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Quotidiano di Sicilia

Patti vuoti, in Sicilia non si mangia
di Rosario Battiato

Ance: da fondi Ue e Patto per il Sud 10 miliardi per la nostra Isola ma i cantieri sono chiusi e la spesa resta a zero. Menù ricco (4 mld) ma restano congelate (tra le altre) la Rg-Ct e l’itinerario Nord-Sud

Tags: Ance, Sicilia, Edilizia



PALERMO – La Sicilia fa la bella addormentata su un forziere da 10 miliardi di euro e soffoca una potenziale occupazione da circa 170 mila unità. Un patrimonio da investire, tra fondi europei e Patto per il Sud, che potrebbe permettere una poderosa azione di rafforzamento infrastrutturale, ma che fatica a essere tradotto in cantieri.

Il patto per il Sud sembra muovere i primi passi proprio in queste ultime settimane, a distanza di quasi un anno dalla firma tra Renzi e Crocetta dello scorso settembre che di fatto sanciva l’inizio del protocollo del Masterplan del Mezzogiorno per un valore complessivo da 5,7 miliardi da spendere in un quinquennio. Al di là dei proclami, il livello dei pagamenti, si presenta ancora basso, registrando una tendenza simile a quella della nuova programmazione 2014-2020.

Un dato che sembra confermare il vecchio vizio siciliano dell'immobilismo nel capitolo dell'investimento pubblico. I tempi per recuperare e per invertire la tendenza ci sono ancora tutti, considerando che siamo ancora nel primo anno, ma la memoria sembra già delineare quegli innumerevoli casi di denaro pubblico non speso o speso male, dal momento che ancora oggi, dato l'ultimo aggiornamento della Regione, ci sono oltre 159 infrastrutture isolane incompiute per un valore complessivo da mezzo miliardo e la necessità di altre 300 milioni per completarle.

Soltanto qualche giorno fa, è stata Confindustria a lanciare l'allarme. Nel consueto rapporto di metà anno sullo stato di salute dell'economia del Mezzogiorno, realizzato in collaborazione con Srm (Centro studi del Gruppo intesa San Paolo), si è fatto appunto riferimento ai livelli concreti di pagamento.

“I Patti attuativi del Masterplan per il Sud – si legge nel report Check-Up Mezzogiorno – mostrano progetti in corso di esecuzione o attivati per oltre la metà delle risorse assegnate, ma ancora limitati appaiono i livelli dei pagamenti” e un discorso abbastanza simile si può fare per la nuova programmazione con un livello di pagamenti certificati che risulta “ancora basso, e va rapidamente irrobustito per trasferire i suoi effetti all'economia reale”.

Effetti che sono attesi dal mondo produttivo isolano. La Consulta siciliana delle costruzioni, che raccoglie diverse sigle del mondo dell’edilizia, tra cui Ance Sicilia, Consulta degli Architetti e Consulta degli Ingegneri, Cna Costruzioni, Confapi, Legacoop, Anaepa Agci Sicilia, Oice, Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, ha diffuso una lunga lettera, lo scorso 10 luglio, indirizzata al presidente della Repubblica, precisando lo stato critico degli investimenti nel settore pubblico.

In gioco ci sono, in particolare, due passaggi. Il primo riguardano i fondi per le opere pubbliche già pronte all'appalto: “quasi 4 miliardi di euro – scrivono –, ma dal 2012 questi progetti non diventano cantieri”, mentre nello stesso anno “le imprese del settore avanzano quasi 1 miliardo di euro per lavori eseguiti e o non pagati o saldati con ritardi superiori alla media del resto d’Italia”. Di questi 4 miliardi di opere cantierabili (dato aggiornato a dicembre 2016), almeno 1,2 miliardi arrivano proprio dal Patto per il Sud. Il secondo passaggio riguarda appunto i fondi europei 2014-2020 e le risorse del Patto per il Sud. Questi due blocchi valgono assieme “10 miliardi – si continua a leggere –, ma l’'iter per l'utilizzo è sostanzialmente fermo o in notevolissimo ritardo”.

