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Biogas, la Sicilia un possibile hub energetico per i trasporti italiani
di Rosario Battiato

L’Unione europea chiede che il 10% dei consumi nel settore Trasporti venga da fonti rinnovabili. L’Isola potrebbe produrne fino a 500 mln di m3 secondo l’Università di Catania

Tags: Trasporti, Fonte Rinnovabile, Biogas, Unoine Europea



PALERMO – Il trasporto è uno dei temi prioritari dell’Europa che verrà. E i governanti lo sanno bene, visto che l’Ue ha fissato uno specifico obiettivo: entro il 2020 la “quota di energia da fonti rinnovabili in tutte le forme di trasporto” dovrà essere almeno pari “al 10% del consumo finale di energia nel settore Trasporti nello Stato membro” (Direttiva 2009/28/CE). Gli ultimi Gse, diffusi giovedì, certificano il lieve ritardo dell’Italia rispetto alla tabella di marcia fissata nel Pan (Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili), ma i tempi per recuperare ci sono tutti. Una grande mano potrebbe arrivare proprio dalla Sicilia, che sui biocarburanti si presenta con un potenziale esagerato e ancora poco sfruttato.

Cominciamo dalla base.
Il quadro completo e ufficiale dei consumi finali di energia in Italia nel settore dei Trasporti, basato sui bilanci Eurostat aggiornati al 2015, certifica un consumo energetico complessivo pari a 39,5 Mtep (-550 ktep, -1,4%), che vale circa un terzo (34%) del totale dei consumi energetici nazionali. Andando più in dettaglio, tra il 2005 e il 2015 si registra un trend di diminuzione dei consumi di prodotti petroliferi (diesel/gasolio del -7%, benzine -42%), mentre crescono altre fonti fossili come il Gpl (+61%) e il gas naturale (quasi triplicato). “Ancora più evidente risulta la crescita dei biocarburanti – si legge nel rapporto –, trainati da meccanismi pubblici di sostegno che obbligano i soggetti che immettono in consumo benzina e gasolio a rispettare una percentuale minima di miscelazione con biocarburanti”. Rispetto al 2005, la variazione è del +560% Nel 2015, l’incidenza dei biocarburanti (biodiesel e benzine bio) è stata pari al 3,9%.

Procedendo con il riparto statistico, il contributo principale ai consumi finali del Paese è “fornito dai prodotti petroliferi, che concentrano quasi il 92% del dato complessivo”, mentre tutti gli altri prodotti energetici forniscono un contributo ancora relativamente marginale: le fonti rinnovabili hanno un peso pari al 3,7% (circa 3% i biocarburanti, 0,8% elettricità da fer), poco meno il gas naturale (2,8%) e l’energia elettrica prodotta da fonti fossili (1,6%).

Numeri che, in prospettiva, non garantiscono il rispetto della direttiva Ue.
Premettendo che i valori relativi al target trasporti (10% dei consumi energetici nel settore da fonte rinnovabili) sono stati parzialmente modificati (Direttiva 2015/1513, la cosiddetta Iluc, Indirect land use change) con una nuova classificazione dei biocarburanti, si osserva “come nel 2015 il dato relativo ai consumi di Fer nel settore Trasporti (circa 2,1 Mtep) risulti inferiore al dato di 2,4 Mtep previsto dal Pan (che non tiene conto dei criteri di calcolo introdotti dalla Direttiva Iluc), ma in netta ripresa rispetto ai due anni precedenti”. In particolare la fetta coperta da Fer risulta pari al 6,4%, in crescita di 1,4 punti percentuali rispetto al 2014, eppure in ritardo di 0,2% rispetto alla tabella di marcia. Adesso ci sono ancora 3,6 punti da coprire nel quinquennio 2016-2020.

In questo quadro può essere determinante anche l’apporto siciliano.
Dai rifiuti urbani, dagli scarti agricoli, forestali e ittici, e dalla deiezioni si può estrarre un vero e proprio patrimonio energetico. Negli obiettivi del governo nazionale - se ne è discusso a Catania verso la fine di giugno - la Sicilia dovrebbe diventare un hub energetico per il trasporto marittimo sostenibile proprio attraverso la creazione di poli di stoccaggio per la produzione di gas naturale liquefatto. Ma le potenzialità della filiera del biogas nell’Isola - il biometano si ottiene con un processo di upgrading del biogas, ottenuto a sua volta dalla digestione anaerobica di biomasse agro-industriali - sono enormi: fino a 500 milioni di m3 all’anno, utilizzando 28 mila ettari di terreno, secondo uno studio dell’Università degli Studi di Catania.

Articolo pubblicato il 29 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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