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Licenziamenti nelle banche: ecco chi sono i nuovi disoccupati
di Michele Giuliano

Negli ultimi 8 anni nell’Isola chiusi ben 250 sportelli nei vari istituti di credito, risorse umane “inutili”. Carte di credito e operazioni via Pc hanno sostituito di fatto i bancari

Tags: Banca, Lavoro, Disoccupazione



PALERMO - Sino a una decina di anni fa se c’era un posto di lavoro “sicuro” dopo quello del pubblico impiego immediatamente si alzava la voce unanime: “In banca”. Dai primi anni 2000 ad oggi però le cose sono profondamente cambiate. Non solo per la crisi congiunturale che ha finito per colpire anche il mondo dell’alta finanza ma anche perchè i tempi cambiano per tutti. Le macchina prendono il sopravvento e si sostituiscono oramai all’uomo: è una realtà nell’industria e nel’agricoltura, adesso anche nel mondo delle banche. In tutto questo sembra proprio che la Sicilia sia una delle regioni italiane più penalizzate da questo “cambio dei tempi”.

In che modo? Basta analizzare un solo dato su tutti per rendersene conto ed è quello riguardante la riduzione dei bancomat, i famosi sportelli automatici esterni alle banche. Sono 250 gli sportelli automatici in meno in Sicilia negli ultimi 8 anni e la “colpa”, se così la si può definire, è della diffusione capillare dei Pos nei negozi e il maggiore utilizzo dei servizi di home banking.

Secondo la Banca d’Italia i bancomat nel 2009 erano 2.526, mentre alla fine del 2016 sono diventati 2.273. Nel 2009 si poteva pagare con il Pos solo in 91.635 negozi siciliani, mentre nel 2016 il numero di dispositivi è cresciuto di oltre il 50 per cento, a quota 136.795. Impressionante il ritmo dell’anno scorso: in 12 mesi hanno fatto la comparsa 14.478 nuovi Pos, con un ritmo di 40 nuovi impianti ogni giorno, festivi compresi. Nel frattempo le banche hanno ridotto gli sportelli. Negli ultimi 8 anni il taglio di personale si attesta sull’11 per cento. I siciliani hanno imparato a fare ricorso all’home banking, quindi all’utilizzo di servizi on line. Il numero di contratti di home banking in rapporto alla popolazione è raddoppiato tra il 2009 e il 2016. Sui bonifici l’aumento è esponenziale: già nel 2009 veniva eseguito allo sportello solo un pagamento ogni 42, mentre adesso viene effettuata in banca meno di un’operazione ogni 67.
 
Ovunque le notizie di licenziamenti immediati sembrano investire in primo luogo proprio la Sicilia. Ad esempio al Monte dei Paschi di Siena dove sono previsti 5.500 licenziamenti e la chiusura di 600 sportelli: “La Sicilia sarà certamente fra le regioni più penalizzate - afferma Gino Sammarco, segretario regionale Uilca Sicilia -. Sono 4.800 gli esuberi che saranno gestiti attraverso l’attivazione del Fondo di solidarietà che limiterà i danni, ma in Sicilia  l’impatto sarà molto forte perché l’età media dei 1.338 lavoratori isolani è molto elevata”.
 
C’è poi CheBanca, altro istituto di credito: qui 111 persone, tra le quali parecchi giovanissimi rischiano di ritrovarsi in mezzo alla strada nonostante la Banca di Mediobanca non solo dichiara utili su utili ma aspira a rilanciarsi ulteriormente sul mercato. “Abbiamo appreso delle intenzioni di CheBanca - afferma il portavoce regionale dell’Ugl Sicilia Filippo Virzì - e siamo molto preoccupati anche per le eventuali ricadute sul territorio siciliano, che non si crei un precedente gravissimo, lo stesso va bloccato prontamente, onde evitare emulazioni nel settore bancario,  pertanto  siamo sicuri che  le Segreterie Nazionali di riferimento, con i rispettivi coordinamenti  aziendali, sapranno affrontare  tempestivamente la minaccia incombente, onde evitare possibili derive”.

Non si salva nemmeno Unicredit
, l’ex Banco di Sicilia che in base al piano di uscite volontarie si potrebbe venire a determinare la chiusura di alcune delle 360 filiali in Sicilia. L’allarme rosso è scattato soprattutto a Palermo e provincia: “Questa degli esuberi in città - dice il segretario della First Cisl di Palermo, Fabio Sidoti - è una piaga che siamo costretti a gestire e che ci costringe a concentrarci sulla riduzione dell’impatto negativo delle ristrutturazioni aziendali sulla forza lavoro, invece di pensare a rilanciare la banca”.

Articolo pubblicato il 19 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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