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In Sicilia il dissesto è Comune
di Serena Giovanna Grasso

Oltre il 16% degli Enti locali dell’Isola (63 su 390) presenta una situazione finanziaria drammatica. La gestione economica dei Municipi isolani è tra le peggiori a livello nazionale

Tags: Enti Locali, Economia



PALERMO – Sessantatre. A tanto ammonta il numero di Enti locali in crisi (ovvero uno ogni sei) della Sicilia. Desta non pochi allarmi il vero e proprio bollettino di guerra pubblicato dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, relativo ai Comuni deficitari, predissestati e dissestati nell’arco temporale compreso tra il 2011 e oggi. Un quadro dai contorni a dir poco preoccupanti, con la sostanziale crescita sensibile del numero di Enti locali in difficoltà, tale da mettere a rischio la certezza di assicurare l’assolvimento delle funzioni e garantire i servizi indispensabili ai cittadini.

Entrando nello specifico del report, sono 24 i Comuni siciliani deficitari, ovvero quegli Enti locali che “presentano gravi e incontrovertibili condizioni di squilibrio rilevabili da un’apposita tabella da allegare al rendiconto della gestione, contenente parametri obiettivi dei quali almeno la metà presentano valori deficitari” (secondo quanto disposto dall’articolo 242 del Testo unico degli enti locali). Quasi la metà si trova in provincia di Messina, esattamente undici. La componente siciliana rappresenta il 35,8% dei 67 Comuni italiani versanti in questo stato e ben il 6% degli Enti locali della stessa Isola. Tra i 24 Comuni siciliani deficitari spiccano Milazzo (Messina) e Camporeale (Palermo) che al 27 ottobre 2016, data dell’ultima rilevazione dell’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel), non avevano ancora presentato il certificato di Conto consuntivo esercizio 2013 e per questa ragione sono stati automaticamente considerati deficitari. Ben il 79% degli Enti deficitari si colloca nel Mezzogiorno (il 42% al Sud ed il 37% nelle Isole), appena il 12% al Nord e il 9% al Centro.

Continuando ad analizzare la mappa dei disastri finanziari, sono 28 i Comuni siciliani in predissesto (ovvero il 7,18% delle amministrazioni siciliane). Questa in particolare è la situazione che contraddistingue tutti quei Municipi che, grazie all’articolo 243 bis del Tuel, evitano la dichiarazione di dissesto finanziario presentando un Piano di riequilibrio pluriennale, eventualmente assistito da un’anticipazione finanziaria da parte dello Stato (attraverso il Fondo di rotazione), che prevede un incremento delle entrate attraverso l’aumento automatico fino ai livelli massimi delle aliquote dei tributi locali e una riduzione delle spese con obiettivi minimi di risparmio concentrati sul versante delle spese correnti. La suddetta normativa è stata introdotta con l’obiettivo di evitare la diffusione di dichiarazioni di default a livello locale, che avrebbe determinato riflessi negativi sul rating e sulla sostenibilità del debito pubblico nazionale in una fase di grave crisi della finanza pubblica.

Relativamente al settennio considerato dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, il numero più alto di Enti locali in predissesto si registra proprio nel corso dell’ultimo anno: sono infatti 8 gli Enti locali siciliani versanti in questo stato (esattamente lo stesso numero rilevato nel 2014). Messina e Catania sono le province con il maggior numero di realtà in stato di predissesto (rispettivamente 8 e 7), a seguire troviamo Palermo a quota 6. Nel corso degli ultimi sette anni, i Comuni di Leonforte (Enna), Itala (Messina),Taormina (Messina), Pozzallo (Ragusa), Scicli (Ragusa) e Modica (Ragusa) sono passati da una situazione deficitaria a una di predissesto. Un Ente in predissesto su cinque si trova in Sicilia (sono complessivamente 151 le amministrazioni locali ricorse alla suddetta formula). Anche in questo caso, la concentrazione più alta si trova nel Mezzogiorno con il 78% (59% al Sud e 19% in Sicilia), il 12% del Comun in dissesto si trova al Nord e appena l’11% al Centro.

Chiudiamo la nostra carrellata con i 22 Comuni siciliani affetti dall’ultimo stadio della crisi: il dissesto. Ai sensi dell’articolo 244 comma 1 del Tuel, un Ente è in stato di dissesto finanziario quando “non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili” oppure “esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte”. La norma disciplina due presupposti alternativi dello stato di dissesto: la prima condizione è l’incapacità funzionale e la seconda è l’insolvenza. Quando queste due condizioni si verificano, possono far emergere l’incapacità dell’Amministrazione a far fronte alla situazione deficitaria con gli ordinari strumenti di gestione e determinare l’insorgenza del dissesto.

Milazzo (Messina) e Favara (Agrigento), dichiarati Comuni deficitari, nel 2015 avevano dichiarato lo stato di predisse sto, ma ciò non è servito a sottrarsi all’ineluttabile destino del dissesto giunto lo scorso anno. Tortorici (Messina) non ha approfittato delle possibilità offerte dall’articolo 243 bis del Tuel ed è passato da Ente deficitario a ente dissestato (2017), saltando lo step intermedio del predissesto. I Comuni dissestati si concentrano in undici regioni e sono maggiormente diffusi al Sud (il 73% del totale) e in Sicilia (21%), incorporando complessivamente il 94% dei 107 enti dissestati. Appena l’1% degli Enti dissestati si trova al Nord (Piemonte) e il 5% al Centro.

Alla luce della situazione emergenziale emersa, con particolar riguardo al Mezzogiorno e alla Sicilia nello specifico, la Fondazione nazionale dei commercialisti ha elaborato due proposte che consentirebbero di individuare in anticipo lo stato di sofferenza finanziaria dell’Ente. Innanzitutto, occorrerebbe rafforzare i controlli nei Comuni di piccole dimensioni: infatti, quasi la metà degli Enti locali in crisi (48%), considerando ogni livello critico, è concentrato nelle classi demografiche con popolazione inferiore ai 10 mila abitanti. Infine, l’individuazione di parametri di deficitarietà più stringenti, in grado di far emergere tempestivamente situazioni di squilibrio e rispondere alla funzione di allarme preventivo sulla situazione contabile dell’Ente.

Articolo pubblicato il 04 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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