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L'economia isolana divorata dal nero
di Michele Giuliano

Cgia Mestre: in Sicilia il lavoro irregolare equivale al 7,8% del Pil per un’evasione di 3,2 mld: il doppio della media italiana. Oltre 300.000 i lavoratori fantasma e solo 150 ispettori per 456.000 imprese da controllare

Tags: Lavoro, Lavoro Nero, Sicilia



Quando c’è da segnare un record in negativo, la regione Sicilia è sempre pronta. E quando si parla di lavoro irregolare, purtroppo, la storia ci insegna che il popolo siciliano non è mai stato tra i più virtuosi. I dati elaborati dall’Ufficio Studi della Cgia lo confermano: la Sicilia si trova al terzo posto tra le regioni italiane per lavoro sommerso, dietro soltanto a Calabria e Campania. In percentuale, rispetto al Prodotto Interno Lordo, nel territorio siciliano si produce circa il 7,8 per cento di valore aggiunto da lavoro irregolare, con oltre 6 miliardi e mezzo di euro, e una evasione corrispondente che supera i 3 miliardi e 200 milioni. Una cifra impressionante, se si pensa a quanto queste risorse potrebbero essere utili all’intera comunità, in una Regione in perenne mancanza di disponibilità economiche ormai anche per i servizi fondamentali.

Un valore che va quasi a doppiare il risultato prodotto per l’intero Stivale, che si attesta sul 4,8 per cento, mentre scende a poco più del 3 per cento nelle regioni più virtuose, il Veneto in primis, seguito dalla Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige. Poco più su, ma comunque sotto la media nazionale di oltre un punto, troviamo le Marche, l’Emilia Romagna e la Lombardia. In rapporto ai valori nazionali, in termini numerici, i lavoratori siciliani che lavorano in nero sono quasi un decimo del totale, oltre 300 mila su circa 3 milioni in tutta Italia, un valore enorme in proporzione alla popolazione dell’Isola, di circa 5 milioni.

Sempre ad un decimo sul totale si attesta il valore delle tasse evase sul territorio isolano rispetto al totale italiano. Eppure, al lavoro sommerso e all’evasione non sembra possibile trovare una soluzione, soprattutto a causa della mancanza cronica di ispettori del lavoro che monitorano la situazione sull’Isola. Sono poco più di 150, un numero irrisorio rispetto al numero di imprese che operano in Sicilia, che, secondo la rilevazione del primo trimestre del 2017 effettuata da Infocamere, sono 456.011. Come potrebbero mai, così poche persone, anche lavorando 7 giorni su 7, tenere a bada un così ampio fenomeno, è una domanda retorica la cui risposta, sconfortante, è purtroppo scontata.

Tremila aziende per ogni ispettore, non basterebbe una intera carriera lavorativa per controllarle tutte anche una sola volta. Una lotta impari contro un sommerso che è cresciuto con costanza di un punto percentuale l’anno. In realtà alla Regione qualcosa si sta provando da tempo a fare seppur fra mille difficoltà. è il progetto ad esempio finanziato attraverso la costituzione degli Spresal, i Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro: “L’assessorato della Salute è impegnato a divulgare quanto più possibile la cultura della sicurezza sul lavoro – ha detto il dirigente generale del Dipartimento Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico dell’assessorato regionale della Salute, Salvatore Giglione – che è stata in qualche maniera trascurata forse perché i numeri degli infortuni in senso assoluto sono diminuiti in certi settori ma, probabilmente come nel settore edile, soltanto a causa di una riduzione del lavoro e la conseguente chiusura di tanti cantieri. La nostra azione è di formazione e divulgazione – ha aggiunto – operata attraverso gli Spresal, nostri Uffici periferici nelle Aziende sanitarie, che lavorano incessantemente più in un’ottica di prevenzione e di salvaguardia della salute che di repressione. Ogni investimento in tal senso si ripercuote sull’intera collettività”.

