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Ora le Università siciliane puntano sulla Ricerca per essere attrattive
di Liliana Rosano

Gli investimenti per migliorare le performances degli Atenei di Catania, Messina e Palermo. Me ha fatto registrare il maggior incremento rispetto alla precedente rilevazione (17%)

Tags: Università, Sicilia, Ricerca



CATANIA - Quattro milioni di euro a sostegno della ricerca d’Ateneo. È quanto il Consiglio di amministrazione dell’Università di Catania, nella seduta del 15 marzo scorso, ha stanziato per migliorare la performance dell’Ateneo a livello nazionale e internazionale, attraverso due precise linee di intervento contenute nel Piano per la ricerca 2016/2018. I fondi provengono per 2,5 milioni da stanziamento 2016 e per 1,5 milioni da residui di precedenti assegnazioni.

«Il nostro obiettivo - spiega il rettore Francesco Basile - è quello di sostenere le attività dei docenti dell’Ateneo stimolando, in particolare, la progettazione internazionale e il “protagonismo” progettuale dei più giovani, attraverso una differenziazione delle linee di finanziamento e l’attribuzione ai dipartimenti della responsabilità di indirizzo nell’utilizzo delle risorse. Intendiamo, inoltre, favorire la ricerca interdisciplinare e il miglioramento della dotazione strumentale dei dipartimenti».

La prima linea di intervento si riassume nel bando “Chance” (dotato di 750 mila euro complessivi), che finanzia iniziative di supporto per quei docenti dell’Università di Catania che abbiano partecipato in qualità di coordinatori e/o di partner all’elaborazione di proposte progettuali nell’ambito delle azioni finanziabili su bandi competitivi.

La seconda linea di intervento del PdR 2016-18 punta a esaltare il ruolo dei dipartimenti dell’Ateneo come sede specifica della elaborazione di strategie di ricerca scientifica connesse alla costruzione di una propria identità scientifica e culturale. I dipartimenti sono così chiamati a promuovere la realizzazione di progetti di ricerca a carattere innovativo, e potranno anche procedere all’acquisto, all’aggiornamento e alla sostituzione delle attrezzature scientifiche e/o delle dotazioni librarie, potenziando e valorizzando i loro laboratori di ricerca e le loro biblioteche. Questi interventi saranno sostenuti da una dotazione complessiva di 3,25 milioni di euro, ripartiti tenendo conto del numero di docenti operativi in relazione alla VQR 2011-2014.

Uno degli aspetti più rilevanti del Piano della Ricerca riguarda, infine, l’incentivazione alla valutazione esterna. I dipartimenti avranno a disposizione 6 mila euro ciascuno per finanziare le spese relative alla costituzione e operatività di Advisory Board composti da 3-5 soggetti di elevata qualificazione scientifica internazionale, il cui compito sarà quello di predisporre report sul dipartimento, di fornire indicazioni su possibili indirizzi per il miglioramento della performancescientifica e svolgere attività di monitoraggio.
A Messina, l’università nel 2016 ha investito in ricerca circa 4.166.000 euro provenienti per il 20% dal Miur, per l’11% dallo stesso Ateneo e il restante da amministrazioni pubbliche italiane e da imprese italiane ed estere.
La disaggregazione dei dati ANVUR sulla Valutazione della Qualità della Ricerca nel periodo 2011/14 conferma l’ottima performance di Unime.

Tra i grandi atenei, l’Università di Messina è quella che ha fatto registrare il migliore risultato nazionale rispetto alla precedente rilevazione, con un +17%.
Nel dettaglio, per l’indicatore del reclutamento (che misura l’impatto delle politiche di Ateneo sulla ricerca) Messina è 28° su 65 Università. Per l’indicatore complessivo che tiene presente anche il dato qualitativo e quantitativo relativo alle pubblicazioni presentate, Unime si trova davanti ad Atenei come Catania, Palermo, Roma La Sapienza, Siena e Bari. Proprio quest’ultimo dato, nel 2013, aveva invece relegato Messina all’ultimo posto.
A Palermo sono stati oltre 100 i milioni investiti con la vecchia programmazione 2007/2013 mentre si attendono i nuovi bandi per la nuova del 2014/2020.
Premiato il dipartimento di giurisprudenza come dipartimento di eccellenza dell’università di Palermo con una somma di 8 milioni di euro.

Un dato positivo - commenta il rettore dell’ateneo palermitano - Fabrizio Micari - che ci consente di investire di più sulla ricerca. Proprio di recente abbiamo deciso di investire l’utile 2015 del bilancio 2016 alla ricerca del nostro ateneo”.
Palermo, che registra un aumento degli iscritti triennali del 14 per cento e complessivo del 9 per cento, sta migliorando le sue performance sul piano dell’attrattività. Lo conferma la sesta posizione sulla classifica nazionale Censis dove - conclude il Rettore “siamo stati premiati per la nostra comunicazione, servizi, offerrta didattica”.

Articolo pubblicato il 03 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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