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La Regione boccia il sistema di trasporto
di Rosario Battiato

Nell’ambito del nuovo Piano regionale il dipartimento Infrastrutture ha redatto un documento per evidenziare tutte le criticità. Tra le principali tematiche: sovrapposizioni dei collegamenti e peso ambientale insostenibile

Tags: Trasporti, Sicilia, Regione Siciliana



PALERMO – Dalle insufficienze del tpl e del trasporto marittimo all’insostenibile peso ambientale del sistema regionale di mobilità. Un bilancio negativo evidenziato dal dipartimento delle Infrastrutture che, nell’ambito dell’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti approvato dalla giunta regionale lo scorso 27 giugno, ha pubblicato un documento che mette in evidenza le principali criticità del sistema isolano di trasporto.

Nel settore del trasporto pubblico locale su gomma c’è una razionalizzazione da operare, anche perché in diversi parti dell’Isola rappresenta l’unica alternativa all’autovettura privata. “Il volume complessivo delle percorrenze al 2016 – si legge nel documento – ammonta a poco più di 60 milioni di bus km/anno; l’offerta è caratterizzata da un numero consistente di aziende (83) con frammentazione del servizio in numerose realtà che operano sul territorio siciliano con volumi di produzione non significativi (inferiori a 100.000 vetture km/anno)”. Il 24% delle percorrenze annue dei servizi extraurbani è affidato all’Ast, il 9% da Sais Trasporti, l’8% da Sais Autolinee e il 7% da Interbus.

Dall’altra parte ci sono 66 aziende che erogano circa l’1% del totale dell’offerta siciliana. Complessivamente ci sono 1,2 milioni di corse all’anno, che di fatto si traducono in un valore medio di 0,3 corse annue extraurbane per abitante, un dato che il dipartimento Infrastrutture ha definito “inferiore a quello di altre Regioni, a conferma di possibili margini di potenziamento allo scopo di soddisfare maggiormente le esigenze della domanda di mobilità sistematica e occasionale”.

Resta da considerare, infatti, che la distanza media di ciascuna corsa è pari a 47 km, quindi sostanzialmente basato su un numero contenuto di corse che “coprono distanze di medio-lungo raggio”. Gli elementi di criticità non si fermano qui, perché ci sono anche “velocità commerciali troppo basse (tempi di percorrenza elevati) con conseguente scarsa competitività nei confronti dell’automobile, numerosità dei percorsi all’interno di una stessa linea, assenza di utilizzo del sistema dei nodi di interscambio, organizzazione delle linee e programmazione dell’esercizio dimensionate prevalentemente sulla domanda scolastica e, in alcune direttrici, servizio concorrente e con identica missione dell’offerta ferroviaria”.

Da valutare anche la portata del sistema di trasporto marittimo, che presenta “sovrapposizioni dei collegamenti, con particolare riferimento all’Unità di rete Eolie” e nell’articolazione dei percorsi, declinati nelle diverse stagionalità, non sempre organizzati con modalità “user friendly”, ma anche carenze infrastrutturali e di attrezzature portuali. Da riorganizzare anche la governance e risolvere l’assenza di integrazione e interazione con le altre modalità di trasporto. La configurazione del sistema di trasporto marittimo con mezzi veloci, durante l’alta stagione, è caratterizzato da un servizio essenziale con 46 collegamenti/giorno e un servizio integrativo sviluppato con 66 collegamenti/giorno e in bassa stagione da un servizio essenziale di 38 collegamenti/giorno e un servizio integrativo sviluppato con 42 collegamenti/giorno.

Ulteriori criticità di sistema si riscontrano nel peso ambientale. Per il dipartimento dei Trasporti si può ricondurre alla “ridotta quota modale del trasporto pubblico sia ferroviario sia automobilistico, con un valore pari a circa l’11%, limitatamente agli spostamenti sistematici, che si riduce a 8,4% considerando il totale degli spostamenti (sistematici e occasionali) al 2015”. L’utilizzo del mezzo privato registra una quota modale pari al 74,4%.

Articolo pubblicato il 15 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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