Il danno della non spesa è molteplice: ambientale, economico, occupazionale, e coinvolge direttamente il sistema di trasporto, mettendo a rischio i futuri investimenti Anas e Ferrovie dello Stato. Si congelano, inoltre, infrastrutture determinanti anche per restare al passo con l'Ue: emblematico il caso della depurazione con due commissariamenti (regionale e statale) e spesa bassissima, dopo che nel 2012 era stato stanziato un miliardo dal Cipe. La Sicilia resta tuttora coinvolta in ben 3 procedure di infrazione, 2 allo stato di sentenza, con 230 agglomerati urbani interessati.

Una lentezza esasperante che si produce i suoi effetti nefasti anche nel mondo del lavoro: ogni miliardo non investito in infrastrutture si perdono circa 17 mila posti di lavoro. Considerando il patrimonio potenziale dell'Isola, è come se ci fossero in attesa circa 170 mila unità.
 

 
Tempi di attuazione opere: Sicilia tra le più lente d’Italia
 
PALERMO – Le prime stime ufficiali sono arrivate alla fine di aprile, quando, alla presenza del ministro per la Coesione territoriale, il governatore Crocetta aveva ammesso di aver impegnato circa 367 milioni di euro, con l’obiettivo di raddoppiare il dato entro qualche mese. Di fatto, rispetto alla dotazione iniziale da circa 5,7 miliardi, da spendere in cinque anni, si tratta di un avanzamento contenuto, cioè pari a circa un terzo del valore da spendere in un anno, considerando una distribuzione equa delle risorse per i cinque anni.
Alla fine di maggio, i fondi impegnati, ancora parola di Crocetta, erano pari a circa 400 milioni, ma i primi passi cominciano a vedersi in questi giorni. Lo ha detto qualche giorno fa Carmelo Greco, componente della segreteria regionale del Partito democratico, che ha spiegato come ci siano pronti a partire 1.100 progetti già cantierabili in 343 comuni dell'Isola. Tra i progetti finanziati ci sono la greenway che collegherà Palermo e Monreale, la costruzione di due poli scolastici, l'ampliamento della rete tram. Greco si sofferma anche sui rischi ben noti: “bisogna lavorare sulla governance, sulla trasparenza e sulla capacità amministrativa di creare le adeguate sinergie tra pubblico e privato”. Per l'esponente democratico, diversi comuni isolani, incluso quello di Palermo, si stanno muovendo per tempo.
Attenzione, infatti, ai soliti pericoli. La Sicilia è più lenta degli altri: la stima dei tempi di realizzazione, basata su un’opera da 100 milioni per il settore dei trasporti, piazza la Sicilia al secondo posto con 11 anni e 2 mesi (Uver, Unità di Verifica degli Investimenti Pubblici). Riesce a fare peggio soltanto la Basilicata con 12 anni e 10 mesi (dato medio nazionale a 7 anni e 4 mesi, Mezzogiorno a 10 anni e 4 mesi).
 

 
L’agonia delle costruzioni non trova una soluzione
 
PALERMO – Gli investimenti languono anche quando i soldi sembrerebbero esserci, e intanto la situazione del settore edilizio continua a scivolare sempre più in basso, senza grandi speranze di ripresa. Di recente la Consulta delle Costruzioni ha parlato di oltre 100 mila edili (pari al 40% del totale) che negli ultimi otto anni hanno perso il lavoro e si è chiesta “quale peccato” vada attribuito “a quelle centinaia di pubblici amministratori che, pur avendo ricevuto le risorse destinate allo sviluppo non hanno pagato le forniture di lavori eseguiti facendo chiudere migliaia di imprese di costruzioni, o che non hanno appaltato i lavori e hanno distolto i fondi per foraggiare clientelismi e spese improduttive”.
Nei giorni scorsi l’Ance Sicilia ha diramato una nota per specificare l’ulteriore -17% di opere pubbliche poste in gara in Sicilia nel primo quadrimestre del 2017 (39 contro 47 del primo quadrimestre dello scorso anno).
In calo gli importi proposti al mercato che hanno visto un passaggio da 47 a 39 milioni (-12%), anche a “causa della riforma del Codice degli appalti che ha ulteriormente depresso il mercato – si legge nella nota –, mentre il suo Correttivo, che ha reintrodotto il sistema dei ribassi d’asta crescenti, prevedibili e turbabili, farà ancora peggio”. Dal 2007 al 2016 il crollo aveva registrato un clamoroso -90%. La provincia più coinvolta è stata quella di Enna, per quattro mesi senza gare d'appalto.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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