Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Performance sanità regionale: Sicilia promossa con riserva
di Serena Giovanna Grasso

L’indicatore, elaborato dal Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea), colloca l’Isola all’undicesimo posto, nell’area intermedia.

Tags: Sanità, Sicilia, Crea, Performance



PALERMO - Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna: sono queste le cinque punte di eccellenza della sanità italiana. A rilevarlo è stata la quinta edizione del dossier “Una misura di performance dei servizi sanitari regionali”, redatto da Crea (Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità). L’indicatore complessivo della misura della performance assume valori compresi tra 0 e 1: si considerano realtà d’eccellenza, quelle regioni che totalizzano un punteggio superiore allo 0,5; area intermedia è quella contraddistinta da un punteggio compreso tra 0,41 e 0,49; infine, la zona critica è quella che ottiene punteggi inferiori a 0,41. Calabria, Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise sono le cinque regioni ricadenti nell’area critica. Mentre le restanti dieci regioni si collocano nell’area intermedia, compresa la nostra regione che si colloca nella seconda metà della classifica (undicesima posizione).
 
Il progetto ha come obiettivo quello di contribuire alla valutazione delle prestazioni dei servizi sanitari regionali. L’indicatore complessivo sopra descritto è il risultato della sintesi delle valutazioni dei diversi attori coinvolti nel sistema: utenti, professioni sanitarie, istituzioni e industria medicale.

Per la categoria utenti, la Toscana continua a mantenere la prima posizione, seguita da Emilia Romagna e Lombardia con una performance rispettivamente pari a 0,40 e 0,39: gli utenti si sono dimostrati molto “esigenti” in termini di valore attribuito agli indicatori, ritenendo che le determinazioni sotto la media contribuiscono poco o nulla alla performance;  Abruzzo, Piemonte e Friuli Venezia Giulia occupano invece le ultime tre posizioni con un indice di performance inferiore a 0,20. La Sicilia conferma la collocazione generale (decimo posto), anche se il punteggio ottenuto è appena inferiore a 0,30.

La professione sanitaria attribuisce i valori maggiormente elevati alla performance: il punteggio varia fra lo 0,58 della Sardegna e lo 0,42 del Friuli Venezia Giulia. Sardegna, Liguria, Sicilia, Lombardia e Toscana, con un livello di performance compreso tra 0,58 e 0,56 occupano le prime cinque posizioni. Rispetto alla classifica generale, Sardegna e Sicilia recuperano rispettivamente cinque e sette posizioni, assumendo il primo ed il terzo posto su scala nazionale.

Per la categoria delle Istituzioni, la misura di performance varia dallo 0,59 della Lombardia allo 0,32 del Ssr del Friuli Venezia Giulia. La Toscana segue la Lombardia con un livello di performance pressoché simile (0,58).  Nelle ultime posizioni troviamo Abruzzo, Umbria, Calabria, Molise, Campania e Friuli Venezia Giulia che presentano un livello di performance compreso tra 0,35 e 0,32. La Sicilia si colloca al nono posto con 0,47.

Infine, per la categoria industria medicale, la misura di performance varia dallo 0,68 del Veneto, allo 0,45 del Ssr molisano. Sette Ssr hanno un valore di performance superiore a 0,60: Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia; quattro Sicilia (diciottesima a livello nazionale), Puglia, Provincia autonoma di Bolzano e Molise hanno una performance inferiore allo 0,50.

Si legge all’interno del rapporto: “I risultati raggiunti indicano chiaramente come i diversi attori  abbiano effettivamente preferenze diverse e quindi giudizi non perfettamente sovrapponibili sulle performance dei Ssr, in larga parte influenzati dal contesto in cui questi operano (Ssr in piano di rientro o in sostanziale equilibrio). La nota spaccatura Nord-Sud del Ssn italiano trova una sua nuova dimensione nei criteri di misurazione della performance: in particolare si osserva una netta differenziazione sul giudizio dato agli indicatori di spesa: infatti, per gli attori provenienti dalle regioni in piano di rientro, una minore spesa è ‘sinonimo’ di migliori prestazioni, mentre per quelli provenienti dalle regioni in sostanziale equilibrio, la maggiore spesa non pregiudica a priori la performance”.

Articolo pubblicato il 04 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus