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Bilancio, Corte dei conti: "La Regione siciliana rischia default"
di Valeria Arena

Secondo parere negativo nel giro di pochi giorni: “Residui attivi per 2 miliardi". Pino Zingale: “Si dichiari irregolare il Rendiconto”. No dei giudici

Tags: Bilancio, Corte Dei Conti, Ars, Pino Zingale, Regione Siciliana



PALERMO - La sezione riunite di controllo della Corte dei Conti ha rigettato la richiesta del procuratore generale d'appello, Pino Zingale, di dichiarare irregolare il Bilancio regionale 2016 e ha giudicato conforme il rendiconto della Regione Sicilia per l’anno precedente, rilevando come unica anomalia il fondo per le partecipate, in particolare relativamente ai debiti dell'Azienda siciliana trasporti (Ast).

Zingale infatti non è riuscito a venire a capo all’ingarbugliata matassa dei conti siciliani. Si parla, infatti, di una “montagna” di contenzioso passivo non quantificabile con certezza. “La massa di contenzioso pendente è risultata talmente elevata - si legge nella sua requisitoria - da non consentire di poter pervenire, in breve tempo, a risultati attendibili né è emerso che in un recente passato le medesime avvocature siano state chiamate ad effettuare ricognizioni e valutazioni di possibile soccombenza da parte della Regione, in presenza delle quali sarebbe stato agevole fornire i dati richiesti”.

Per Zingale, inoltre, non appare chiaro quali uffici e con quali competenze specifiche gli uffici della Regione abbiano proceduto alla ricognizione del contenzioso alla quale fa riferimento l’amministrazione nei documenti consegnati alla giustizia contabile. “Basti osservare che la Regione siciliana risulta coinvolta, sia pure a titolo di garanzia - evidenzia il pg - in un contenzioso relativo a una propria partecipata al 100%, incoato dell’ex socio privato e con altissima probabilità di soccombenza, di importo prossimo ai 100 milioni di euro”. E ancora: “La sola Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo ha precisato che nell’anno 2016 e in quelli precedenti sono stati instaurati a carico della Regione siciliana decine di migliaia di contenziosi passivi molti dei quali potrebbero essere stati definiti da sentenze rese anche nel corso del 2016. E a questi andrebbero aggiunti i contenziosi attivi con istanze in via riconvenzionale non definite, quelli pendenti davanti alla Corte di cassazione, al Consiglio di Stato, a Tar diversi dal Tar Sicilia - Tar Lazio innanzitutto - a Tribunali di distretti diversi, nonché quelli relativi a ipotesi di patrocinio dell’Ente davanti alla Corte Costituzionale”. “In quest’ultimo anno, poi - continua Zingale - il numero complessivo dei nuovi contenziosi instaurati è pari a poco meno di 6.500, dei quali quasi 3.000 riguardano appunto la Regione siciliana nel suo complesso, cui vanno aggiunte ben 390 procedure esecutive mobiliari (su un totale di 480) attivate con pignoramento presso il gestore della cassa regionale, sintomo, quest’ultimo, di una gravissima incapacità di pagamento della Regione medesima, non è chiaro, in atto, a quale patologia funzionale riconducibile”.

La Regione, inoltre, sarebbe a rischio default. Il procuratore generale sostiene infatti che l’importo dei residui attivi (crediti da estinguere), reimputati nel bilancio della Regione siciliana per quasi 2 miliardi di euro, “fa sorgere serie perplessità sia sull’esigibilità, sia sull’esito della riscossione" mettendo a rischio le coperture complessive. “Peraltro - spiega Zingale - la Regione nel 2015 ha già effettuato il riaccertamento straordinario dei residui attivi, con una cancellazione di residui attivi di svariati miliardi di euro, di conseguenza non dovrebbe esservi un importo così elevato di residui attivi reimputati che segnala come fisiologico ciò che dovrebbe essere patologico (...) almeno due miliardi di coperture si presentano come altamente dubbie e necessiterebbero, al fine di potersi considerare effettive e avere un impatto positivo nel presente rendiconto, di una immediata attenta analisi e accertamento in ordine alla loro effettività”. L’elevato numero di procedure esecutive nel 2016, conclude il pg, è una prova tangibile di una cronica crisi di liquidità.

Tra le accuse mosse, c’è anche la gestione delle partecipate: “La Regione accogliendo il rilievo formulato da questa Procura generale ha riconosciuto l’irregolarità del rendiconto generale sul punto e ha proceduto alla istituzione e valorizzazione del relativo fondo il quale, da un punto di vista puramente formale, può considerarsi, allo stato degli atti, congruo. La composizione del fondo è basata sui risultati dei bilanci delle singole partecipate per le quali, però, non si hanno effettivi elementi valutativi sull’affidabilità e la regolarità dei relativi bilanci e in particolare sulla effettiva esigibilità dei crediti ivi rappresentati”.

Questi i dati e le motivazioni che hanno spinto il procuratore generale Zingale a chiedere per la seconda volta alle Sezioni riunite presiedute da Maurizio Graffeo di dichiarare l’irregolarità del rendiconto generale della Regione siciliana.

Soddisfatto il presidente della Regione, Rosario Crocetta
, che insiste nel difendere il suo operato: “I giudici hanno confermato la solidità della Regione siciliana e il grande lavoro che il mio governo ha fatto per risanare il bilancio”, ha dichiarato subito il giudizio, confermando di volersi ricandidare.

Articolo pubblicato il 20 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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