“La formazione ha un ruolo strategico, per l’abbattimento degli infortuni e delle malattie professionali – ha evidenziato Antonio Leonardi componente della cabina di regia e direttore dell’area salute e sicurezza dell’Asp di Catania - ma deve essere erogata con maggiori standard di qualità, efficienza ed efficacia. Essa intende raggiungere obiettivi di diffusione della cultura della sicurezza con particolare riferimento agli ambienti scolastici, in quanto salute e sicurezza sono valori fondamentali che non appartengono solo agli adulti, ma devono costituire patrimonio culturale dei giovani che frequentano ogni ordine e grado della scuola”.
 

 
Il caso siciliano: ispettori formati e poi abbandonati
 
PALERMO - In questo “tragico” scenario per l’economia siciliana e la sicurezza dei lavoratori si è consumato un incredibile paradosso tutto siciliano: il mancato arruolamento degli ispettori formati attraverso l’oramai celebre (e costosissimo) corso Formispe, promosso nel 2007 e concluso nel 2009. Se ne sarebbero dovuti formare 300 ma a concludere il percorso sono stati appena 90 che hanno ottenuto di fatto il necessario tesserino. Da allora non si è mosso un dito e solo tre anni fa qualcosa si era mosso anche se è stata davvero poca roba. Infatti in 44 sono stati chiamati in servizio ma sono stati utilizzati esclusivamente in accompagnamento agli ispettori solo saltuariamente, un paio di giorni a trimestre.
C’è da precisare che dei circa 150 ispettori rimasti in pianta organica non sono neanche tutti dediti alle ispezioni ovviamente. Due unità per singolo ispettorato sono utilizzate per la gestione delle Conciliazioni monocratiche ed un’altra per la gestione del cosiddetto “servizio di turno”, cioè per il ricevimento delle richieste di intervento da parte dell’utenza.
Quindi, rifacendo i conti, sono effettivamente operativi per le ispezioni in azienda o presso i cantieri poco meno di 130 ispettori fra ispettori tecnici e ispettori amministrativi. E quest’ultimo aspetto è ancora un altro capitolo da considerare: per ogni ispettore in azienda ne corrisponde un amministrativo. Quindi una settantina sono quelli che giornalmente effettivamente ispezionano. Con situazione davvero al limite: ad esempio Palermo conta appena 8 ispettori così come Trapani, due tra i bacini più imponenti dell’edilizia e in generale dell’imprenditoria. Rimanendo così la situazione è come se si desse alle imprese irregolari il passepartout a continuare a navigare impunite nell’illegalità.
 

 
Luoghi di lavoro, in Sicilia investimenti in sicurezza
 
SIRACUSA - Oltre 7.400 persone, tra professionisti della sicurezza, progettisti, operatori e datori di lavoro dei settori delle costruzioni, dell’edilizia e dell’agricoltura in Sicilia sono stati formati in tema di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro nell’ultimo quadriennio in 297 edizioni di corsi di formazione organizzati dalle nove Aziende sanitarie provinciali nell’ambito del progetto regionale “Sicilia in…Sicurezza” dal Dipartimento per le Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato regionale della Salute. Grazie ad un accordo con l’Ufficio scolastico regionale e, a cascata, con quelli provinciali, sono stati realizzati in ambito regionale corsi di formazione che hanno impegnato oltre 250 docenti e migliaia di studenti delle quarte e quinte classi degli istituti superiori.
I risultati sono stati illustrati a Siracusa nel corso di un convegno conclusivo del progetto attuato dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal) delle nove aziende sanitarie provinciali, presenti all’evento con i propri rappresentanti.
Nel dettaglio, dalle nove Asp, sono stati formati 1.853 soggetti strategici delle costruzioni quali professionisti della sicurezza, coordinatori, progettisti e Rup; 2.441 operatori del settore edile, datori di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori e 3 mila operatori del settore agricolo.
“Il nostro obiettivo è attuare un cambiamento culturale profondo – ha precisato il dirigente del Servizio Promozione della salute e prevenzione degli infortuni e malattie professionale del Dasoe, dipartimento delle attività sanitarie della Regione, Salvatore Requirez -. Il ministero della Salute ha dato un indirizzo preciso nel Piano nazionale della prevenzione. Uno dei dieci macro obiettivi è interamente dedicato alla prevenzione nei luoghi di lavoro e delle malattie professionali. La Regione siciliana lo ha sviluppato ed applicato prevedendolo nel Piano di prevenzione 2014-2018”.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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