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Più di 15 milioni di ictus registrati ogni anno. Tra le cause più rilevanti ipertensione e Fa
di Redazione

Per tenere sotto controllo la Fibrillazione atriale, si affacciano sullo scenario internazionale importanti novità terapeutiche

Tags: Benessere, Salute, Ictus, Ipertensione



In collaborazione con Italpress
 
ROMA - L’ictus è “l’epidemia del 21esimo secolo”, capace di colpire oltre 15 milioni di persone l’anno nel mondo, provocando 6,7 milioni di decessi che rappresentano il 12% del totale. A ricordarlo, in occasione della Giornata mondiale del cervello, celebrata il 22 luglio dalla World federation of neurology (Wfn), Ong affiliata dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è stato il presidente Wfn Raad Shakir.

Tra le persone che, ogni anno, sopravvivono a un ictus, 5 milioni presentano gravi forme di invalidità, come paralisi, perdita della parola o della vista. I principali fattori di rischio sono ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, ma anche malattie cardiache tra cui la fibrillazione atriale (Fa), anomalia del ritmo cardiaco che può creare la formazione di coaguli all’interno del cuore e responsabile di circa il 15% di tutti gli ictus trombo-embolici. 

In Italia la fibrillazione atriale colpisce circa 1 milione di persone e si associa a un rischio globale di incorrere in un ictus cerebrale cinque volte maggiore rispetto alla popolazione che non soffre di questa patologia. Rischio che aumenta in modo esponenziale con il progredire dell’età. Dei 200 mila casi di ictus mediamente stimati ogni anno in Italia, 30-36 mila sarebbero imputabili alla fibrillazione atriale. Recenti dati dello studio europeo Euro heart survey hanno permesso di stimare l’impatto economico della fibrillazione atriale in cinque Paesi europei, tra cui l’Italia, da cui risulta che il costo medio annuo per ogni paziente, nel nostro Paese, sia pari a oltre 3.000 euro, dove le ospedalizzazioni e le procedure interventistiche, influiscono per il 70%.
In Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K). La novità terapeutica, come hanno spiegato gli esperti della casa farmaceutica Bayer in una nota stampa è costituita dai Nuovi anticoagulanti orali (Nao), ossia molecole di sintesi che inibiscono selettivamente un singolo fattore della coagulazione, entrati nella pratica clinica già da alcuni anni, in grado di andare incontro alle esigenze di medici e pazienti.

I Nao non richiedono controlli ematici costanti, hanno poche le probabilità di interazione con alimenti e altri farmaci, sono somministrati a dosaggio fisso e presentano un ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale. “Caratteristiche – hanno aggiunto da Bayer - che hanno permesso a questi farmaci di assumere un ruolo strategico nella prevenzione di eventi tromboembolici, dimostrando, inoltre, un buon rapporto costo-efficacia. I risultati di diversi studi dimostrano, infatti, che l’introduzione dei Nao comporterebbe una riduzione dei costi totali del Sistema sanitario sia nazionale che regionale. Nel nostro Paese, si è detto, siamo di fronte a un sottotrattamento dei pazienti con fibrillazione atriale: circa il 50% di essi, soprattutto anziani, con indicazione all’anticoagulazione non riceve alcuna cura specifica. Il trattamento di questi pazienti con un Nao consentirebbe una più efficace prevenzione degli ictus, quantificabile in circa 11.000 casi evitabili all’anno, che corrisponderebbero a un risparmio per il Sistema sanitario nazionale di circa 230 milioni di euro ogni 12 mesi”.

Per valutare il reale impatto dell’introduzione di questa nuova categoria di farmaci nella pratica clinica è stata realizzata, nel 2013, dal Centro di ricerca in valutazione delle tecnologie sanitarie, Istituto di Sanità pubblica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, una valutazione Health technology assessment nei confronti di uno dei Nuovi anticoagulanti orali, il Rivaroxaban. “All’interno del Report – hanno evidenziato da Bayer - sono presenti analisi farmacoeconomiche condotte allo scopo di valutare quanto e come l’ingresso della molecola all’interno del contesto nazionale e regionale influisca sul numero di eventi, complicanze e costi. I risultati delle analisi dimostrano, nell’arco temporale di tre anni, come l’introduzione di Rivaroxaban, con quote di mercato incrementali (dall’8% nel primo anno, fino al 30% nel terzo anno) consenta di ridurre gli eventi di ictus, embolia sistemica e infarto del miocardio con un risparmio complessivo di risorse sanitarie, nonostante un incremento della spesa farmaceutica”.

Nello specifico, in questo scenario, per quanto riguarda la riduzione degli ictus è stato stimato nel primo anno una diminuzione di 642 eventi, nel secondo di 636 e nel terzo di 2.504. Per quanto riguarda il risparmio complessivo a carico del Ssn, dovuto all’introduzione di questa molecola, è possibile parlare di 7 milioni di euro nel primo anno, 19 milioni di euro nel secondo anno e 32 milioni di euro nel terzo anno.
 

Articolo pubblicato il 02 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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