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La riforma della class action subisce una frenata al Senato
di Michele Giuliano

Il nuovo disegno di legge faciliterebbe l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini danneggiati. Le associazioni chiedono l’approvazione del Ddl senza pressioni dalle lobby

Tags: Class Action



PALERMO - L’azione di classe in Italia, e dunque anche in Sicilia, è un vero fallimento e questo è testimoniato dallo scarso numero di class action che ha superato la fase di ammissibilità. In questi giorni le associazioni dei consumatori hanno preso parte all’audizione davanti alla commissione II e X del Senato sul testo che riformerebbe l’azione di classe e hanno dichiarato apertamente le loro richieste.

Codici, Federconsumatori e Movimento Consumatori, alla luce del fallimento dell’attuale normativa contenuta nel codice del consumo all’articolo 140 bis, chiedono innanzitutto spiegazioni sull’incomprensibile frenata che il testo di riforma, uscito dalla Camera all’unanimità, ha trovato in Senato.

Le associazioni dei consumatori ribadiscono che il nuovo disegno di legge faciliterebbe di molto l’accesso alla giustizia ai danneggiati riducendo il carico giudiziario relativo ai piccoli illeciti, ampliando dunque la possibilità per i cittadini di veder tutelate le loro ragioni, riequilibrando i rapporti di forza tra le parti e garantendo una concorrenza e un libero mercato nel rispetto delle norme. Per questi motivi le associazioni chiedono al Senato di far passare al più presto questo testo di legge senza subire le ingiustificate pressioni delle lobby. Sarebbe dunque la prima vera conquista per i consumatori e le imprese virtuose a fronte degli innumerevoli soprusi e scandali che leggiamo tutti i giorni. Il fallimento in Sicilia è testimoniato anche dallo scarso numero di istanze presentate. se non fosse per le grandi organizzazioni dei consumatori non si avvierebbero nemmeno quelle poche pratiche: negli ultimi tempi si è visto qualcosa contro le pale eoliche, o ancora contro le multe dei vigili urbani, oppure l'acqua inquinata in alcune zone del territorio siciliano, un’altra è stata minacciata se dovessero spuntare i caselli a pagamenti in molte autostrade siciliane. Per quest'ultimo caso l’Unione consumatori aveva tuonato: “Non si può ricorre continuamente alla privatizzazione quale soluzione per rimpinguare le casse pubbliche, noi abbiamo deciso di non restare in silenzio e assumere una chiara posizione a tutela di tutti i cittadini/utenti". Una class action che a dire il vero non è mai decollata anche per ragioni tecnico-burocratiche. Basti pensare, ad esempio, della stessa legge che regola l’istituto. Dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati avvenuta a giugno del 2015 la legge sulla class action è rimasta bloccata per più di un anno in attesa del via libera anche da parte del Senato. La legge prevede la tutela e il riconoscimento dei diritti collettivi dei cittadini contro il potere, a volte illegittimo, delle lobby assicurative, bancarie, petrolifere, finanziare e delle multiservizi. L’associazione consumatori Codici ha più volte rimarcato l’opportunità di provvedere al più presto allo sblocco della legge, anche alla luce di casi come Dieselgate e Volkswagen o degli scandali bancari e finanziari. “Senza contare - aggiungono l’associazione - la moltitudine di truffe e raggiri, come le attivazioni non richieste fatte da operatori dell’energia o della telefonia, o le sempre più usuali truffe on-line”.

Il governo nel frattempo ha portato avanti la legge sulla concorrenza con novità per il mercato e per i diritti dei consumatori e dei mercati. “L’abolizione del mercato di tutela per l’energia e il gas - citano da Codici a titolo di esempio - porterà all’obbligo, per 32 milioni di utenze, di scegliere necessariamente un fornitore altrimenti si vedranno rincarare la fornitura di circa il 40%”.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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