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Sempre più startup prendono forma online
di Antonio Leo

La Sicilia è nella top 5 delle regioni con più aziende iscritte in base alle nuove modalità

Tags: Start Up, Sicilia, Impresa, On Line, Internet



PALERMO - Non solo è possibile costituire una startup in pochi click, dallo scorso 22 giugno si può modificare l’atto costitutivo o lo statuto. Insomma, si fa tutto online: basta avere un piccolo strumento che, se non allunga la vita, come recitava un vecchio slogan, di sicuro accorcia i tempi e fa risparmiare denaro. In due parole: firma digitale. A un anno dal suo debutto, avvenuto a luglio 2016, continua a crescere la costituzione delle imprese innovative con questa modalità. E così sempre più aziende caratterizzate dall’innovatività (secondo i criteri stabiliti dalla legge) possono mettersi in forma (giuridica), come società a responsabilità limitata, senza sostenere alcun costo, escluse chiaramente le imposte di registrazione fiscale dell’atto e di bollo.

Un risparmio, dicevamo, di soldi e passaggi burocratici: per completare l’iscrizione nella sezione speciale del Registro imprese non è necessaria la presenza di un notaio in quanto l’identità dei sottoscrittori è assicurata dalla firma digitale, condicio sine qua non della nuova modalità telematica.
In base all’ultimo rapporto trimestrale del Mise, realizzato in collaborazione con Unioncamere e Infocamere, al 30 giugno scorso sono 673 le imprese nate con la nuova procedura sulla piattaforma startup.registroimprese.it: 500 soltanto dall’inizio dell’anno. Una crescita concentrata nel secondo trimestre 2017: tra aprile e giugno il 45% delle società di nuova costituzione (269 unità) hanno scelto la procedura con firma digitale (tra gennaio e marzo erano il 39%).

C’è anche la Sicilia nella top 5 delle regioni con più iscrizioni. Nell’Isola si contano 46 imprese (quasi il 7% di quelle costituite online), a un tiro di schioppo dall’Emilia-Romagna (48). Un risultato incoraggiante, ma ancora parecchio distante dalle perfomance della Lombardia, al primo posto con 151 startup registrate sulla rete, di cui la gran parte localizzate in provincia di Milano. È qui, infatti, che il tessuto socio-imprenditoriale fornisce l’humus ideale per la crescita di imprese vocate soprattutto alla vendita di servizi.
Completano il quadro delle prime cinque Veneto e Lazio, al secondo e terzo posto. A sorpresa, la nuova modalità non ha ancora attecchito in alcune regioni che vantano una importante tradizione per le imprese innovative, come il Piemonte dove appena 17 aziende (su oltre 400 iscritte) hanno optato per la costituzione digitale.

Almeno nelle fasi iniziali, le startup sono imprese-bonsai. Il capitale sociale, in otto casi su dieci, è inferiore a 10.000 euro, asticella che normalmente è prevista per le società a responsabilità limitata. Nel dettaglio, quasi la metà dei soggetti creati online ha un capitale compreso tra 5 mila e 10 mila euro, mentre il 35% oscilla tra 1 euro e 5 mila euro. Solo 19 società, nemmeno il 3%, hanno una dotazione finanziaria più vasta, superiore ai 50 mila euro.

Ma in quali settori operano le realtà innovative? Circa l’80% nel settore dei servizi alle altre imprese, soprattutto nella “produzione di software e consulenza informatica”. Quasi un quinto, invece, è attivo nel manifatturiero, ma sempre in un ambito confinante con l’informatica, ovvero quello della “fabbricazione di computer e prodotti di elettronica ed ottica”. È invece ancora residuale il numero di aziende legate al commercio, all’agricoltura e al turismo. Segno che la piattaforma ha ancora ampi margini di sviluppo.

Va aggiunto che il servizio offerto da Uniocamere non si limita soltanto alla fase di costituzione e modifica, ma offre gratuitamente alle neonate società un supporto passo passo nelle fasi iniziali. Attraverso l’ufficio Aqi (Assistenza qualificata alle imprese), la Camera di Commercio - si legge nel rapporto - “accompagna l’imprenditore in tutte le tappe del  processo: dalla verifica della correttezza del modello alla sua registrazione all’Agenzia delle Entrate, fino alla  trasmissione della pratica di Comunicazione Unica al Registro delle Imprese e ogni altra attività necessaria, secondo quanto stabilito dall’art. 25 del Codice dell’amministrazione digitale (Cad)”.

Articolo pubblicato il 02 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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