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Quotidiano di Sicilia

Pierluigi Monceri: "Eccellenze del territorio e rilancio dell'economia"
di Raffaella Pessina

Forum con Pierluigi Monceri, direttore regionale Intesa Sanpaolo per Lazio Sardegna e Sicilia

Tags: Pierluigi Monceri, Intesa Sanpaolo



Quali sono, dal vostro punto di vista, le caratteristiche principali dell’economia della Sicilia?
“Industria agroalimentare, turismo e Oil sono sicuramente i tre settori che più di altri caratterizzano l’industria dell’Isola. Siamo una fase di ripresa, seppur debole, dell’economia, anche qui in Sicilia, e prendendo esempio dall’esperienza passata su altri territori geografici vediamo che nella fase di ripartenza è più facile che si sviluppino e si valorizzino i settori chiave più congeniali al territorio. Quindi mi viene difficile pensare che su questo territorio, e lo stanno già dimostrando i fatti, si possa avere una ripartenza decisiva che non sia attraverso il settore dell’agroalimentare o del turismo. Sul turismo si stanno vivendo stagioni importanti in generale e in particolare, in Sicilia, il turismo ha una presenza di stranieri che è equiparabile a quella delle più attrezzate regioni italiane, ma che può essere sviluppata ulteriormente. Le tensioni nordafricane sono diventate, almeno per questo settore, un’opportunità straordinaria: le ultime tre stagioni sono state importanti in Sardegna come in Sicilia, ma bisogna lavorare per costruire una base solida di attrattività che funzioni anche quando, e prima o poi avverrà, la situazione di crisi dei Paesi nordafricani rientrerà. Anche sull’agro-industria vi è molto da fare. Le imprese sono quasi sempre di dimensioni molto piccole: infatti l’elemento distintivo dell’agroalimentare è che il 65% degli occupati opera in aziende con meno di dieci dipendenti. Ciò in Sicilia è più rilevante rispetto ad altri ambiti del territorio e per ovviare e migliorare la competitività del settore si può incentivare la creazione di reti d’impresa, strumento che non rappresenta la panacea di tutti i mali, ma può dare un contributo importante per dare la soluzione al tema delle piccole dimensioni e favorire una migliore e più veloce erogazione del credito. Quindi insieme alla grande attenzione alla qualità dei prodotti Igp e Dop, per esempio, va incentivata la sensibilità, inusuale per certi aspetti, al mettersi insieme. Il 25% delle reti di impresa siciliane sono infatti legate al settore agroalimentare”.

Sostenete anche il settore del vino?
“Certo, riteniamo che il vino sia una tipicità che accomuna le tre regioni (Lazio, Sardegna e Sicilia). Il vino inoltre è una tipicità che valorizza il settore agroalimentare. Sono 65 le denominazioni di qualità Dop Igp in Sicilia, quindi non si registra soltanto una ripresa in tema di mercato agroalimentare in chiave estera, ma c’è anche una consapevolezza oggi più che mai che per crescere in maniera importante gli aspetti qualitativi in questo mondo siano determinanti”.

Quali sono gli obiettivi da raggiungere con la recente riorganizzazione territoriale della Banca? E quali novità per il 2017?
“Il gruppo si è evoluto con la acquisizione di Banca Nuova e ai nostri 150 sportelli se ne aggiungeranno una sessantina provenienti da quest’ultima. Con tale operazione il gruppo ha fatto una scelta di grande responsabilità nei confronti del Paese e ha fatto quello che nessun altro sarebbe stato in grado di fare. Per le imprese ci sono nuove iniziative come l’accordo con Confindustria su Industria 4.0 Ritengo si tratti di una straordinaria discontinuità rispetto agli ultimi due anni. L’opportunità del digitale può diventare effettivamente un motore di ripartenza degli investimenti e i primi cinque mesi incoraggiano questa iniziativa che ha lo straordinario vantaggio di essere particolarmente calibrata sulle piccole e piccolissime imprese, perché il tema del digitale calza a pennello con realtà molto piccole. Questa nuova rivoluzione industriale sembra ritagliata sulle caratteristiche del sistema imprenditoriale italiano. Siamo fiduciosi perché le evidenze volumetriche dei primi mesi dell’anno ci dicono che è giusto investire sul digitale, sfruttando anche le importanti agevolazioni fiscali volute dal Governo. Il nostro accordo su Industria 4.0 è la constatazione di una nuova fase determinante per il futuro del sistema imprenditoriale italiano, dove il sostegno e la valorizzazione transitano sulla capacità di investire più di quanto avvenuto in passato”.
 
Quali azioni occorre intraprendere per riuscire ad accelerare con convinzione sulla ripresa economica dell’Isola?
“Assistiamo a un’inversione di tendenza degli indicatori economici dell’Isola che genera fiducia nel futuro. Un sensore importante è quello dell’export. Negli ultimi otto anni il flusso delle esportazioni ha generato un + 3%, ma ci sono settori, come l’agroalimentare, che nello stesso arco temporale ha registrato un +16%, confortato dal +8% del biennio 2015-2016. È un dato che indica in maniera forte e chiara come il tessuto imprenditoriale locale abbia avuto e continui ad avere la corretta percezione dell’importanza dei mercati esteri come sbocco della produzione siciliana. C’è naturalmente un gap infrastrutturale che nessuno può disconoscere, ma quando si valorizzano le tipicità di un territorio è più facile fare la differenza. Insieme al turismo, che deve comunque sviluppare meglio il proprio grande potenziale, c’è anche un’attitudine all’innovazione soprattutto in alcuni ambiti. Nel catanese, per esempio, vi sono numerose startup innovative e di valore, anche nel confronto italiano, che indicano che non c’è una sola ragione per ritenere che nell’isola non si possa fare impresa in modo competitivo e produttivo”.

C’è un progetto per aiutare i giovani imprenditori?
“Oggi più che mai l’attenzione è puntata sui giovani imprenditori, perché da diversi anni a questa parte sono proprio i giovani a ‘industriarsi’, consapevoli delle difficoltà del mercato del lavoro e che è ormai tramontata l’era del posto fisso. Ecco perché è diventato sempre più importante accompagnare il giovane nel processo di avvio delle startup e di nuove iniziative. È proprio su questo che abbiamo affinato negli ultimi anni tutta una serie di sensibilità che vanno dal selezionare alcune di queste iniziative e di accompagnarle in un processo di crescita attraverso azioni formative specifiche. Inoltre, prepariamo queste potenziali startup a raccontarsi agli investitori internazionali e ben rappresentare il valore delle loro innovazioni. Un altro tema che abbiamo sviluppato, su spinta di Confindustria, è la creazione di un modello di rating qualitativo che consenta di valutare il futuro di un’azienda, guardandone i progetti, il management, e quindi la proiezione e non più il passato legato ai bilanci e quindi ai numeri. Le startup in quanto tali non hanno un passato ma solo un presente e, se valide, un futuro. Ovviamente non si può abbandonare il tema delle garanzie, ma lavoriamo per poter dare credito e sostenere questi processi di innovazione”.

Per quanto riguarda la Sicilia, sostenete il credito al consumo?
“Sostenere l’attività della famiglia vuol dire sia accompagnare le scelte di investimento che è quello dell’acquisto della casa, sia accompagnarla nel credito al consumo corrente. Su questo tema noi siamo cresciuti nei primi cinque mesi dell’anno del 20% circa, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ed anche questo è un segnale incoraggiante”.
 

Articolo pubblicato il 18 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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