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Quotidiano di Sicilia

Servizio rifiuti e Piani di gestione, in molti Comuni è tutto da rifare
di Rosario Battiato

La procedura con sistema “in house providing” ha consentito finora affidamenti per chiamata diretta. L’Assessorato chiarisce: enti soci di società fallite dovranno indire gare pubbliche

Tags: Vania Contrafatto, Rifiuti, Piano Rifiuti



PALERMO – Sono da aggiornare quei Piani di intervento per la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti, anche se approvati dalla Regione, che prevedono il sistema dell' “in house providing” (cioè chiamata diretta, senza procedura di evidenza pubblica) e riguardano Aro (ambiti di raccolta ottimale) con Comuni che sono “al contempo soci di società d’ambito (a capitale interamente pubblico)” che gestivano il medesimo servizio e che sono state dichiarate fallite. Gli enti locali dovranno adeguare i Piani entro la fine di agosto, data di scadenza della possibilità di ricorrere a forme speciale di gestione dei rifiuti, così come riportato nella circolare n. 2 del 13 luglio del dipartimento Rifiuti, nell’ottica di conformarsi alle disposizioni previste nel Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.  

La circolare dell'assessorato ha sottolineato quelli che sono gli adempimenti da compiere da parte dei Comuni che si sono costituiti in Aro (ambiti di raccolta ottimale) per conformarsi alle disposizioni previste nel Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (d.lgs n.175/2016) che interviene sulla disciplina delle partecipazioni societarie con l’intento di “garantire la semplificazione normativa, nonché la promozione del fondamentale principio della concorrenza”.
Il primo passaggio riguarda, appunto, la validità del testo stesso anche in Sicilia, considerando che l'articolo 23 ne prevede l’applicabilità anche nelle Regioni a Statuto speciale.

Il passaggio centrale della vicenda, esaminata nella circolare del dipartimento, si concentra sull’aspetto relativo all'articolo 14, comma 6, nel quale si specifica che “nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico, titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita”.

Questo passaggio è particolarmente importante, in quanto ha dirette refluenze su alcuni Piani di intervento approvati dall'Amministrazione. In particolare, si tratta dei piani di intervento per la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti, così come previsti dalla legge di riforma n.9/2010.

In linea di massima gli enti locali, che si sono costituiti in ambiti di raccolta ottimale (Aro), possono procedere all’affidamento del servizio tramite il cosiddetto “in house providing”, secondo un modello organizzativo elaborato dalla giurisprudenza comunitaria mediante il quale “l’amministrazione pubblica, in virtù della particolare relazione con il soggetto affidatario (in genere, ma non necessariamente, una società di capitali) può procedere all'affidamento diretto di appalti o servizi e quindi prescindere dal previo ricorso a procedure ad evidenza pubblica”.

Il punto fondamentale dell’intera questione è che ci sono dei Piani di intervento già approvati dalla Regione che, prevedendo l’“in house providing” come modalità di gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti, comprendono, all'interno dell’Aro, dei Comuni che sono “al contempo soci di società d’ambito (a capitale interamente pubblico)” che gestivano il medesimo servizio e che sono state dichiarate fallite.

In questo caso, spiegano dalla Regione, questi enti dovranno adeguare i Piani di intervento e sostituire la modalità di affidamento dell’“in house providing” con quella della esternalizzazione a terzi, mediante espletamento di procedure ad evidenza pubblica, precisando la necessità di darne comunicazione alla Regione.

I tempi sono stretti, considerando l’imminente scadenza, prevista per il mese di agosto, relativa alla “possibilità di ricorrere a speciali forme di gestione dei rifiuti” e quindi con la necessità che, entro quel termine, si possa dare piena attuazione alla gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti.

Articolo pubblicato il 25 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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