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Quotidiano di Sicilia

Rotterdam, Amburgo Gioia Tauro e Taranto
di Carlo Alberto Tregua

Collegare le rotte navali con i treni

Tags: Navi, Treni, Infrastrutture



L’immenso sviluppo dell’e-commerce - attività immateriale di cui il leader mondiale è forse Alibaba (colosso cinese con un giro d’affari da 500 miliardi di dollari l’anno) - ha avuto come conseguenza l’altrettanto immenso sviluppo della logistica. Cioè quell’insieme di reti che utilizzano aerei, navi, treni e gommato per trasportare la merce dai luoghi di produzione ai luoghi di distribuzione.
L’insieme di queste attività si definisce logistica. L’espansione è continua ed in forte incremento, conseguente anche all’aumento delle vendite digitali. La parte preponderante dei trasporti, da un continente all’altro, si sviluppa mediante navi. Il flusso dall’Asia all’Europa passa attraverso il Mar Rosso, il Canale di Suez e lo sbocco nel Mediterraneo.
A questo punto le rotte per l’Europa possono approdare nei porti di Gioia Tauro (Tirreno) ed in quello di Taranto (Adriatico), mentre la Sicilia con i propri porti è tagliata fuori perché manca il Ponte sullo Stretto. Ma questo è un vecchio discorso.

Perché le rotte possano scegliere Gioa Tauro e Taranto è necessario che il proseguimento delle merci per l’Europa viaggi su ferro ad alta velocità (circa 200 km/h), ovvero a velocità normale ma puntuale a 100 km/h. è necessario, inoltre, che siano rapidamente attivati i trafori del Brennero e quelli della Torino-Lione, mentre è già attivo il traforo del Gottardo (Svizzera, 57 km), che consente di fare arrivare le merci in Germania, da Milano, rapidamente.
Se il sistema di trasporti mare-ferro non è coordinato, quello su gomma non è bastevole a sostituire quest’ultimo, anche se si tratta di un’alternativa competitiva, perché le autostrade ormai sono ben collegate con l’Europa.
Il sistema integrato dei trasporti (mare-terra-gomma) può svilupparsi ulteriormente se le basi di raccolta e smistamento sono funzionali e consentono movimenti rapidi, ma anche mantenimento per periodi medio-lunghi: pensiamo alla linea del freddo.
Le tecnologie del sistema sono sempre in evoluzione e occorrono nuovi investimenti per mantenerlo competitivo a tutti i livelli, in modo da non farsi superare dalla concorrenza estera.
 
Ma se le rotte commerciali che sbucano dal Canale di Suez non trovano sufficiente appeal nei porti meridionali del nostro Paese è chiaro che fuggono attraverso lo Stretto di Gibilterra e, costeggiando Spagna e Francia, attraverso la Manica, approdano nei porti di Rotterdam e Amburgo.
La via marittima è più lunga ma spesso più competitiva perché evita i trasbordi delle merci, che arrivano direttamente nel cuore dell’Europa, ove vi è già una fitta rete ferroviaria, ordinaria ed ad alta velocità, che può spostare le merci nell’Europa del Nord ed in quella orientale.
In materia di trasporti vi è da sottolineare la costruenda linea ferroviaria tra Pechino e Mosca, destinata soprattutto al trasporto delle merci (oltre 7 mila km di linea). Ovviamente, da Mosca, tale ferrovia si collegherà con la rete europea.
In questo quadro generale risulta evidente come il nostro Paese potrebbe utilizzare al meglio lo sviluppo del Commercio mondiale, se si attrazzasse adeguatamente ed in tempi ragionevolemente brevi.

Ogni giorno da Civitavecchia parte una nave per gli Stati Uniti carica di Jeep e Cinquecento prodotte a Melfi, in Basilicata. Fra Melfi e Civitavecchia, le auto sono trasportate via ferro o via gomma. Probabilmente, se Gioia Tauro offrisse migliori condizioni, sarebbe più logico che acquisisse le commesse di trasporto, sia perché la distanza è minore e sia perché il Porto è più a Sud di quello di Civitavecchia.
Come sempre gioca un ruolo essenziale la capacità di chi gestisce le strutture marittime, offrendo servizi migliori a prezzi più bassi.
La questione che trattiamo oggi rientra nella capacità del nostro Paese di diventare competitivo a livello internazionale. Perché ciò accada vi è necessità che la classe dirigente politica e burocratica faccia un salto di qualità. Non si può competere con le pietre dell’inefficienza attaccate sulle proprie gambe.
Alle prossime elezioni dovremo ben valutare il futuro del nostro Paese, affidandolo a responsabili istituzionali capaci e probi.
 

Articolo pubblicato il 04 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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