela.
Un ulteriore capitolo si è consumato lo scorso aprile quando la Commissione Ue ha assegnato 22,1 milioni di euro per progetti che mettono insieme le priorità energetiche europee e la realizzazione delle reti di trasporto Ten-T. Tra i 7 progetti selezionati c’è anche quello che prevede l’interconnessione tra Italia e Malta, con la realizzazione di un hub Lng a Malta e un gasdotto di collegamento con la Sicilia, oltre al coinvolgimento dei porti di Valletta e Marsaxlokk nell’ambito del corridoio Scandinavia-Mediterraneo. La Valletta, che è capofila nel progetto, si è aggiudicata 600 mila euro sul milione previsto per realizzare uno studio di fattibilità sulle soluzioni infrastrutturali ottimali e un’analisi costi-benefici per fornire raccomandazioni sullo sviluppo dell’Lng come carburante marino.
I piani per il 2020 sono sempre più ambiziosi. L’obiettivo è di raggiungere il target Ue (percentuali di rinnovabili sul consumo totale di energia), ma qui c’è ancora da lavorare, mentre l’Italia lo ha già raggiunto (dati Eurostat). L’opzione del gasdotto servirà appunto per ridurre il peso dell’olio combustibile.

Articolo pubblicato il 06 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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